Alla fine, dunque, ho fatto bene ad aspettare. A prendere tempo, a non sbilanciarmi, a non accontentarmi delle parole e a chiedere i fatti prima di offrire la mia fiducia, l’unico bene prezioso di cui sono in possesso e di cui rimango avara. Futuro e Libertà è finito prima di iniziare. Un’estate di fuoco che si è conclusa con l’inizio di un autunno tiepido e mesto. Una scena triste e deplorevole, un figliol prodigo con gli abiti laceri che torna da un padre padrone che anzichè il vitello grasso gli ha fatto trovare la fotografia di una cucina Scavolini. E’ fisiologico ora sorridere, anche di gusto, alle parole di Gianfranco Fini: “fiducia inevitabile” al Governo. E perchè? Chi glielo impone? Berlusconi, Feltri o Belpietro?

Ha un concetto curioso, quasi cinico, della libertà e della democrazia Fini, ma soprattutto ha un concetto bizzarro della coerenza: pensa tutto il male possibile di Berlusconi, lo attacca sulla legalità, sull’impunità, sui killeraggi mediatici, lo definisce addirittura “stalinista”, salvo poi con il suo voto dichiarare agli italiani “mi fido di Berlusconi”. E dimentica gli attacchi alla sua persona e alla sua famiglia, e soprattutto i bei discorsi di Mirabello: quella domenica sembrava più Che Guevara che Giorgio Almirante.

Non per mancanza di stima, ma per la diffidenza con cui guardo ai nuovi profeti, mi sono mantenuta molto fredda e imparziale su questa “svolta” dei finiani, per il semplice fatto che se si sono accorti dopo 15 anni che Berlusconi è quanto di peggio possa esistere, umanamente e politicamente, c’è un serio problema: o non capiscono nulla di politica o hanno sempre fatto finta di non capire in virtù del quieto vivere. Delle due non so quale sia più grave, di certo è una o l’altra. “L’impegno preso con gli elettori”, si dirà, ma quell’impegno non aveva in cima la coerenza? Non esistono scuse o motivazioni, o quantomeno non voglio più ascoltarle. Sono sempre stata abituata, mio malgrado o per fortuna, a non avere mezze misure, a riconoscere solo il bianco o il nero. E se stai con Berlusconi, per qualsiasi ragione, non hai scuse: sei nero. Basta balle agli italiani che ti hanno onorato con la propria fiducia. Il voto coerente era “no”. Tutto il resto è tatticismo, compromesso, adattamento. Che puzza parecchio.

Prudente lo sono anche circa il “no” di Fabio Granata. Non nascondo un pizzico di sollievo per quel diniego che preserva la sua coerenza. Spero soltanto che non sia stata una mossa politica pianificata con Fini per salvare almeno la faccia: “come vedete da noi c’è libertà di scelta”. Risulta difficile pensare infatti che un finiano di ferro come lui possa disobbedire ad una indicazione precisa. A me pare che, contro gli interessi degli italiani, Fini stia prendendo tempo prima di affrontare gli elettori; da adesso a marzo avrà tempo di fondare il partito, radicarsi sul territorio e poi andare alle urne. Un “gioco di palazzo” che non fa presagire un futuro roseo, anche perchè nel frattempo rimarremo “governati” da Berlusconi. Di questo ti ringraziamo caro Fini e ce ne ricorderemo a tempo debito.

E infine, per favore, non dicano “intanto votiamo, poi vediamo”. Questo discorso non può esistere. O si è con Berlusconi o si è contro, o si è contro la mafia o si è colleghi dei senatori mafiosi. Dopo l’ubriacatura dionisiaca, dopo aver perso la testa per una nuova destra che si è rivelata di cartapesta, la cosiddetta “cartadestra”, torniamo con i piedi per terra. Lavoriamo solo ed esclusivamente nel centro-sinistra per cacciare questo premier off-shore, i suoi conflitti di interesse e le sue fortune senza origine (che potrebbe ben presto essere scoperta dalla magistratura, e non sarebbe di certo una bella scoperta per “gli alleati” di Fli) e senza fine. Fini, Bocchino e gli altri ad oggi fanno parte della maggioranza. Senza distinguo. Che ci rimangano: noi gli indecisi, i “contro” a tempo determinato, i “co-co-contro” li lasciamo alla vecchia politica morente. La coerenza e l’onestà intellettuale dovrebbero essere alla base dell’agire politico, ma a Futuro e Libertà oggi mancano l’una e l’altra. Purtroppo.