L’inserto satirico, sul Corriere della Sera di lunedì 30 agosto, è posizionato a pagina 6. Se Aldo Cazzullo avesse intervistato “Cetto la Qualunque” o “Quelo”, la situazione parrebbe sotto controllo, ma ha intervistato Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro. E quindi c’è poco da ridere. Il nesso tra i “media” e il “regime”: quest’intervista – secondo me – può fornire qualche elemento per orientarci meglio. Scusate la lunghezza del post, ma l’intervista, che riprendo quasi integralmente, riempie l’intera pagina 6 del Corriere della Sera.

“Con la crisi mondiale finisce il Leviatano”, dice Sacconi. “Finisce lo Stato pesante e invasivo, più o meno consapevolmente costruito sul presupposto di Hobbes, ovvero sulla base di quell‘antropologia negativa a sua volta fondata sull’homo omini lupus, sulla malfidenza verso la persona e la sua attitudine verso gli altri. Sta emergendo ovunque, per convinzione o convenienza, un’antropologia positiva”.

Qualche riflessione.

Se lo Stato italiano è davvero così pesante e invasivo, com’è che da 30 anni non riesce (giusto per dirne una) a terminare la Salerno – Reggio Calabria?

Se davvero sta declinando l’antropologia negativa, fondata sull’homo omini lupus, com’è (giusto per dirne una) che le mafie governano l’economia di almeno tre regioni (Campania, Calabria, Sicilia) e si stanno diffondendo da decenni al Nord (vedi caso ‘Ndranheta a Milano) soggiogando milioni – sottolineo: milioni – di persone?

E infatti Aldo Cazzullo chiede al ministro: dove ne vede i segni?

Sacconi risponde: “Nel discorso alla nazione del nuovo premier britannico Cameron (…). Nella neo-governance americana che riconosce la collaborazione tra il pubblico e la crescente filantropia nella società. E rivendico a questo governo di aver cominciato la legislatura con una visione di antropologia positiva”.

Qualche riflessione.

Sacconi vede i “segni” fuori dall’Italia: Usa e Gran Bretagna. Ma soprattutto: ha una “visione”. E ce l’ha nel Paese che governa: l’Italia. Paese governato da Berlusconi, con Scajola costretto a dimettersi perché non sapeva chi e perché versava assegni per l’acquisto della sua casa, un sottosegretario di governo come Nicola Cosentino indagato per mafia e associazione segreta, i guai giudiziari di Marcello Dell’Utri e del coordinatore del Pdl Denis Verdini, per non parlare delle attuali indagini sulla trattattiva tra Stato e Mafia. E ci fermiamo qui per motivi di spazio.

E infatti Cazzullo domanda: Cosa intende per antropologia positiva?

E Sacconi risponde: “Avere fiducia nella persona e nella sua attitudine a potenziare l’autonoma capacità dell’altro. Una scelta che ha molte conseguenze. È una premessa fondamentale per costruire la crescita futura, non più diffusa sulla presenza pubblica nell’economia e nella società ma su un nuovo assetto regolatorio, capace di sviluppare le tante potenzialità della comunità nazionale“.

Qualche riflessione.

Possiamo sperare che lo Stato “leggero” – che sta germogliando grazie a Sacconi e al suo governo – possa aver fiducia in ciò che è già realtà e che, invece, decide di ignorare? Per esempio: lo Stato potrà avere “fiducia” nelle “persone” che vivono – “potenziando l’autonoma capacità dell’altro” – come coppie di fatto?

Potrà avere fiducia nelle persone omosessuali consentendo loro di sposarsi come desiderano?

Potrà avere fiducia negli immigrati e nella loro potenziale capacità di potenziare la “comunità nazionale”?

Ci fermiamo qui per i consueti problemi di spazio.

E infatti Cazzullo domanda: “Quali sono state secondo lei le conseguenze sull’azione del governo italiano?”

E Sacconi risponde: “Il Governo pratica sin dall’inizio una rigorosa disciplina di bilancio, ma lo fa nell’ambito di una visione che si compone di due elementi tra loro incrociati: il federalismo fiscale e il nuovo modello sociale sussidiario descritto nel mio libro bianco. (…). Meno Stato, più società. Non “più mercato”; più società (…).

Qualche riflessione.

Sacconi s’è reso conto che il “federalismo fiscale” è l’espressione della Lega di Bossi?

Meno Stato, più società: Sacconi – giusto per dirne una – ha mai viaggiato per le strade dissestate che i piccoli comuni non riescono a riparare per mancanza di fondi?

