Nella biblioteca del Dipartimento di Fisica della Stanford University stanno allestendo, da alcuni mesi, la prima “biblioteca senza libri”: i libri di carta verranno trasferiti in un magazzino a 38 miglia di distanza e nell’edificio rimarranno soltanto pochissimi volumi cartacei e molti tavoli con computer e Kindle2 che garantiranno l’accesso a 28 database online e a oltre dodicimila riviste scientifiche. Non si tratta di un solerte adeguamento a una moda, ma della semplice soluzione a un problema ormai ingestibile: nella biblioteca, come ha affermato la responsabile Stella Ota, entrano ormai centomila libri all’anno (273 al giorno). Se tutte le biblioteche universitarie degli Stati Uniti adotteranno, come pare stia accadendo, questa soluzione, la produzione cartacea dei libri scientifici e in generale di studio, sparirà in una decina d’anni. E i libri di saggistica che continueranno ad uscire in forma cartacea saranno sempre più costosi (e nelle biblioteche, e sui propri computer o lettori digitali, si potrà consultare, gratis o quasi gratis, la loro versione digitale).

Se questo è quello che accade nelle biblioteche, osserviamo cosa sta succedendo nelle librerie americane: la vendita dei libri elettronici si aggira tra il 3% e il 5% del mercato dei libri. Ma si prevede (fonte: Mike Shatzkin, di Idea Logical Co.) che, nel 2012, la percentuale sarà tra il 20% e il 25% dei libri venduti, a i quali andrà aggiunto un 25% di vendita online. Se le cose andranno così, fra tre anni la metà dei libri venduti negli Stati Uniti sarà in formato digitale. Sembrano crederlo gli acquirenti di lettori digitali: alla fine del 2010 la Apple avrà venduto 5,5 milioni di iPad, Amazon 3 milioni di Kindle e la più grande catena libraria statunitense, la Barnes & Noble (che ha già 1,2 milioni di titoli nel suo eBookstore), un milione di Nook.

Questa situazione si ripeterà, prima o poi, anche da noi e la domanda che dovranno porsi tutti è: quanto ci metterà la gente a preferire i libri digitali ai libri di carta, così com’è accaduto per la musica (dove l’industria dei dischi e dei CD è stata sconfitta dalla vendita della musica online)?

Il passaggio dall’editoria analogica a quella digitale metterà in luce, con ancora maggior evidenza, i problemi dell’industria libraria. In Italia, val bene ricordarlo, ci sono 2900 case editrici che pubblicano 61.000 titoli l’anno. Di questi, 6 titoli su 10 non vendono praticamente una copia. Come ho scritto in Che fine faranno i libri (Nottetempo 2010), c’è anzitutto una crisi di sovrapproduzione: come nella maggior parte dei grandi paesi, si producono annualmente troppi libri e la maggior parte di essi non riesce a trovare nemmeno un canale distributivo. Anche perché le librerie, anche quelle più grandi, non potrebbero mai esporre tutta quella quantità di volumi (e questo favorirà certamente lo sviluppo delle librerie ondine). L’editoria digitale, rendendo immateriali i libri, potrà proporre, a costi ridotti, tutti i libri che si vuole, senza limitazioni di spazio e di numero. Attraverso i vari motori di ricerca sarà possibile recuperare sul proprio computer o lettore digitale tutti i libri che ci interessano e scoprirne (come quando si scorrono le paginate di Google) di nuovi e insospettati. Tutto sarà disponibile, contemporaneamente. Non esisteranno più i libri esauriti e irrintracciabili. Chiunque potrà scriver quel che vuole e metterlo a disposizione della comunità dei potenziali lettori. 

