Ammalarsi a New York (e negli Usa in generale) è ancora un lusso che non posso permettermi. Non ho l’assicurazione e, pertanto, l’ipotesi di un malanno un po’ più serio del raffreddore è una di quelle preoccupazioni che riesce a tenermi sveglia di notte. Essere in buona compagnia non mi consola. A volte aiuta perché fra chi “ha bisogno” le notizie circolano più facilmente come quando la mia amica mi ha dato il numero del suo dentista che per un’otturazione mi ha fatto pagare ancor meno di quanto avrei pagato in Italia. Una volta, poi, ho fatto la mammografia, all’ospedale Saint Vincent (ora chiuso) dove, nel mese della prevenzione dal cancro, offrono questo servizio gratuitamente alle donne senza assicurazione.

Inutile dire che la fila, nonostante ci fossero molti giorni disponibili, è stata di ore. Il servizio, ottimo. Negli ultimi mesi, mano mano che perdevano il loro lavoro (e quindi l’assicurazione), molti amici e conoscenti (americani) si sono venuti a trovare nella mia stessa condizione. Una sera il mio portiere aveva la febbre a quaranta e doveva prendere l’antibiotico ma aveva appena iniziato il nuovo lavoro e così le pratiche ancora non erano “a posto”, quindi quell’antibiotico gli sarebbe costato 90 dollari. Lo ha lasciato sullo scaffale. Stessa decisione di Lisa che, nonostante abbia una buona assicurazione, ha deciso di rischiare un’infezione all’occhio pur di non pagare i suoi 100 dollari di ticket sul prezzo totale della confezione di gocce. Potrei fare migliaia di esempi. Compreso quello della donna violentata al quale il medico ha prescritto una profilassi per proteggerla (come possibile) dall’eventuale contagio di Aids e l’assicurazione le ha subito tagliato la polizza, considerando la violenza una “pre-condizione” per l’eventuale contagio. Sì perché le assicurazioni ti assicurano anche, ma se stai bene. I problemi iniziano quando stai male o stai male sul serio. Barack Obama, che ha visto morire sua madre di cancro, consumata dal dolore fisico e da quello morale per paura di non potersi più “permettere” le cure, aveva giurato che avrebbe fatto una riforma sanitaria che avrebbe permesso a tutti l’accesso all’assistenza. In ogni discorso, in ogni intervento aveva detto che non sarebbe stato facile ma che lui non avrebbe mollato. Beh non è stato facile. Per niente. E la riforma uscita non è al 100% quella che lui voleva e che includeva “l’opzione pubblica”, cioé una sorta di assicurazione statale (parola che qui è peggio di “letale”) ma è una riforma che, intanto, dopo soli sei mesi ha fatto diventare “illegale” per le assicurazioni rifiutare l’assistenza ai bambini per “precondizioni” (se un bambino soffriva d’asma, l’assicurazione poteva rifiutargli l’assistenza) e nel giro di 4 anni rendera’ accessibile a tutti (o quasi) l’assistenza sanitaria attraverso polizze alla portata di tutti.

I repubblicani che evidentemente non hanno nessun interesse per la salute dei meno abbienti, hanno usato e usano la riforma fra gli altri oggetti contundenti che provano a lanciare sulla faccia del presidente (e degli americani) tanto per fargli male. Perché se non fosse così, non si spiegherebbe un tale, instancabile accanimento, contro la riforma. Ora il procuratore generale dello Stato della Virginia, Ken Cuccinelli, si è inventato, per esempio, che il governo federale non puo’ imporre a nessuno di acquistare un’assicurazione e un giudice (che guarda caso ha azioni di una societa’ alla quale il procuratore in campagna elettorale pago’ circa 12mila dollari, per la cura del web site), invece di mandarlo ad interessarsi di cose più urgenti, gli ha detto che la questione va approfondita. Approfondita cosa? E’ sbagliato da parte del governo di un paese, finalmente, promuovere una cultura della prevenzione, “forzando” tutti ad acquistare un’assicurazione così da poter prevenire qualche accidenti prima di diventare malati terminali? Cosa c’è di sbagliato nel garantire a tutti, pari opportunita’ di “cura”? Non è la sanita’ un diritto umano? O è un diritto solo dei ricchi e che tutti gli altri muoiano e chi se ne frega?

Un giorno parlavo con un tassista che mi ha fatto un sermone inveendo contro i sostenitori dell’aborto; allora io gli ho chiesto se metteva la stessa passione nella difesa della riforma sanitaria che consentira’ di salvare molte vite (vere). Lui mi ha risposto che era contrarissimo alla riforma e che se uno non poteva curarsi erano affari suoi.

Il giorno che Nancy Pelosi con commozione ha annunciato il passaggio della riforma ho pensato alla mia amica Maria e alle mille peripezie della sua famiglia per trovare un’assicurazione che accettasse di coprire le cure per le sue gravissime patologie. Maria con me oggi, ne sono certa, augura buon 49mo compleanno al presidente Obama, con sincera gratitudine.