Nei prossimi giorni potremo dirlo con maggior certezza ma il vento che soffia dal Palazzo sembra destinato a portare presto il Paese a nuove elezioni.

Da una parte, dall’altra e dall’altra ancora, ci si prepara, quindi, a rispolverare i vecchi programmi ed a rimpinzarli di promesse capaci di allettare gli indecisi e i delusi o perché non riproposte di recente o, piuttosto, perché proposte e non mantenute dagli avversari.

È un déjà vù che chiunque sia andato al voto almeno una volta già conosce ed al quale, chi ci è andato più di una volta, guarda con diffidenza e disillusione.

Mai come in questa occasione, peraltro, c’è davvero poco di nuovo da aspettarsi: le regole del gioco – ovvero la legge elettorale – sono vecchie e gli uomini, da una parte e dall’altra, che si candidano a guidare il Paese sono già tutti assidui frequentatori del Palazzo.

Sarà difficile – per usare un linguaggio televisivo – tenere gli spettatori incollati, davanti ai teleschermi ad assistere – rigorosamente in modalità passiva – ad una partita elettorale che si annuncia soporifera e certo incapace di colmare quella distanza abissale che, negli ultimi anni, si è creata tra il Palazzo e la gente.

I volti dei leader di partito che in questi giorni fanno capolino in tv, d’altro canto, hanno i tratti ed i segni di vecchi signori – quale che sia la loro età anagrafica – compassati, ormai incapaci di emozionarsi nell’agone politico e men che meno di emozionare ed appassionare.

Occupazione, casa, pensioni, tasse, antiberlusconismo e questione giustizia sono le parole destinate ad essere più indicizzate dai motori di ricerca nei prossimi giorni perché sono quelle delle quali saranno gremiti i programmi elettorali.

Tutti temi importanti, naturalmente, e, parlarne, è sacrosanto per consentire agli elettori – ammesso che le regole del gioco consentissero loro di farlo – di scegliere chi guiderà il Paese negli anni che verranno.

La gravità della situazione socio-politica ed economica nella quale ci avviciniamo alle prossime consultazioni elettorali, tuttavia, giustificherebbe, forse, che da una parte, dall’altra e dall’altra ancora, per una volta, si osasse di più e si guardasse al futuro, ad Internet ed all’innovazione come strumento e come tema politico.

Far politica – e soprattutto far partecipare alla Politica – in maniera innovativa anche attraverso la Rete e parlando della Rete.

Sotto il primo profilo, nel Paese del tele-comando costruire una campagna elettorale in Rete e lontano dalla Tv sarebbe già un fatto rivoluzionario.

Talk show e tribune elettorali possono, ormai, esser seguiti online da milioni di italiani, ai quali, a differenza di quanto accade in tv, si può chiedere di partecipare attivamente, in tempo reale, per dire la loro ed aiutare – ammesso che si voglia davvero candidarsi a rappresentarli e non si miri piuttosto ad acquisire un consenso utile solo a poter rappresentare i propri interessi e quelli degli amici degli amici – a costruire, in modalità aperta e condivisa, i programmi elettorali nel rispetto delle reali esigenze dei più.

Web Tv e Web radio, blogosfera e socialnetwork, negli ultimi anni, hanno dimostrato – o dovrebbero, ormai, aver dimostrato – che, anche in Italia, i tempi sono maturi per nuove forme di democrazia elettronica, non sovversive né eversive, ma, solo, più partecipate e partecipative, alla portata di tutti o, almeno, di molti.

Gli schieramenti, tutti – i più grandi ed i più piccoli – dovrebbero avere il coraggio di pubblicare i propri programmi online ed aprirli alle modifiche, o almeno ai suggerimenti di modifica, dei cittadini e di promuovere delle vere primarie online – come già suggerito ed attuato – sebbene in ruolo di vicario – da Il Fatto nei giorni scorsi.