E infatti Sacconi continua: “Ne deriva un grande spostamento di potere dal centro alla periferia e dal pubblico verso le persone, le famiglie e le tante forme associative che le persone e le famiglie sanno produrre in un paese in cui c’è una straordinaria espressione di esperienze comunitarie. Una rivoluzione che affonda le radici nella tradizione della fraternità francescana, delle opere pie, delle società di mutuo soccorso, delle cooperative laiche e socialiste. E nella stessa tradizione delle parti sociali, che in nessun paese sono importanti come in Italia. Altro che algide tecnocrazie centrali“.

Qualche riflessione.

Sacconi s’è chiesto come reagirebbe san Francesco – giusto per dirne una – all’internamento nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) degli immigrati senza permesso di soggiorno?

Lo hanno informato di ciò che è accaduto circa nove mesi fa a Rosarno?

Ha letto – sulle parti sociali – che persino Cesare Romiti rimprovera Marchionne di dividere i sindacati?

Riguardo le algide tecnocrazie centrali: saprà – come scrive La Stampa oggi – che, soltanto 3 scienziati su 10 restano a lavorare in Italia? Saprà che a Messina, dove un neonato rischia di morire perché due ginecologi hanno litigato violentemente durante il parto, nell’ospedale dell’Unversità “metà dei 1500 docenti ha almeno un omonimo tra padri, figli, mogli, cugini, nipoti”, come scrive Laura Anello sulla Stampa di oggi?

Ci fermiamo qui, per motivi di spazio.

E infatti Cazzullo continua: “La “rivoluzione” di Berlusconi doveva essere innanzitutto fiscale”.

E Sacconi replica: “Ma tutto questo è il presupposto finanziario e culturale della stessa riforma fiscale. (…)”

E infatti Cazzullo domanda: “E il ruolo delle parti sociali?”.

E Sacconi risponde: “Pomigliano è un simbolo evidente del “meno Stato, più società“. Un tempo la Fiat investiva nel Mezzogiorno se incoraggiata da incentivi pubblici. Oggi non chiede incentivi allo Stato, ma cerca nella stessa comunità del lavoratori la convenienza a realizzare l’investimento. (…)”.

Qualche riflessione.

Cosa c’è di positivo nell’antropologia simbolica della vicenda di Pomigliano?

Par di capire che Sacconi abbia la seguente consapevolezza: la Fiat – prima – investiva nel Sud se lo Stato mollava i soldi. La Fiat oggi – e secondo Sacconi è meglio – cerca la convenienza nella comunità dei lavoratori. E in questo modo si favorirebbe la società.

E infatti Cazzullo commenta: “Resta lo scoglio dell’articolo 18. E dei due sistemi: quello per i garantiti, e quello per gli altri”.

E Sacconi risponde (con una notizia interessante). “Il governo – dice – nei primi giorni di agosto ha approvato un piano triennale per il lavoro (…). Meno Stato, più società significa limitare ai diritti fondamentali le norme inderogabili di legge e consentire alla contrattazione locale la modulazione delle tutele in modo da stimolare crescita economica, partecipazione, incremento dei salari, nuova occupazione. Il governo ha detassato tutta la parte del salario conseguente a questi accordi, perché l’antropologia positiva porta ad avere fiducia negli effetti virtuosi dell’autonomia contrattuale prossima alle persone”.

Qualche riflessione.

Da agosto c’è un nuovo piano triennale per il lavoro.

I diritti fondamentali inderogabili per legge diminuiranno ulteriormente.

Tutele e salari saranno rimessi sempre più alla contrattazione individuale.

E tutto questo perché l’antropologia positiva ha fiducia nella contrattazione della singola persona con l’azienda.

E infatti Cazzullo replica: “Sui tre di Melfi lei non si è ancora espresso”.

E Sacconi risponde: “Lascio al giudice vagliare il caso concreto e consiglio alla Fiat di evitare forzature. Ma il caso solleva un problema generale. Dagli anni ’70 s’è affermato un metodo di lotta sindacale, per fortuna sempre più desueto, per cui chi sciopera, anche se minoranza, cerca di impedire agli altri di lavorare. E tutto questo non può essere più consentito non solo dalla competizione globale ma anche dal rispetto che meritano tutte le persone e, perché no?, le stesse imprese“.

Qualche riflessione.

Chi stabilisce i metodi di lotta che ogni parte sociale intende adottare?

