La storia della falsa bonifica di Santa Giulia a Milano è emblematica dei rischi che corrono i cittadini quando la politica si trasforma in un comitato di affari.

Se davvero saranno dimostrate le accuse che hanno portato al sequestro di parte dell’area dove la società Risanamento (sic!) dell’immobiliarista Luigi Zunino ha costruito – anche con soldi pubblici – un intero quartiere, si arriverà alla plastica e terrificante rappresentazione di come i reati non convengano alla collettività.

Oggi l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, che pure invita i residenti a non farsi prendere dal panico, ci dice che molti metalli pesanti, potenzialmente cancerogeni, sono finiti nella falda. E i magistrati ci spiegano che da lì arriva l’acqua che finisce nei rubinetti dei milanesi.

Non è un caso. Perché a bonificare la zona, che un tempo ospitava gli stabilimenti della Montedison, sono state le aziende di Giuseppe Grossi, un imprenditore diventato multimiliardario nel giro di una ventina d’anni, in ottimi rapporti di amicizia con tutti i vertici della politica lombarda.

Sulla sua agenda figuravano i nomi di Paolo e Silvio Berlusconi, quello del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e di Roberto Formigoni, quello di Mario Resca – il super consulente del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi – e quelli di alcuni amministratori pubblici del centrosinistra. Tutta gente che Grossi frequentava abitualmente e che, a volte, portava con sé in memorabili battute di caccia o faceva salire sul suo elicottero per volare con loro sino ad esclusive piste di sci.

Grossi è stato arrestato per la prima volta nell’ottobre del 2009. Grazie agli appalti per la bonifica di Santa Giulia aveva accumulato all’estero molti milioni di euro di fondi neri. E, seguendo le tracce del denaro, gli investigatori hanno fatto due scoperte.

La prima: il re delle bonifiche ha acquistato orologi per 6 milioni di euro poi regalati a politici di cui non ha mai voluto rivelare il nome.

La seconda: parte del tesoro di Grossi è stato riciclata a Montecarlo su un conto di Rosanna Gariboldi, la moglie del potente deputato pavese, Giancarlo Abelli. L’onorevole Abelli è uno dei candidati sostenuti dalla ‘ndrangheta (lui dice a sua insaputa) alle ultime elezioni regionali. E sul deposito (non dichiarato al fisco) aperto dalla moglie a Montecarlo, aveva pure lui la firma.

Nonostante tutto questo, nessuno nel suo partito lo ha chiamato a rapporto o ha avviato la procedura per la sua espulsione.

Da oggi però gli elettori possono rendersi conto a quali rischi per la loro salute questa mala-politica li abbia sottoposti.

È evidente, infatti, che se gli amministratori pubblici vanno a braccetto con chi fa affari sul territorio, e accettano favori o regali, molto difficilmente sapranno esercitare fino in fondo i loro poteri di controllo. È così  i tipi come Grossi avranno mani libere. Sempre.

Perchè a dover essere  bonificati non sono solo i terreni.  A Milano, ma non solo, c’è un’intera classe politica da ripulire. Prima che sia troppo tardi.