Possibile che non ci accorgiamo che c’è un disegno preciso in tutte le c**zate centellinate giorno dopo giorno da questo potere della c**zata? Perché ci affanniamo dietro alle parole d’ordine che emanano dai suoi uffici stampa? Smettiamola di cadere nelle trappole, smettiamo di rispondere, domandare, commentare i bunga bunga, gli abbassoifroci, le mitragliette, le bandane, i gheddafi, i lettòni, le puttane col nickname “escort”, le ville condominiali nei caraibi, le tette rifatte delle loro figliole, ma non ci accorgiamo che ci facciamo trascinare in questo pantano comunicativo che butta fuori palta dagli schermi, dai giornali, dalla rete? Non vi rendete conto che quello che si vuole è proprio ciò che stiamo facendo?

Vi contentate di sentirviasinistra, coi vostri Blob, le vostre satirette da vaudeville, i vostri rassicuranti quotidianidisinistra, i vostri: “C’inc**ziamo dopo la pubblicità”, i vostri organizzatissimi concerti del primo maggio, le vostre magliette col “Che” comprate alla Standa, il vostro mito degli assassini buoni, i vostri disubbidienti con la faccia da secchioni. C’è un megafono che spara le provocazioni dei nuovi califfi a raffica e noi come cagnolini ammaestrati ci indignamo come se questi califfi avessero dignità, pretendiamo rispetto come se fossero capaci di rispettare, predichiamo uguaglianza come se fossero uguali a noi; ma il megafono va in automatico e noi lottiamo contro le voci. In realtà i califfi sono nelle stanze del potere, quelle vere, in cui nemmeno le mignotte possono entrare, è là che si consuma la grande in**lata di questo paese prono da decenni. Prono perché lo vuole. Metà del paese dorme, l’altra metà pensa di essere sveglia, ma è solo in preda al sonnambulismo.