Lo dico subito, così non ci giro tanto intorno. A me, il fatto che nessun rappresentante di questo governo fosse sul palco, nel trentennale anniversario della strage del 2 agosto, ha fatto solo che piacere.

Capisco benissimo il rammarico del Presidente e dei familiari delle vittime che, una volta di più, si sentono abbandonati da chi dovrebbe avere il preciso compito di dare loro le risposte alle domande che puntualmente son costretti ogni anno a riproporre: verità sui mandanti, abolizione del segreto di Stato sulle stragi, risarcimento alle vittime.

Io però, da cittadino, non posso che constatare con gioia la giusta distanza che c’è tra quei cittadini presenti sul palco e in quella piazza, che ieri ha gremito il piazzale davanti alla stazione, rispetto ad una classe politica corrotta, mafiosa e pittreista che malauguratamente governa questo Paese.

E’, naturalmente, una gioia amara, che parte dall’ancor più amara constatazione dell’incredibile voragine che s’è creata tra i cittadini e chi riveste alcune delle più alte cariche istituzionali.

Non vorrei generalizzare troppo, ma oggi mi è particolarmente difficile non accomunare in questa distanza buona parte della classe politica che rappresenta il paese, di destra o di sinistra che sia. Intendiamoci, a me ha fatto piacere vedere in corteo Bersani e Ferrero, unici due volti noti che ho riconosciuto tra i tanti cittadini presenti (li avrei preferiti vedere giù dal palco, stare giù, ad ascoltare, mescolati agli altri presenti, ma pazienza…) però in quanti erano assenti e, soprattutto, in quanti sono assenti negli altri 364 giorni dell’anno in cui l’Associazione dei familiari chiede ai politici risposte, sostegno, coerenza? Mi vien da rispondere: tutti, nessuno escluso.

Non c’è quindi da meravigliarsi se nelle occasioni più drammatiche e importanti, nelle quali ricorrono anniversari di stragi che hanno segnato profondamente il nostro Paese e la democrazia ha rischiato di infrangersi sotto il colpi dello stragismo mafioso e fascista, chi è rimasto a difendere i valori democratici non gradisca più avere tra i presenti i rappresentanti delle Istituzioni e politici che indossano la faccia di convenienza per fingersi affranti e interessati, per qualche minuto, alle loro istanze.

E questa classe politica, anziché insultare e trovare comode scuse, dovrebbe interrogarsi a lungo, dopo essersi vergognata adeguatamente, su questa distanza che si è generata tra chi ha perso la vita e loro che avrebbero il dovere di dare risposte sul perché questo è potuto accadere nell’Italia democratica.

Nella piazza io ho ascoltato l’interminabile elenco dei nomi e l’età delle ottantacinque vittime della strage del 2 agosto 1980, ho ascoltato l’applauso infinito alla fine della lettura, ho visto i visi commossi dei manifestanti, ho risentito gli applausi salutare il messaggio del Presidente della Repubblica e li ho risentiti sottolineare il discorso di Paolo Bolognesi. Una piazza piena si è stretta, senza un fischio, senza un urlo, senza un cartello, attorno ai famigliari cercando di dar loro coraggio nel proseguire una battaglia che è una battaglia di civiltà utile e necessaria a tutti noi.

Giovanardi parla, pur non essendo presente, di una piazza di “livore e odio”. Gli farà eco, ne sono certo, un coro di servi assenti che cercherà di infangare ciò che rimane di sano in questo Paese.

Credo sia meglio per tutti poterli distinguere.

arcifuori.it