Par di capire che – per rispetto delle persone e delle imprese – certe lotte, in voga negli anni ’70, ma oggi “per fortuna desuete”, non saranno più consentite dal governo.

Ma allora: in che modo lo Stato intende tutelare la dignità della lotta dei lavoratori?

E infatti Cazzullo domanda: “A proposito delle imprese, avete ipotizzato la modifica dell’articolo 41 della Costituzione”.

E Sacconi risponde: “L’antropologia positiva investe anche il tema della libertà d’impresa. Si tratta di passare dai controlli “ex ante”, tipica espressione dell’antropologia negativa, ai controlli “ex post”. Basti ricordare la norma di Visco sul controllo preventivo all’atto della richiesta della partita Iva, fondata sul sospetto che la partita Iva sia una forma di elusione fiscale e non uno strumento per promuovere l’iniziativa economica. Dobbiamo capovolgere i termini della questione: io mi fido, fino a prova contraria“.

Qualche riflessione.
Sui “sospetti” per l’evasione fiscale: in Italia v’è qualche certezza. Nel 2009 l’evasione ha toccato 230 milioni di euro, pari al 16% del Pil. Fonte Guardia di Finanza.

L’articolo 41 della Costituzione che si vorrebbe cambiare (e che nell’intervista non si legge) è il seguente:

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Sarebbe quindi utile capire cosa non va, secondo Sacconi e il suo governo, in questa norma fondamentale. E soprattutto: come intende modificarla.

E infatti Cazzullo commenta: “Il governo sembra avere altre priorità, a cominciare dalla giustizia”.

E Sacconi replica: “Ma lo stesso tema della giustizia vede un discrimine tra l’antropologia positiva e negativa. L’esigenza fondamentale della persona e delle forme comunitarie che genera, a partire dall’impresa, è di disporre d’un quadro di certezze. E quindi la giustizia è giusta se è certa. La nostra anomalia è l’incertezza che domina la giustizia civile, penale, del lavoro, amministrativa, contabile. Tempi lunghi, schizofrenia giurisprudenziale, imponderabilità. Ci deve essere riconosciuto che, a parte la doverosa difesa di Berlusconi dalla giustizia politicizzata, ci siamo sempre posti il tema della giustizia certa, che coincide, ancor più oggi, con una imprensicindibile esigenza del paese”.

Qualche riflessione.

Tra le anomalie della giustizia italiana menzionate da Sacconi non figurano (giusto per dirne una) le leggi ad personam e ad aziendam del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Evidentemente: il globale conflitto d’interessi di Berlusconi appartiene alla antropologia positiva.

E infatti Cazzullo domanda: “Quali sono gli altri segni di antropologia negativa?”

E Sacconi risponde: “I radical – chic e i loro giudizi sprezzanti sul meetimg di Rimini. Uno non capisce Rimini, quella grande folla di giovani e giovani coppie, quei 3.120 volontari paganti, se non muove dall’antropologia positiva. Questo discrimine, tradotto in politica, segna l’ambito del confronto, circoscrive l’ambito del dialogo e della possibile alleanza politica. Berlusconi è una sorta di simbolo vivente dell’antropologia positiva. Ma tutto il mondo cattolico moderato muove da un’antropologia positiva: i cattolici della maggioranza, l’Udc, i cattolici moderati del Pd. Nella sinistra di formazione comunista, invece, vedo il persistere di un’antropologia negativa, una domanda di Stato pesante e invasivo, di Leviatano”.

Qualche riflessione.

Il messaggio è chiaro: Berlusconi è il simbolo vivente dell’antropologia positiva. E con esso parte del Pd, l’Udc e il Pdl.

Ne consegue che l’intero berlusconismo – quindi il suo complessivo conflitto d’interessi: le mani sulla Rai, sulla finanza (ci fermiamo per questioni di spazio) e contemporanemanente sul Governo – corrisponde all’antropologia positiva.

Peraltro, Sacconi riesce persino a vedere il persistere d’una sinistra di formazione comunista.

L’intervista – che prosegue per due lunghissimi capoversi – si chiude con la seguente dichiarazione di Sacconi: “In un tempo nel quale la politica è chiamata a ricostruire la fiducia nel futuro, si è parlato di coalizioni a prescindere, sostenute solo dall’ostilità a Berlusconi. Al contrario, i temi della vita, del profondo ridisegno del rapporto tra Stato e società, della libertà delle persone, del libero gioco associativo sono i contenuti di una rivoluzione nella tradizione che già in questa legislatura possono dare luogo a più ampie maggioranze parlamentari“.

Qualche riflessione?