Il capogruppo del Partito socialista europeo Gennaro Oliviero l’ha definito per quel che è: “Un atto di carità”. Si riferisce ai 30mila euro stanziati dal consiglio regionale della Campania a guida Pdl per i familiari delle vittime del crollo della palazzina di Afragola, in provincia di Napoli, e ha ragione. La delibera e l’irrisorietà della cifra sono una delle risposte sbagliate od omesse alle domande emerse insieme alle macerie che hanno divorato tre vite durante una notte di mezz’estate.

Di fronte a una tragedia annunciata da mille segnali premonitori, in una città groviera con il sottosuolo zuppo di infiltrazioni d’acqua e un patrimonio immobiliare fatiscente e devastato dagli abusi, la Regione avrebbe dovuto reagire con uno scatto d’orgoglio: interrogarsi sulle ragioni dello sfascio urbanistico, avviare un serio dibattito sui fondi europei inutilizzati (31 milioni solo ad Afragola), studiare iniziative legislative per il risanamento dell’edilizia privata e per la messa in sicurezza del sottosuolo, decidere di monitorare e mappare immediatamente lo stato di risanamento dei costoni, in una Campania che trema di paura durante ogni pioggia più intensa del solito.

Per chi ha memoria cortissima: il 10 novembre scorso un’alluvione a Ischia ha spezzato l’esistenza di una ragazzina di 15 anni; il 2 gennaio ad Atrani un pezzo di costone è precipitato su uno dei più rinomati ristoranti della costiera amalfitana, uccidendo sul colpo lo chef che si stava preparando alla giornata di lavoro; il 24 aprile un edificio diroccato e abbandonato della periferia di Napoli è crollato uccidendo due persone che non avevano un posto migliore dove trascorrere la notte. E si tratta solo della cronaca più recente. La storia è anche peggio. A cominciare dai 4 morti sotto la frana che travolse la statale sorrentina a Castellammare di Stabia al termine di una giornata di pioggia ininterrotta del gennaio di 13 anni fa. A pochi metri da lì ora sorge un albergo sul mare. Costruito grazie a una deroga al piano urbanistico territoriale.

Ma le tragedie all’ombra dei Vesuvio suscitano solo reazioni emotive. Che, per definizione, variano da caso a caso. Il consigliere Idv Nicola Marrazzo, durante una pausa della seduta consiliare, ha commentato così lo stanziamento di 30mila euro: “Forse costa di più pagare gli straordinari dei dipendenti necessari a far svolgere il dibattito”. Esagera, certo, ma tocca il nervo scoperto di una Regione Campania che di fronte a tragedie come questa allestisce una parata solo per elargire un’elemosina. E creando un pericoloso precedente sui morti di serie A e serie B – non si ricordano stanziamenti per altre incolpevoli vittime di frane e alluvioni. Esiguità della cifra a parte, peraltro rimediata attraverso un’acrobazia di bilancio (se si fossero tassati 1000 euro a testa, si sarebbe ottenuto il doppio), il parlamentino della Campania ha buttato via in extremis la possibilità di dare un significato duraturo alla seduta, bocciando l’emendamento che istituiva un fondo di un milione di euro per tutte le vittime di calamità. Non solo quelle di Afragola.