“Non sono più disposto ad accettare il dissenso”. A dirlo è Silvio Berlusconi che durante la conferenza stampa a Palazzo Grazioli da il ben servito a Gianfranco Fini. Il premier è intervenuto dopo l’ufficio di presidenza del Popolo delle libertà che si è concluso con il deferimento ai probiviri del partito dei tre deputati dissidenti Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio.

Al dì la delle sorti dei fedelissimi finiani, l’obiettivo del Cavaliere è il cofondatore del partito che secondo Berlusconi non solo è fuori dal Pdl, ma deve anche lasciare lo scranno più alto di Montecitorio: “I comportamenti di Fini sono incompatibili con i valori del Pdl e con i nostri elettori. Quindi – continua Berlusconi– viene meno la fiducia anche per il suo ruolo di garante come presidente della Camera”.

Secondo il premier sono stati gli elettori azzurri a chiedere il redde rationem affermando che “non è più possibile questo clima che nei confronti del governo ci sia un atteggiamento di opposizione permanente”.

Dopo queste affermazioni il numero uno del Pdl lancia un vero e proprio diktat ai deputati azzurri che nei prossimi giorni dovranno occuparsi della pratica di licenziamento di Fini e dice: “Lasciamo che siano membri del Parlamento ad assumere iniziative a riguardo”. Riguardo alla contromossa dei finiani, quella di fare gruppi autonomi alla Camera e al Senato, il Cavaliere non ha dubbi: “Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, sono fuori dal partito”.

Berlusconi, almeno in apparenza, non sembra preoccupato per la tenuta della maggioranza e dell’esecutivo. Anzi dice che non ha particolari problemi a continuare a lavorare con i finiani che hanno incarichi di governo. Ma anche in questo caso “e’ una decisione che dovrà essere assunta nella sua sede” e cioè a Palazzo Chigi.

Dopo la conferenza stampa Berlusconi ha raggiunto il ministro Gianfranco Rotondi che festeggia i suoi 50 anni. C’è tempo per altre dicharazioni e il Cavaliere assume dei toni un po’ più pacati: “Siamo addolorati di dover andare verso questa decisione ma il Pdl ha bisogno di un choc, dobbiamo dimostrare che il partito esiste e decide”. Insomma al presidente del Consiglio “sta male”, gli “piange il cuore”, ma, una volta messa al sicuro la manovra economica di Tremonti, ha dovuto prendere la decisione perchè “non si poteva più andare avanti con questa situazione”.

Durante il party a Villa Aurelia c’è anche modo di capire meglio come sono andate le cose durante l’ufficio di presidenza. Oltre ad Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viespoli, i tre mebri del Pdl che hanno votato contro al documento, anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni aveva chiesto 24 ore di tempo per cercare una ricucitura in extremis. Ma Berlusconi è stato irremovibile motivando la sua scelta con il fatto che a causa “delle liti e degli attacchi continui” il Pdl aveva già perso sei punti pieni nei sondaggi. Riguardo poi all’offerta di un armistizio arrivata ieri dal presidente della Camera e pubblicata sulle colonne del Foglio, il Cavaliere ha aggiunto: “non basta solo un’intervista all’ultimo momento utile, sollecitata per giunta da un giornalista, a farmi dimenticare tutto. Io ci ho provato troppe volte”.

Alla festa di compleanno del ministro dell’attuazione del programma, il Cavaliere trova anche il tempo di scambiare due battute con Assunta Almirante, la vedova del leader storico del Movimento sociale italiano (di cui Fini a lungo è stato il delfino).  “Presidente hai fatto bene a mandarlo a casa – dice la donna Assunta che prosegue citando l’ultima inchiesta del quotidiano della famiglia Berlusconi – anzi mandalo in una delle tante case che ha, magari a quella di Montecarlo”.