“Questa inchiesta sull’ipotesi del mancato rispetto delle norme europee anti-riciclaggio è uno schiaffo in faccia alla politica di rinnovamento e all’operazione trasparenza tanto invocata da Papa Ratzinger”. La dichiarazione è di Gianluigi Nuzzi, autore di “Vaticano s.p.a”, che racconta 50 anni di scandalli all’ombra del cupolone. Il libro svela gli intrecci su conti occulti, tangenti, storie di soldi che sono passati attraverso i forzieri del Vaticano e attraverso il forziere più grande, quello dello Ior. “L’inchiesta di questi giorni che parte da una segnalazione del Credito artigiano – racconta Nuzzi – fa il paio con un’altra, aperta sempre dalla Procura di Roma, a mio avviso più grande, quella legata ai rapporti dello Ior con Unicredit”. Nuzzi fa riferimento all’inchiesta avviata un anno fa sempre dalla Procura di Roma per i rapporti bancari intrattenuti dallo Ior, la banca vaticana, con Unicredit e poi allargata ad altre nove banche italiane. “Un’indagine complessa su un sistema di operazioni compiute dallo Ior con Unicredit, dove non si evidenzia mai il nome della persona fisica o giuridica che effettivamente la dispone, gli inquirenti sospettano che in tal modo la banca del Vaticano si presti a concretizzare operazioni di riciclaggio”. Poi Nuzzi lancia un interrogativo: “Mi chiedo perché due inchieste giudiziarie così importanti in poco più di un anno che coinvolgono lo Ior? E una risposta me la sono anche data: perché oggi sono cambiati i ‘vigili urbani‘”. Per ‘vigili urbani’ lo scrittore e giornalista di Libero intende i controllori all’interno della Banca d’Italia: “Prima c’era il cattolicissimo Antonio Fazio, quello al quale il banchiere Fiorani voleva dare un bacio in fronte. Oggi c’è Mario Draghi. Uno che sta facendo le pulci a tutti gli istituti di credito. Si veda, ad esempio, la circolare della Banca d’Italia che impone di trattare lo Ior come banca estera”.

Lo Ior ha 100 dipendenti e 5 miliardi di euro di patrimonio; i conti correnti sono riservati a un ristretto numero di privati, oltre che ai dipendenti. “Oggi lo Ior con il nuovo presidente Ettore Gotti Tedeschi è tornato a investire nel mercato azionario. Quello per il quale è stato chiamato il nuovo presidente dopo il prepensionamento del banchiere Angelo Caloia, al vertice dell’Istituto per le Opere Religione fino al 2009″. E ora queste due inchieste con una ipotesi di riciclaggio. “Questa due inchieste sono uno schiaffo terribile alla glasnost, alla politica di rinnovamento tanto invocata e voluta da Benedetto XVI – continua Nuzzi – colui che di voleva restiuire alla sua banca, alla banca del papa un’immagine virtuosa”. Che figura è quella di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior? “E’ stato presidente in Italia del Banco di Santander, la prima banca privata d’Europa. Editorialista dell’Osservatore Romano“. Cattolicissimo anche lui, va a messa tutte le mattine.

Certamente svelare le complesse operazioni finanziarie che ci sono e ci sono state in questi ultimi anni dietro la banca del Papa, porta sempre a delle ripercussioni sui vertici dell’istituto bacario. “L’uscita del mio libro forse è stata la causa del prepensionamento di Angelo Caloia”. Caloia è stato presidente dello Ior per 20 anni, chiamato dal cardinale Agostino Casaroli per mettere la parola fine allo ‘scandalo’ dell’ex Banco Ambrosiano che coinvolse Marcinkus e Roberto Calvi. Considerato un galantuomo della finanza bianca, con lui molte cose dentro lo Ior cambiarano e altre no. Il programma di trasparenza finanziaria con Caloia è proceduto a ritmi serrati, ma non ha impedito che l’ombra della banca vaticana venisse evocata in alcuni degli scandali finanziari degli ultimi vent’anni. “Caloia l’ho visto a maggio del 2009, ho consegnato a lui una copia del mio libro e sfogliate alcune pagine che lo citavano mi disse: ora devo andare a casa ora perché devo lavorare per cominciare a difendermi”. Che fine abbia fatto il riservatissimo professore, e banchiere, è sempre Nuzzi a svelarlo: “Lavora alla fabbrica del Duomo, una società che si occupa della manutenzione del Duomo di Milano”.