“Guardi, il contratto di gestione del canile scade fra un anno. Questa volta vogliamo lanciare una regolare gara d’appalto per il nuovo affidamento. Ma prima bisogna realizzare un nuovo progetto, perché secondo l’Asl la struttura non è a norma”. Il nuovo sindaco di Lecco Virginio Brivio (Pd) sembra non avere dubbi. L’aria in riva al lago è cambiata. La nuova amministrazione di centrosinistra vuole scegliere i privati a cui affidare parte dei servizi pubblici sulla base di regolari gare. E a farne, indirettamente, le spese potrebbe essere Michela Vittoria Brambilla, la responsabile del dicastero del Turismo. O meglio uno dei suoi feudi: il locale canile gestito dalla Leida (Lega italiana per la difesa degli animali), l’associazione fondata dall’ex presentatrice di Canale 5 (indimenticabile il suo programma dei primi anni Novanta I misteri della notte), folgorata da Silvio Berlusconi sulla via della politica. Dal 2003, infatti, la Leida, tra mille polemiche, gestisce il canile grazie a una delibera d’urgenza di una vecchia giunta di centro-destra che aveva affidato la struttura all’associazione della ministra. Con un contratto di nove anni costato ai lecchesi 542mila euro.

La rossa tanto amata dal Cavaliere avrà però ancora un po’ di tempo per godersi i 200 ospiti del canile. Che, a causa delle condizioni disastrate degli immobili, non se la passano certo bene come i 27 gatti, 15 cani, cinque cavalli, due asini, sette caprette, cinque galline e duecento piccioni con cui Michela Vittoria Brambilla vive nella sua villa di Calolziocorte, vicino a Lecco. Prima di bandire la nuova gara, il Comune dovrà mettere mano al portafoglio per ristrutturare e riprogettare tutti gli impianti. A ordinarlo è stata l’Asl, che ha inviato in municipio una sorta di lettera di diffida. Dopo che i tecnici hanno segnalato cani costretti a convivere in spazi angusti, mancanza di una fognatura adeguata che causa fetore nell’aria, locali fatiscenti e senza agibilità. E anche se la responsabilità della struttura è dell’amministrazione comunale, la decisione è un bello smacco per una donna che degli animali sembra aver fatto una ragione di vita. Fin da quando era piccola. “A insegnarmi a camminare è stata Gari, la mamma dei nostri schnauzer”, ha raccontato Michela Brambilla. E poi: “Da bambina pensavo che il Signore mi avesse messo al mondo per salvare tutti gli animali della Terra”, oppure “procurai alla mia papera prediletta un marito, Arimlap, ma siccome non volevo tagliargli le ali un giorno volò via, bussai alle porte delle case accanto e la moglie di un vicino mi mise in mano Arimlap già spennato, pronto per essere cucinato”. E ancora: “A 13 anni fermavo le donne in pelliccia e chiedevo loro se non si vergognassero a girare per strada vestite di cadaveri”. La bimba diventa una donna in carriera e un giorno “un gruppo di persone davvero amanti dei nostri amici a quattro zampe mi chiede aiuto per rilevare la gestione del canile di Lecco”. Una gestione tormentata fin dall’inizio.

Il contratto con il comune di Lecco parte l’1 gennaio 2003: alla fine del 2002, infatti, il Consiglio comunale delibera con urgenza che la gestione venga affidata direttamente e senza la dovuta gara d’appalto alla Leida (che allora si chiamava Lida), dopo che il 2 dicembre si è verifica una circostanza curiosa. Michela Brambilla scrive due lettere al Comune. Come presidente della sezione lecchese della Lega nazionale per la difesa del cane (Lndc), che in quel momento gestisce il canile, rinuncia “a malincuore” all’impegno contrattuale. Come presidente della neonata Leida, si dichiara pronta a sottoscrivere un nuovo accordo. Due lettere nello stesso giorno e un particolare: quando ottiene l’incarico, la Leida non è ancora iscritta al registro regionale delle associazioni di volontariato, condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici. Ma il sogno di Michela Brambilla di avere un canile tutto suo si realizza lo stesso.

Eppure nel 2007 la futura ministra rischia di rovinare l’immagine da animalista perfetta che negli anni ha venduto di sé, come in uno spot pubblicitario. La colpa è di alcuni volontari del canile che presentano un esposto in Comune: denunciano la situazione di sovraffollamento degli animali, “svariate morti a causa di sbranamento”, box umidi e bagnati, “visibili e innegabili problemi fognari”, presenza considerevole di topi e cibo di scarsa qualità che alle bestiole causa problemi intestinali. Insomma, secondo i volontari il canile è un lager, anche per colpa della Leida. Sulla stampa locale scoppia il caso. A Lecco non si parla d’altro. L’Asl, almeno pubblicamente, non mette in discussione l’operato dell’associazione: anzi, spedisce ai giornali una lettera pro Brambilla, in cui si parla di “conformità della struttura e soddisfacenti condizioni igienico-sanitarie”. La firma è del direttore dell’area Igiene animali Fabrizio Galbiati, membro di Forza Italia. Anche il sindaco, la leghista Antonella Faggi, si schiera dalla parte della Leida. Si sa, le pressioni dall’alto hanno il loro potere e Michela Brambilla è una che conta a Lecco. E non solo, visto che nel 2007 ha già fondato i Circoli della Libertà, movimento politico legato a Forza Italia.  L’esposto così non ha alcuna conseguenza. Anzi, in verità una conseguenza c’è: Michela Brambilla caccia i volontari. Da un giorno all’altro, un cartello al cancello del canile avverte le persone a cui i cani si sono affezionati e una catena con lucchetto le tiene fuori. Non succede nient’altro, nonostante vengano presentate delle interrogazioni a Consiglio regionale e Parlamento. Dopo che nel 2008 diventa sottosegretario del governo Berlusconi, Michela Brambilla sceglie di non essere più riconducibile in modo diretto alla gestione di un canile così scomodo: cede la presidenza della Leida al compagno Eros Maggioni, anche se, di fatto, è lei che continua a comandare e che ancora oggi è indicata come presidente sul sito internet dell’associazione.

Per un po’ del canile non si parla più. Fino allo scorso maggio, quando l’Asl scrive un’altra lettera. Non alla stampa questa volta, ma al Comune. Quella che nel 2007, appena tre anni fa, era definita una struttura con condizioni igienico sanitarie “soddisfacenti”, ora è un canile che non ha i requisiti imposti dal nuovo regolamento regionale del 2008. Il tempo per adeguare la struttura sta per scadere, ma le condizioni del canile sono talmente compromesse che, secondo il sindaco Brivio, “non vale la pena intervenire sull’esistente, ma è meglio pensare a un nuovo e costoso progetto”. Secondo Galbiati, che firma anche questa lettera dell’Asl, la gestione della Leida non c’entra: “I cani sono tenuti bene”, dice. Le carenze sono strutturali e quindi di competenza del Comune. Che ora ha un duplice problema: trovare nuovi fondi per l’adeguamento richiesto dall’Asl e decidere a chi verrà affidata la gestione del canile quando il contratto con la Leida scadrà, a fine 2011. E la ministra Michela Vittoria Brambilla, di certo, farà di tutto perché nessuno le porti via il suo canile.