Questa nuova realtà  arricchirà il sapere e le possibilità di accedervi, oltretutto a basso costo. Anche nel campo dei libri la Rete si dimostrerà essere una grande rivoluzione democratica: tutto a disposizione di tutti, e a basso costo, quasi senza limitazioni (che non siano le barriere linguistiche o le complessità dei saperi). Ma, a parte l’utilità dei motori di ricerca, nessuno sarà in grado di selezionare e possedere la sterminata offerta che la Rete gli proporrà. Se chiunque, ad esempio, potrà scrivere un romanzo e metterlo a disposizione degli altri in Rete, verremo, ancor di più di quanto avviene oggi, subissati dalle storie: come scegliere?, come individuare nuovi autori interessanti?; come curare a colpo sicuro il genere di libro che fa per noi? Fino ad oggi la selezione è stata fatta (con criteri non sempre indiscutibili, ma tutto sommato efficaci) dagli editori: la loro funzione di ricerca, selezione, correzione e promozione è stata fondamentale. Qualcuno è rimasto fuori, ha dovuto sudare sette camice per farsi notare e apprezzare, o è stato scoperto postumo, ma è indubitabile che la cultura è andata avanti proprio grazie agli editori che hanno saputo separare il grano dal loglio (zizzania). Anche se spesso mossi da autentica passione e gusto per le belle storie, non lo hanno fatto, è ovvio, disinteressatamente. Il possibile successo, e il conseguente ricavo economico, sono stati le loro molle. Ma in futuro chi opererà questa selezione? E che convenienza avrà a farlo?

Dinanzi al mare magnum delle produzione digitale, nasceranno, nuove figure professionali. Come gli “aggregatori” per i giornali (che selezionano dalle Rete delle notizie su vari argomenti e le mettono assieme, proponendole in un blog personale o in un vera e proprio “giornale dei giornali” ondine), ci dovranno essere dei “selezionatori” per i libri: persone che leggono tutto e scelgono il meglio. Faranno dei rapporti periodici a pagamento indicando cosa val la pena di leggere e perché. Sarà tutto sommato più facile, che nell’editoria tradizionale odierna, smascherare coloro che sceglieranno per altri interessi che non siano la qualità. Si creeranno, come già oggi avviene con i blog, dei rapporti di fiducia che permetteranno di scegliere con una certa sicurezza. Come ci sono coloro che acquistano, ad esempio, un libro di una certa casa editrice, anche senza conoscerne l’autore e il contenuto, perchè essa ha saputo conquistarsi la fiducia con la bontà proposte e con la cura della realizzazione editoriale, così ci si indirizzerà verso certi “selezionatori” che hanno dimostrato a noi (o a qualcuno che ce li consiglierà) di saper scegliere i buoni libri, magari motivando, in modo esaustivo e convincente, le proprie scelte (cosa che purtroppo i recensori sulle pagine culturali dei giornali non fanno quasi più). Tornerà il ruolo essenziale della critica.

La grande sfida che l’editoria elettronica propone è quindi quella della Qualità. Anche nel caso dei libri digitali la cura editoriale, la bontà dell’eventuale traduzione, la ricchezza e l’affidabilità degli apparati, saranno decisivi per la qualità di un libro. I puri testi sono infatti solo una parte dei libri. Il grande lavoro di trasformazione che c’è dietro, e che giustifica quasi sempre il loro prezzo, non sparirà e i veri lettori saranno sempre disposti a pagare per questo. I redattori e i correttori di bozze avranno un grande ruolo anche in un auspicabile futuro dove si premierà sempre più, dal momento che la possibilità di scelta è quasi infinita, la cura dei libri (seppur immateriali).

Nel periodo intermedio, che durerà ancora degli anni, in cui coesisteranno libri cartacei e libri elettronici, i librai (che insieme agli stampatori sono la categoria editoriale più a rischio) dovranno diventare sempre più dei fornitori di servizi e, soprattutto, operare delle scelte qualitative forti, selezionando per la propria clientela il meglio della produzione. Le librerie si salveranno se diventeranno dei punti di piacevole aggregazione, dove si possa anche bere e mangiare delle cose buone come buoni sono i libri che si offrono. Ma le librerie dovranno essere dei forum per gli autori. Infatti, dal momento che il copyright con i libri elettronici diverrà sempre più incerto e debole, gli autori torneranno a guadagnare con letture pubbliche(come guadagnavano Omero o Ariosto, che non hanno mai visto un soldo di diritti d’autore?), spettacoli, conferenze e lezioni pubbliche. Le librerie saranno degli “showroom” per lettori che cercano qualcosa di nuovo.

da Il Domenicale de Il Sole24ore dell’11 luglio 2010