Sakineh Mohammadi Ashtiani, detenuta nel braccio della morte dal 2006 e condannata alla lapidazione per adulterio, potrebbe essere uccisa domani. La notizia è arrivata ieri pomeriggio a Karimi Davood, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia, ed è stata immediatamente rilanciata dal suo blog e dalle agenzie di stampa. Una svolta drammatica che ha mobilitato la comunità internazionale e che in queste ore vede svolgersi numerose manifestazioni, inclusa quella prevista a Roma davanti alla sede dell’Ufficio del Parlamento europeo.

Intanto il figlio di Sakineh, Sajjad Qaderzadeh, e il suo avvocato, Javid Hutan, arrestati l’11 ottobre scorso, rimangono in carcere.

“Nel documento che ci è pervenuto l’esecuzione non è fissata con chiarezza per la giornata di domani”, puntualizza Karimi Davood dell’agenzia Iran democratico, che ha appreso della sua esistenza da una fonte riservata presso l’ufficio giudiziario di Tabriz, la cittadina nord occidentale dove la donna è detenuta. “Tuttavia si legge che l’autorità religiosa, e dunque lo stesso Khamenei, non rilasceranno il figlio e l’avvocato di Sakineh fino all’applicazione della sentenza. Per questa ragione e visto che Teheran non può trattenere a lungo e senza giustificazione il difensore, ho la certezza che l’esecuzione sia imminente”.

Il mondo della politica intanto si è mobilitato a sostegno di Sakineh e della sospensione della sua esecuzione in difesa dei diritti umani e contro la pena di morte. Piero Fassino ha chiesto al “governo italiano e all’Unione Europea di attivarsi in ogni sede e in ogni direzione per salvare la vita della giovane donna”, Franco Frattini e Mara Carfagna hanno diramato un comunicato congiunto per ribadire “l’impegno dell’Italia, non solo del governo, ma anche del Parlamento e dell’opinione pubblica, per evitare la pena di morte – ovunque e contro chiunque essa venga decretata – in quanto punizione lesiva della dignità umana in un comunicato”.

In attesa delle reazioni delle autorità alle pressioni internazionali, si mobilitano le associazioni dei rifugiati politici iraniani, le donne democratiche iraniane, i giovani iraniani in Italia e molti esponenti politici. “E’ rimasto poco tempo”, aggiunge Karimi. “Le fonti riservate da Tabriz sono certe che il governo intenda agire con un’azione immediata. Da ieri, poi, non abbiamo ricevuto alcuna smentita. Per questo chiediamo che la comunità internazionale agisca con la massima tempestività”. Ma Teheran sarà sensibile alle pressioni dell’Unione? “Se Sakineh fino a oggi è stata risparmiata”, prosegue con fermezza Karimi, “è perché l’Europa ha esercitato una pressione forte sul regime che dipende dai suoi stati membri per la sua sopravvivenza economica e commerciale. Sul piano della reputazione internazionale l’Iran è molto fragile”. Karimi, attivista politico e commerciante residente in Italia da 31 anni, si è sempre battuto a difesa delle donne iraniane. “Sakineh, condannata per adulterio e dunque alla lapidazione come prevede la legge khomeinista, non è passata inosservata a differenza di tante altre giovani e madri impiccate per altri reati, dall’uxoricidio al furto. Nella sua vicenda sono emerse molte incongruenze. E’ accusata di avere ucciso il marito, ma so per certo che era vittima di ripetute violenze. Lei, come tutte le altre donne in balìa del regime, è sorella e amica”. In tutta Europa le ong a difesa dei diritti civili e contro la pena di morte si stanno mobilitando per Sakineh, nella speranza che la clessidra si fermi per tempo dinanzi alle pressioni internazionali.