Quando si parla di velocità, la verità sembra non venire mai a galla. Sarà anche perché di velocità, intesa come fattore di rischio legato alla guida, si parla un po’ pochino – si parla più di alcol e di droga, se vogliamo. Ma quando si parla di velocità, mi sembra si tenda un po’ ad arginare il problema, a sottovalutare la cosa perché, comunque, la si crede sotto controllo. Facilmente controllabile. Quasi a dire: posso correre perché tanto so frenare.

Così per questo post ho chiesto aiuto ancora una volta a Giordano Biserni, presidente dell’Asaps. Una breve intervista sulla velocità, blindata dalla fisica.

Quanto è pericoloso non rispettare i limiti di velocità e questo quanto pesa come causa negli scontri stradali?

Ultimamente è emersa prepotente l’idea che la velocità non sia la causa primaria degli incidenti stradali. Si tratta di una voluta distorsione informativa. Se la velocità non è da sola la prima causa degli incidenti stradali è sicuramente la causa o concausa primaria delle conseguenze dei sinistri. Tanto che recenti studi dell’UE hanno evidenziato che una diminuzione della velocità media di soli 3 km (su tutte le strade) avrebbe fatto risparmiare diverse migliaia di vite*.

Può precisare che cosa intende quando parla di “voluta distorsione informativa”?

La distorsione informativa è quella di una comunicazione che sa celebrare sempre le gesta dei piloti, senza mai evidenziare i rischi della strada. E’ quella che permette di vedere riviste specializzate che annunciano l’arrivo sul mercato di moto che raggiungono i 311 orari, esattamente scritti in evidenza sulla copertina! Come se fosse una velocità praticabile su strada. E’ quella che vede risaltare sui blog la logica dei 150 in autostrada. Senza spiegare affatto le conseguenze. E’ quella che riconduce ormai tutto alla sola distrazione alla guida, che è una componente importante, ma non può essere considerata da sola la causa principale. Insomma è quella distorsione che continua a evidenziare la forte attrazione della velocità costruendovi intorno anche dei totem da adorare (i campioni), senza nessun filtro formativo/informativo che sappia costituire un giusto contrappeso. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

I rischi legati alla velocità sono sufficientemente noti in Italia?

No, non sono sufficientemente noti. Ad esempio se una persona si getta dal 3° piano lo fa sicuramente per ammazzarsi e se si fracassa solo le ossa senza uccidersi rimane sorpresa. In quanti sanno che quella caduta corrisponde a uno scontro a 50 km/h con la propria auto contro un albero, e con le cinture allacciate? In quanti sanno che su 10 pedoni investiti alla velocità di 30 km/h 9 rimangono in vita, mentre a 50 km/h ne rimangono in vita 3? Viaggiare a 130 o a 150 km/h fa una differenza del 15%. Però lo spazio di arresto, fra tempo di reazione di un secondo e spazio di frenata, aumenta del 28%. A 130 (con strada asciutta) ci serviranno 129 metri, mentre a 150 ce ne serviranno 166. Mettiamo anche sul piatto un po’ di fisica, come dice il mio amico Franco Taggi dell’I.S.S., l’energia da assorbire in caso d’impatto a 130 è di 16.900 punti (130×130), mentre a 150 è di 22.500 punti (150×150). La differenza come si vede è +33%! Quella da qualche parte deve finire (a volte nel di dietro di un camion). Come si vede la velocità cambia notevolmente i fattori di rischio.

L’Asaps dall’estate scorsa (2009) in poi si è fortemente battuta perché i limiti di velocità in autostrada non venissero elevati (da 130 a 150, nei tratti controllati dal Tutor). Che cosa prevede oggi la normativa?

I motivi del nostro no li ho spiegati in parte sopra. Ma potrei argomentarli meglio con questo file La normativa relativa all’ipotesi dei 150 in sostanza è rimasta quella introdotta nel CdS nel 2006. Anzi, alle condizioni relative, al traffico, alla incidentalità e alle condizioni atmosferiche, si è aggiunto un elemento in più. Lo si vede indicato in rosso**. Per quanto riguarda invece il sistema sanzionatorio, voglio ricordare che per la fascia cha va da 10 a 40 km/h oltre il limite, la sanzione è rimasta la stessa, 155 euro, mentre i punti prelevati sono passati da 5 a 3. Per la fascia che va da 41 a 60 km/h oltre il limite, la sanzione è passata da 370 a 500 euro, ma i punti prelevati calano da 10 a 6. Per chi supera di oltre 60 km/h il limite, la sanzione passa da 500 a 779 euro e si prelevano sempre 10 punti. Come dire che chi viaggia fino a 95 km/h (con la tolleranza del 5% sul misurato) in pieno centro abitato se la cava con 155 euro e 3 punticini, lo stesso per chi viaggia fino a una media di 178 in autostrada. Sanzioni che non terrorizzano nessuno.

* Chi ha voglia di approfondire può cliccare qui

** Art.142 comma 1° CdS:

Sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologate per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreché lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti ed i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio. In caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura, la velocità massima non può superare i 110 km/h per le autostrade ed i 90 km/h per le strade extraurbane principali.

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