Da dove arrivano?

E’ l’India il Paese di partenza degli “zingari”. A dircelo è la loro lingua: il romanes, di derivazione indoeuropea e che conserva nel suo vocabolario numerose parole sanscrite. Nel tragitto che ha poi portato gli “zingari” dall’India all’Europa, la lingua si è arricchita di vocaboli nuovi.

Così attraverso l’attuale romanes si è potuto ricostruire un percorso: India, Persia, Armenia, Grecia. Ed è proprio dopo il loro passaggio in una zona del Peloponneso, all’epoca detto Piccolo Egitto, che vengono chiamati Egiziani che successivamente si trasforma in egipziani, gitani, gipsy. Altra possibile origine del loro nome è da attribuire alla presunta appartenenza ad una setta di eretici greci, gli atsingani e da lì cigan, czigani, zigeuner, tsigane e zingari.

Gli “zingari”, invece, si autodefiniscono rom o sinti. Quindi il termine zingaro, coniato dai “non zingari”, va assolutamente sostituito con quello più rispettoso di rom e di sinti.

– Rom deriva dal termine sanscrito dom e vuol dire “uomo”.

– Sinti designa invece una popolazione, i Sindhi, che viveva in una regione dell’India oggi divenuta Pakistan.

Sia i rom sia i sinti parlano il romanes anche se con sfumature differenti.

La famiglia

E’ il nucleo centrale della società romanì. Non si riferisce solo a mamma, papà e figli, ma a tutti i loro consanguinei. Gli introiti economici sono sempre divisi in parti uguali tra tutti i membri della famiglia. Così anche i successi o gli insuccessi individuali sono successi o insuccessi dell’intera famiglia.

La Kriss

E’ una specie di consiglio degli anziani chiamato a dirimere le controversie interne al gruppo ed è composta da anziani la cui condotta morale deve essere irreprensibile. Non possono essere membri della Kriss le persone che hanno ucciso o hanno avuto rapporti incestuosi o tradito la fiducia del gruppo di appartenenza.

La Kriss però non è un tribunale, ma un modo di ricordare a tutti i rom e i sinti le regole dell’organizzazione sociale romanì a cui devono fare riferimento nel vivere quotidiano. Le pene comminate, infatti, sono economiche o morali e vanno principalmente a intaccare la stima che si ha della persona sottoposta a giudizio. Tipico caso di intervento della Kriss è quello relativo alla fuga d’amore. Quando due ragazzi vogliono sposarsi, ma le famiglie si oppongono, i due giovani, scappano insieme. Al ritorno a casa, dopo circa una settimana, il ragazzo viene portato davanti alla Kriss per capire se si è trattato di una fuitina o di un rapimento. Nel primo caso si celebrerà il matrimonio, con buona pace delle famiglie di appartenenza che non potranno opporsi alla scelta della nuova coppia, mentre nel secondo caso al ragazzo sarà impedito di vedere ancora la ragazza e in più dovrà versare una somma di denaro alla famiglia di lei come risarcimento.

Uomo, donna

La separazione è netta. La donna si occupa di tutto ciò che è interno alle mura domestiche, mentre gli uomini di tutto ciò che è esterno. Questa separazione distinta porta la romnì (donna rom) a vivere una doppia discriminazione: da parte dei non rom in quanto zingara e da parte degli uomini rom in quanto donna. Il discorso però è più complesso di quanto può sembrare, perchè il potere delle donne all’interno della famiglia è enorme. E’ anche importante notare che molte romnì sono laureate, che gli europarlamentari rom sono donne e i principali portavoce del mondo rom e sinti in Italia sono due donne.

Dei furti e del rapporto con i figli durante il mangel

Per quanto riguarda i furti è vero, alcuni rom rubano per sopravvivere. Inutile negarlo e quindi inutile parlarne in queste poche righe.

Non è facile per un rom trovare lavoro. Chi assumerebbe nel proprio negozio uno zingaro sapendo di assumere uno zingaro?

Così il mangel (l’andare in giro a chiedere l’elemosina) diventa uno dei pochi modi di sopravvivere quando si è in difficoltà e soprattutto se si è donna visto che si tratta di un “lavoro” prettamente femminile. Una romnì, per cultura, non lascerà mai il proprio figlio piccolo ad altri. “Noi crediamo” mi disse un editore rom incontrato a Sofia “che il bambino, nei primi anni di vita, debba stare il più possibile vicino alla madre come, mi pare, consigli anche la vostra moderna puericultura. Certo la donna trae profitto dalla presenza del bambino piccolo, ma quello non è il motivo principale per cui lo porta con sé. Quindi se la mamma del piccolo, per sopravvivere, deve chiedere l’elemosina, non è giusto pensare che sia anche una cattiva madre”.