(E anche Di Pietro, Vendola, De Magistris e Gesù Bambino)

Cosa voglio? Voglio un mondo giusto, che non conosca guerre e fame. Una società dove trionfino l’amore, il rispetto e la cooperazione.

Come faccio a realizzare questo sogno?

Insultando tutti quelli che non hanno capito quel che ho capito io e hanno idee diverse dalle mie su come realizzare questo progetto.

Ho passato ore a leggere centinaia di commenti al mio e ad altri blog e noto con dispiacere che ci sono molti (per fortuna una netta minoranza) che si gettano con furia selvaggia contro autori che pur essendo d’accordo con la necessità di darci un taglio con la Casta e con il Mostro di Arcore hanno provato a realizzare discorsi complessi e proporre punti di vista personali.

Deficiente, vigliacco, stupido, imbecille, servo del Mastino di Porto Rotondo, venduto al Pd (che per inciso paga pochissimo).

E i più feroci contro un certo personaggio sono a volte gli stessi che pochi mesi prima lo incensavano smodatamente.

Una modalità diffusa tra questi stroncatori è quella di non discutere le idee dell’articolo, ma di demolire l’autore con motivazioni infamanti: non puoi parlare tu che: prima stavi con il Mostro di Palazzo Grazioli (rivolto a Fabio Granata, finiano), sei un deficiente vigliacco stupido (Flavio Tranquillo, reo di aver espresso dubbi sulla contestazione di Como a Dell’Utri), sei un disonesto mentitore (a Andrea Aparo, fisico, docente universitario reo di aver posto alcune domande sul nucleare), sei un falso, bugiardo, servo della Monsanto (a Dario Bressanini, docente di scienze chimiche e ambientali, colpevole di aver proposto chiarimenti sugli Ogm).

Io modestamente sono stato accusato solo di essere un figlio di papà debosciato, al soldo del Pd, al soldo di Grillo, al soldo della Casta, ignorante, analfabeta, idiota, mistificatore perché nella mia biografia non ho fornito il mio titolo di studio e questo presuppone che stia fingendo di essere laureato (non sono laureato, diplomato a fatica).

Ora devo dire che nonostante i miei 55 anni sono ancora un tipo sensibile e mi dispiace quando qualcuno mi manda al diavolo. Preferisco una persona che mi dica: “Sei un grazioso essere umano ma non condivido quel che hai scritto.” E trovo anche che attaccare una persona con lo scopo di distruggerla non solo politicamente e dialetticamente ma anche umanamente sia inutile oltre che faticoso. Le persone quando vengono insultate tendono a irrigidirsi e a chiudere la mente alle critiche.

E quel che mi fa soffrire di più è quando invece di insultarti su quello che hai scritto ti pigliano a parolacce su quel che NON hai scritto. Ad esempio una ventina di persone mi hanno massacrato con circa dieci commenti a testa (200 in totale!) perché ho scritto che Bersani ha fatto un errore di comunicazione iniziando il suo appello insurrezionale per il nuovo Ulivo con un discorso sulla necessità delle regole, che non è un tema di grande presa sulla maggioranza degli italiani.

Queste persone hanno concluso che io sono CONTRO il rispetto delle regole e quindi un sostenitore occulto del Mostro di Milano 2.

Ho risposto 20 volte cercando di spiegare cosa intendevo dire ma non mi volevano credere (sporco bugiardo!).

A un certo punto mi è venuta una crisi depressiva e ho smesso.

Alcuni lettori (pochissimi per fortuna) chiedono per tutti questi schifosi traditori anche l’espulsione dalle pagine del Fatto perché Gomez e Travaglio si sono sbagliati e non si sono accorti di quanto noi fossimo dementi, pericolosi, traditori, nemici, venduti ecc.

Io sono convinto che la decisione del Fatto on line di aprire le proprie pagine a molte persone con idee molto diverse ma un comune sentire su alcune questioni fondamentali di buon senso, sia stato un gesto di grande coraggio e di fondamentale importanza strategica.

Credo che se vogliamo uscire dalla Fase Zombie dell’Italia DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE sviluppare la cultura del rispetto e del confronto aperto sulle idee.

Il Mostro Televisivo lo battiamo se produciamo rapporti umani diversi, arte differente, comunicazione empatia, pensieri soavi, estasi gastronomica, passione per la vita, una filosofia del vero amore (non quello a pagamento), rispetto per la biodiversità, ricerca delle differenze sinergiche…

Insomma un mondo migliore lo creiamo se da subito inventiamo un modo migliore per gestire le nostre relazioni umane.

Sennò magari vinciamo sul Mostro Trapiantato e diamo il potere a una coalizione perfetta ma umanamente arida.

E non mi piacerebbe.

Io voglio un mondo veramente migliore.

Cerco rivoluzionari che utilizzino la tenerezza, la spinta gentile, il pensiero laterale , la seduzione, la narrazione, l’avventura dell’amicizia e della collaborazione, l’eroismo della mansuetudine.

E questo non perché sono buono ma perché, dopo le disavventure giovanili insieme ai duri e puri guerrieri comunisti ho capito a caro prezzo che le risate, l’arte e la pace sono più efficienti delle pistole.

E che un’opposizione inflessibile ed efficace non ha bisogno delle facce truci e del vocabolario aggressivo dei prepotenti.

Siamo in un momento storico delicatissimo, stiamo giocandoci il futuro di un paese allo stremo culturalmente ed economicamente. Abbiamo bisogno come il pane di costituire un’unità di base che ci permetta di imporre una lista unitaria che possa realmente vincere contro il Mostro del Lettone di Putin. Ma evidentemente non possiamo neppure impedire ai super arrabbiati di esprimere la loro ira. Possiamo però avvolgerli in una nuvola di zucchero filato che li induca a sentimenti più dolci e morbidi. Il che sicuramente avrà effetti positivi anche sulla loro salute fisica (sorridere e sentirsi amati fa bene).

Propongo quindi di lanciare una Settimana dell’Oppositore Socievole.

Durante questa settimana ci impegniamo a:

1-Esporre critiche in modo esageratamente cortese.

2- Cercare di interpretare quel che uno scrive notando innanzi tutto quello che ci trova d’accordo e solo secondariamente quello che ci divide. Dedicheremo ampio spazio innanzi tutto a lodare in modo esagerato i punti che condividiamo, a costo di cercarli col lanternino.

3- Criticare ciò che l’interlocutore ha scritto evitando di accusarlo di dire ciò che NON ha detto. Quindi criticheremo solo dopo aver letto attentamente il testo e valutato benignamente il contenuto.

4- Eviteremo di usare insulti, di stroncare una persona per il suo passato, per il suo aspetto fisico, per le sue capacità grammaticali, intellettuali, culturali, per l’abbigliamento, la religione, la potenza sessuale o altri argomenti non inerenti a quanto la persona ha effettivamente scritto su quel particolare argomento.

Spero che tu condivida l’urgenza e la centralità di questa iniziativa.

Spero che se tu non sarai d’accordo con quanto ho proposto mi criticherai comunque trattandomi con amorevole cortesia e comprensione. Io farò lo stesso.

Se invece mi insulterai ti ringrazierò comunque per il tuo belluino contributo a un’Italia migliore ma soffrirò un po’.