Tornerà alla Corte Costituzionale la legge 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale. La prima sezione del Tribunale civile di Firenze ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla norma con la quale si vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa, con ovuli o seme donati da persone esterne alla coppia. La decisione cade a due giorni dall’assegnazione del Nobel per la medicina Robert Edwards, ideatore della fecondazione in vitro. Per la prima volta, un giudice ordinario ritiene quindi costituzionalmente illegittimo il divieto di procreazione assistita di tipo eterologo, sospende il processo, e rimette gli atti alla Corte.

“C’è un attacco di alcuni tribunali – ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella -. Non su punti marginali ma puntando alla struttura della legge per smontarla. Si dica che si vuole tornare al Far West”. Per il sottosegretario le motivazioni sono oscure e poco significative. “Sarà la Consulta a rispondere”, ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio a proposito dei dubbi sulla legge 40.

La notizia è stata resa nota dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini, che assistono i coniugi che hanno presentato la richiesta. L’uomo soffre di mancanza di spermatozoi causata da terapia farmacologica eseguita quando aveva 13 anni”. La coppia, dopo essere stata in cura in Svizzera e in altri centri stranieri, senza alcun risultato, si è rivolta all’Associazione Luca Coscioni. Il loro obiettivo è quello di poter effettuare le cure in Italia.

È il secondo rinvio alla Consulta sulla legge 40, sempre del Tribunale di Firenze, che già due anni fa si rivolse ai giudici costituzionali i quali accolsero il rilievo eliminando l’obbligo di produzione di soli tre embrioni in ogni ciclo di fecondazione, l’obbligo del loro contemporaneo impianto, e annullando anche il divieto di congelamento degli embrioni in sovrannumero.

“Il Giudice ha riconosciuto le istanze mosse dalla coppia, dopo aver rilevato profili di manifesta irragionevolezza del divieto assoluto di Pma eterologa per l’evidente sproporzione mezzi-fini; e di illegittima intromissione del legislatore in aspetti intimi e personali della vita privata – spiega in una nota Baldini- Questa sentenza è infatti assolutamente coerente con le precedenti pronunce in materia, e ritiene che l’articolo relativo al divieto di fecondazione eterologa sia contrario alla Costituzione e rimanda gli atti alla Corte, affinché provveda alla relativa declaratoria. Questo pronunciamento, inoltre, ha a che fare anche con il Trattato di Lisbona – aggiunge Baldini – nel quale si afferma che le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo sono direttamente applicabili nel nostro ordinamento”.

La coppia aveva chiesto aiuto dopo aver appreso del caso dell’Austria, che era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio relativamente al divieto di eterologa. “Abbiamo deciso di raccogliere questa sfida nonostante fosse la più difficile tra tutte quelle necessarie a fa riscrivere nella Legge 40, perché ci sembrava che i tempi ormai fossero maturi e che si stesse creando una sensibilità finalmente europea a questo problema, come dimostra anche il Nobel dato a Stoccolma ad Edwards, che riconosce come questa medicina raccolga in realtà istanze e aspirazioni profondamente umane”, spiega Gallo.

“È ormai evidente che nei confronti della legge 40 c’è un attacco di alcuni tribunali. Non su punti marginali ma puntando alla struttura della legge per smontarla. Si dica che si vuole tornare al Far West”: ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, secondo cui le motivazioni sono oscure e poco significative. “Sarà la Consulta a rispondere”, ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio a proposito dei dubbi sulla legge 40.