Il quarto governo del presidente Raffaele Lombardo sarà presentato domani pomeriggio all’Assemblea regionale siciliana con un intervento in aula del governatore. Sarà un esecutivo più che trasversale, con assessori di tutti i partiti, persino del Partito Democratico. Unici esclusi: gli uomini del Pdl. La rottura con Gianfranco Micciché si è ormai definitivamente consumata. Il sottosegretario augura all’ex alleato di “durare almeno un anno”. Secondo Micciché, infatti, Lombardo “ha scelto di fare un governo folle con tecnici mentre la Sicilia sta morendo di fame”. Un “vero e proprio ribaltone”, ha aggiunto.  E due assessori dell’area Micciché (Michele Cimino e Titti Bufardeci) hanno rassegnato le loro dimissioni dalla giunta questo pomeriggio. 

Manca qualche nome, ma il nuovo esecutivo, che sarà varato domani, è quasi pronto. “Non mi pare proprio che abbia raggiunto i necessari equilibri’’, afferma scettica Rita Borsellino sul varo della quarta giunta in due anni del governatore dell’isola Raffaele Lombardo (Mpa) indagato per mafia a Catania e oggi alleato con il simbolo dell’Antimafia siciliana Beppe Lumia (Pd), oggi piu’ vicino ai vertici di Confindustria che all’associazionismo antimafia che da sempre lo ha sostenuto: l’eterno paradosso siciliano funziona ancora una volta da laboratorio politico per il Paese e dal cantiere dell’isola viene fuori un frullato di sicilianismo che vuole apparire come l’altra faccia del federalismo invocato dalla Lega per rivendicare quote maggiori di potere contrattuale nei confronti di Berlusconi, spedito all’opposizione nell’isola, ma appoggiato a Roma. E’ accaduto alla fine degli anni ’50 con il governo Milazzo, sostenuto dal Pci, accade anche oggi, con il bollo dell’Antimafia: per la Sicilia e’ una mezza rivoluzione, visto che gli accordi politici tengono fuori l’intera Forza Italia insieme con l’Udc, il blocco di potere nato dal 61 a zero che si e’ consolidato negli anni del cuffarismo galoppante, che hanno trasformato definitivamente la politica in business, con Cosa Nostra seduta al tavolo della spartizione del denaro pubblico, dall’eolico ai termovalorizzatori.

Dal movimento di Lombardo alle tentazioni di Lumia sino alla opposizione di Miccichè, la parola d’ordine è autonomia, per catturare il consenso dei siciliani sempre piu’ stanchi di esperimenti politici sulla propria pelle: ‘’la Sicilia è stata laboratorio politico in modo spontaneo – dice la Borsellino – ora lo è diventata per volonta’ altrui. Lombardo è inaffidabile, non abbiamo bisogno di nuovi esperimenti, ma di rottura etiche con un passato di affarismo mafioso. E ancora io non le vedo’’. L’indagine della procura di Catania, ormai avviata alla conclusione, sul governatore si incarica di fornire una risposta ai dubbi sollevati da piu’ parti, a cominciare dai mal di pancia della base del Pd assai scettici sulla portata di una nuova Primavera.

“E’ incredibile che di fronte ad un passo così importante, l’unico problema che sembra interessare autorevoli esponenti del Partito Democratico sia l’indicazione degli assessori nel governo Lombardo”, dice Davide Faraone, deputato regionale del Pd, tra i pochi a preoccuparsi degli effetti di un’operazione poltica di vertice: “Molti nostri elettori – aggiunge – sono confusi, vorrebbero partecipare e dire la loro, hanno la sensazione che le scelte siano calate dall’alto: ma qui non siamo al Truman Show, questa la vita reale e la gente vuole capire. Forse in questi giorni sarebbe il caso di uscire dalle stanze del Palazzo e fare un giro fra la gente”. Che non capisce il trasformismo di Beppe Lumia e l’asse di ferro con Giovanni Pistorio, l’uomo di Lombardo che, in sostanza, ha ‘’strappato la tovaglia dal tavolo’’, come ripetono, con un’immagine efficace i suoi fedelissimi. E se l’inedita alleanza Lombardo-Lumia ha avuto l’indubbio merito di spezzare un sistema di potere politico-mafioso raccolto attorno a Totò Cuffaro, appare interessante cio’ che accade ai margini dell’asse di maggioranza, dove lo stesso Cuffaro, ormai indesiderato nell’Udc di Pierferdinando Casini, prepara probabilmente in grande stile un rientro in una versione ridotta della Democrazia Cristiana: segretario regionale del partito del sottosegretario Giuseppe Pizza è proprio Ninni Pisano, il vigile urbano che accompagno’ l’ex governatore all’incontro di Bagheria con l’imprenditore mafioso della sanità Michele Aiello.

Un ritorno allo scudo crociato osteggiato di dai democristiani guidati dal figlio di uno dei fondatori della Dc, Alberto Alessi, eletto regolarmente in prima convocazione dall’assemblea convocata il mese scorso a Palermo. E che con il cuffarismo non vogliono avere nulla a che fare, sottolineando che il sottosegretario Pizza è il fratello di quel Massimo Pizza, collaboratore di giustizia a cavallo tra politica e servizi segreti, che ai pm della Dda di Palermo svelò molti segreti nell’ambito dell’inchiesta sistemi criminali, la stessa che scopri’ le tentazioni separatiste di Cosa Nostra, prima e dopo le stragi del ì92-93, con la promozione delle leghe meridionali e del sicilianismo più spinmto. La stessa bandiera oggi agitata dall’inedita maggioranza (Lombardo-Lumia) e da un pezzo della neo opposizione (Miccichè).