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di Natalino Balasso | 26 agosto 2010

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La balla dell’amore

Per iniziare, un piccolo paradosso sull’amore.

Un uomo innamorato dice a una donna: “Io ti amo, voglio il tuo bene”.

La donna gli risponde: “Il mio bene è la tua assenza”.

Ora, se l’uomo non sparisce dalla vita della donna e tenta in ogni modo di conquistare il suo amore, dimostra solo di non amarla perché non si comporta assecondando il “suo bene”. Se l’uomo sparisce dalla sua vita, dimostra di amare quella donna, ma In tal caso l’amore è assenza totale di rapporto.

A volte mi stupisco di come si faccia fatica a cogliere l’ipocrisia nascosta nella maggior parte delle canzoni d’amore. Sembra di capire, analizzando quei testi, che il più delle volte, dietro una canzone d’amore, si nasconde un mutuo per la casa.

L’amore come rapporto esclusivo racconta molte balle sulla condivisione e l’altruismo, mentre in realtà nasce dall’istinto del possesso. Forse l’aggettivo che più si associa al concetto dell’amore è “mio“. L’amore assoluto per la madre è un sentimento felice fin quando sappiamo (nella primissima infanzia) di poter disporre della madre, di averla tutta per noi; il sentimento cambia di molto quando scopriamo di doverla “condividere” con altri. Cominciamo ad odiare prima gli altri poi la madre. Non lo ammetteremo mai a livello razionale, ma da Freud in poi, sono quasi tutti d’accordo su questo punto (per i pignoli: S. Freud, Psicopatologia della vita quotidiana) . Qualcuno dirà che se l’amore è una pulsione irrazionale, un istinto che parte dall’inconscio è difficilmente spiegabiile a livello razionale. Beh, irrazionale lo è sicuramente se in nome dell’amore ci si sente autorizzati a odiare, a uccidere.

Anche l’amore più ampio, l’amore per la vita ad esempio (ma cos’è la vita se non l’insieme dei viventi?) può portare a paradossi come questo articolo (Repubblica 31 maggio 2009) :

Usa, il “medico degli aborti” assassinato in una chiesa. Catturato il presunto killer, fuggito in auto dopo aver sparato.

E in seguito (Repubblica 2 aprile 2010):

…Ai suoi funerali, mentre in chiesa a Wichita era in corso la cerimonia, all’ esterno gruppi di attivisti “pro life” avevano manifestato esibendo cartelli come “Dio ha mandato il tiratore”…

Va detto che Dio, dopo aver mandato il tiratore, lo ha lasciato in braghe di tela, visto che gli hanno dato l’ergastolo (commento mio, non di Repubblica).

In realtà l’amore spesso è il contrario dell’altruismo, è egoismo spinto persino alle estreme conseguenze. Anche a livello religioso, cosa significa per gli Ebrei essere il “popolo eletto” se non godere dell’esclusivo amore di Dio? E quando in tempo di guerra, la madre cattolica di un soldato chiede protezione a Dio, non intende forse chiedergli di fare preferenze? Gli chiede cioè il favore di far sopravvivere suo figlio e di far crepare i nemici. La morte è una perdita, ma noi piangiamo per la morte dei nostri cari, non per quella degli sconosciuti. Non che una persona sia morta ci dispiace, ma che non sia con noi, che non sia più a nostra disposizione.

Anziché sentirsi dire “Voglio che tu mi ami” è più facile sentirsi dire: “Voglio che ami solo me”, quindi l’amore più totale ancor più che desiderare qualcuno consiste nel non desiderare altre persone. E’ molto facile se si esprimono luoghi comuni come: “Tu sei bellissima” sentirsi rispondere: “Chissà a quante altre l’avrai detto…”. Non è quindi importante che l’innamorato trovi bella una persona, ma piuttosto che non trovi belle le altre. Un sentimento che viene associato all’amore è quello della gelosia, che non è altro che paura di perdere l’esclusività del possesso di una persona. Ancora più egoistica è l’idea che il proprio innamorato, dopo che non è riuscito a resistere al nostro fascino, debba invece resistere a quello degli altri.

Sembra evidente che la specie umana ci chiede di accoppiarci il più possibile con molti partner e di fare figli un po’ con tutti e per stimolarci a farlo ci ha dotati di forti pulsioni sessuali. Il matrimonio, la monogamia, si direbbero quindi un tradimento delle richieste della specie. Se una donna o un uomo sposati, seguendo l’istinto, si accoppiano con altre persone, si dice che sono traditori, perché tradiscono un patto, quello del matrimonio che chiede la fedeltà al partner (nel caso del fidanzamento il patto è “a parole” e quindi non ha nemmeno tantissimo valore…) ma non tradiscono il patto che la specie ha loro imposto: quello di dare continuità e varietà al genere umano. Domanda: chi tradire? L’intera specie o una sola persona? Sta di fatto che abbiamo talmente interiorizzato imposizioni culturali come la fedeltà, il decoro, l’affetto, la famiglia, che le troviamo ovvie e fuori discussione e il nostro tentativo è comunque sempre quello di mantenere solida l’ immagine che gli altri si fanno di noi attraverso il così detto “equilibrio degli affetti”. La famiglia può essere tante cose e non tutte belle, anche la Mafia ama la famiglia.

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