“Vittima di millantatori”. Così si definisce Vincenzo Carbone, accusato in concorso in corruzione, interrogato oggi per tre ore dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta P3. L’ex primo presidente della Corte di Cassazione è accusato di aver spostato senza giustificato motivo la causa Mondadori dalla sezione tributaria alle sezioni unite della Suprema Corte in cambio di un incarico di prestigio dopo la pensione. Carbone ha respinto l’ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli che lo hanno interrogato, giudicandola “personalmente offensiva”.

“Ha risposto in modo puntuale e corretto a tutte le domande – ha detto l’avvocato Paola Balducci che lo difende assieme ad Antonio Fiorella -. Abbiamo spiegato il meccanismo decisionale della Suprema Corte e a breve presenteremo una memoria tecnica anche sulle Sezioni unite”. Con riferimento al Lodo Mondadori, la Balducci ha detto che “Carbone non decideva nulla in merito al calendario di udienza, lo aveva informato il presidente Prestipino (deceduto, ndr) come fosse una cosa normale, nulla di importante. Ci è stata fatta sentire una intercettazione del 28 ottobre 2009 quando la decisione sulla fissazione dell’udienza risale a otto giorni prima”.

Una parte delle domande riguardava anche il ricorso su Nicola Cosentino, il sottosegretario che i pm di Napoli avrebbero voluto arrestare per legami con la camorra: “C’è soltanto una chiamata fatta dalla segretaria del presidente Carbone che il giorno prima della discussione comunica la data dell’udienza a Lombardi”. Si tratta di Pasquale, accusato dalla procura di aver “sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica, da sfruttare per i fini segreti del sodalizio”.

Dunque, secondo la difesa, l’ex primo presidente della Cassazione sarebbe stato vittima di millantatori che “tiravano in ballo il suo nome per farsi belli e far vedere ad altri che si davano da fare. Ma si tratta di personaggi inattendibili”. L’avvocato Balducci ha voluto poi precisare che “Carbone non ha mai avuto a che fare con Arcangelo Martino né ha mai partecipato a incontri o pranzi in ristorante con soggetti finiti nell’inchiesta sulla P3″.