Né dalle cronache rosa né da quelle giudiziarie si evince come si passino le notti a Tor Crescenza. Però a voler dar credito alle novene fuori stagione dei telegiornali pare che portino consiglio. Miti consigli, per la precisione. Si diffonde un giulivo tubare di colombe e tortorelle in quello che fino a ieri era il selvaggio agone politico. Addirittura uno come Alfano, che ha sfornato tutte le leggi più controverse, specializzato in provocazioni micidiali e controversie furibonde, afferma che in questo periodo si sente pompiere (se lo viene a sapere l’amico Putin lo precetta verso le steppe e le foreste in fiamme). In fondo avendo ha già bruciato un paio di secoli di tradizioni e civiltà giuridica può rilassarsi con i modellini di autobotti rosse regalategli dal Capo in attesa che finiscano i sollazzi estivi.

Ma davvero sono pronti gli idranti? E’ già arrivato il mesto crepuscolo delle radiose Giornate da Leone? Basteranno quattro punti a ricucire i brandelli? Verranno impreziositi di trine e merletti? E chi sara’ il sarto?

Con aghi ed uncinetti non ho molta dimestichezza, però da inveterato cinico economista covo un’altra convinzione. Con la defezione della Sporca Trentina il prezzo dei parlamentari marginali era schizzato verso la stratosfera più veloce dei gas serra. La campagna acquisti si preannunciava oltremodo costosa e incerta con guittti e comparse decisi a pretendere emolumenti holliwoodiani. Non c’è da meravigliarisi se il monopsonista ha deciso di calmierare il mercato e dare una mescolatina al mazzo di carte. Con tutto questo tubare i deputati di frontiera non saranno più tanto sicuri da quale lato pende l’altalena e fino a quando il loro voto sarà prezioso. Insomma, la merce di scambio rischia di avariarsi in fretta.

Intanto nell’attesa di un eventuale Patto Lenonino gli esperti di comunicazione avevano ricevuto il compito di sfornare il nuovo marchio che sottolineasse la rinnovata intesa. Digggiamoggelo, PdL è una sigla che ha fatto il suo tempo, suona celentanamente lenta. E poi urge un segno che conceda ai quasi ex-reprobi il giusto riconoscimento politico. Il primo tentativo purtroppo è andato a vuoto. Fatture e Libertà è suonato un po’ troppo volgare persino in certi ambienti. E poi, come hanno giustamente fatto osservare i grandi giornalisti investigativi del Giornale e di Libero, dall’impareggiabile competenza nel ramo, in certe transazioni non si producono documentazioni contabili.

Il brain storming stava volgendo verso un binario morto, quando, come un segno del destino, dalle stalle si è levato, alto, un nitrito. Dell’Utri è andato in estasi mentre l’augusto consesso veniva investito da un Poltergeist di entusiasmo: se gli aspiranti leoni torneranno all’ovile, nel firmamento politico italiano si staglierà scintillante il simbolo di Futuro ed Omertà.