Giornali (di carta) e televisione dovrebbero, per una volta, lasciar spazio al nuovo e limitarsi ad invitare i cittadini a partecipare – e non già solo ad assistere – alla campagna elettorale attraverso Internet, sui siti dei partiti, dei movimenti, degli schieramenti, nella blogosfera, ovunque, insomma, via sia possibilità di confronto, scontro, dialogo e comunicazione interattiva e dove gli elettori possano ascoltare ma anche dir la loro.

Internet come strumento politico, quello stesso strumento che è stato uno dei protagonisti indiscussi della campagna elettorale americana che, per la prima volta nella storia, ha fatto entrare un uomo di colore alla casa bianca.

Certo Obama non ha vinto solo grazie ad Internet ma, non c’è dubbio, che la Rete abbia contribuito in maniera determinante se non al successo del Presidente almeno a rendere le consultazioni elettorali negli USA un evento sentito e partecipato nel Paese ed all’estero come mai accaduto in passato.

Sin qui la Rete per la politica.

Veniamo ora alla politica per la Rete ovvero all’innovazione come tema politico.

Sin qui, nonostante I proclami solenni ed il marketing istituzionale del Ministro Brunetta, si è fatto davvero poco e, quindi, ci sarebbe molto da fare.

Ecco alcuni temi da inserire – almeno su uno strapuntino – nei programmi elettorali dei più innovatori ed innovativi – poco importa chi siano – degli schieramenti politici.

1. Internet deve essere un diritto fondamentale di ogni cittadino ed un servizio universale ovvero accessibile a tutti anche laddove ciò risulti antieconomico per gli operatori di telecomunicazione.

2. La gestione delle risorse di connettività deve essere neutrale rispetto ai contenuti ed ai servizi e non deve, quindi, spettare agli operatori di telecomunicazione (i padroni delle autostrade) stabilire regole e priorità per l’accesso a contenuti e servizi.

3. Tutti i cittadini devono avere il diritto di interagire con la pubblica amministrazione – centrale e locale – utilizzando i soli strumenti informatici e telematici già utilizzati nei rapporti tra privati conformi agli standard e/o le best practice diffusi a livello internazionale.

4. Il commercio elettronico e le virtual enterprises vanno promossi con forme di semplificazione sia relative alla costituzione delle imprese che al perfezionamento dei contratti con i clienti.

5. Leggi e provvedimenti normativi di ogni genere e grado ed ogni altra informazione prodotta da enti ed organizzazioni pubblici e/o con risorse pubbliche deve – salvo eccezioni – essere accessibile online gratuitamente o a condizioni non superiori al costo sostenuto dall’amministrazione per la messa a disposizione per via telematica.

6. Cittadini e consumatori devono avere il diritto di accedere ad ogni prodotto culturale e/o di intrattenimento suscettibile di fruizione in formato digitale attraverso il canale telematico a condizioni economiche e temporali non discriminatorie rispetto alla distribuzione del medesimo prodotto attraverso altri canali.

7. L’esercizio della libertà di informazione online – al di fuori dell’esercizio di un’impresa editoriale – non deve esser soggetto ad alcun onere formale né registrazione o possesso di titoli abilitativi. Ciascun cittadino deve essere libero di pubblicare online qualsivoglia contenuto salvo rispondere degli eventuali abusi. Gli intermediari vanno davvero esentati da ogni responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti a condizione che non esercitino alcuna selezione editoriale.

8. Le raccolte di firme per la promozione di referendum e/o la presentazione di disegni di legge di iniziativa popolare devono poter essere effettuate anche attraverso strumenti elettronici previa identificazione dei cittadini con sistemi alternativi rispetto all’esibizione dell’originale del documento di identità.

Si tratta, naturalmente, solo di alcune – e non necessariamente delle più importanti – tra le proposte con le quali ci si potrebbe presentare agli elettori o, più semplicemente, aprire un dibattito pre-elettorale per far entrare, finalmente, Internet tra i temi nell’agenda politica di un Paese che ha diritto di guardare al futuro.