Sembrava ufficiale: Corradino Mineo, direttore di Rainews, stava per essere defenestrato dal suo incarico, ma nelle ultime ore le varie nomine sono state congelate. Inizialmente l’esautorazione era nell’aria,  per volontà dell’arcorese del consiglio e del clan di padani che vagheggiano un accorpamento del canale “all news” con RaiTre e una “regionalizzazione” della loro identità, in modo da partorire un minotauro televisivo federalista. E qual era l’uomo più adatto per compiere siffatta omerica impresa? Nientepopodimeno che Franco Ferraro, calabrese di Cosenza, attuale caporedattore di SkyTg24, nonchè conduttore della trasmissione “Seven”, sempre in onda su Sky. 

Pochi, però, ricordano che il calabrese Ferrano, nel lontano 30 ottobre 2002, si rese protagonista di un trash-splatter-show sulla scalinata di Trinità dei Monti, assieme all’operatore freelance Lorenzo Giurissich. All’epoca il successore di Mineo e il suo compagno di avventure lavoravano per l’emittente Stream News: quell’anonimo giorno autunnale i due si presentarono in una piazza di Spagna gremitissima, come sempre, di turisti e salirono lungo le scalinate di Trinità dei Monti. Ferraro, all’epoca 44 anni, a un certo punto, gonfiò il petto e, imitando il topos-cult del maniaco con l’impermeabile, spalancò la sua giacca per mostrare una cintura “Una Bomber- style” con finto esplosivo. Ma l’ardito gesto non fu isolato. Il vertice grand-guignolesco, infatti, si raggiunse con l’urlo feroce ed assassino del Nostro: “Adesso mi faccio esplodere in aria!’. Terror panico tra i turisti, agghiaccianti e adrenalinici brividi di paura tra i poveri passanti.
Il truculento siparietto ebbe brevissima vita a causa del pronto intervento delle forze dell’ordine: il Braveheart calabresello e il suo socio furono denunciati per procurato allarme, ma cinque anni dopo i legali Marafioti e Caiazza riuscirono a dimostrare che i due erano solo due buontemponi dallo scherzo facile, due macchiette vanziniane che volevano emulare Boldi e De Sica in “Vacanze romane – La vendetta”.

Chiedersi ora che cosa c’entri con Rainews un ‘ex kamikaze’, convertitosi dalla pasta ca’ muddhìca alla cassuola, è come tuffarsi in una piscina vuota. Ma il capo Bossi lo aveva preannunciato già: “So di poter portare in piazza dieci milioni di padani e altrettanti veneti disposti al sacrificio”. Che ci sia un cosentino (beffarda coincidenza, in questi tempi bui) è solo un’inezia.

Qui una spassosissima cronaca della fugace avventura pseudo-bombarola di Ferraro, raccontata sulle pagine dell’Unità da Oreste Pivetta.

Tv deficiente in piazza di Spagna
di Oreste Pivetta (L’Unità – 31 ottobre 2002)

Non bastano i terroristi quelli veri. Adesso ci si mettono i terroristi per finta, affiliati di Al Qaeda per gioco e per simulazione, per vedere come va a finire, per carpire televisivamente le emozioni e le paure della gente. Come se non potessimo immaginarcele tutte e se già non le vedessimo, sul serio: basta un telegiornale qualsiasi. Una volta i malintenzionati spalancavano gli impermeabili davanti ai bambini in uscita dalle scuole per mostrare chissà che. Adesso un malintenzionato è salito lungo le scalinate di Trinità dei Monti e ha spalancato la giacca per mostrare una cintura da kamikaze imbottita di tritolo, ma no, solo di gesso in pacchettini messi assieme con il nastro adesivo.
Tanti fili che escono e si raccolgono stretti a una batteria con un pulsante probabilmente bene in vista, solo di gesso ma con una particolare cura alla verosimiglianza. Per simulare: Trinità dei Monti, nei colori caldi dell’autunno, come una strada di Gerusalemme o un teatro moscovita. Naturalmente fingendo l’incombere di una tragedia, che in realtà potremmo guardare da qualsiasi parte ci si volti, senza messe in scena. Il giornalista in tenuta da kamikaze si è esposto, l’operatore lo riprendeva, il giornalista ha mostrato la sua attrezzatura gonfiando il petto e ha gridato: «Adesso mi faccio esplodere, così vediamo come è facile colpire Roma». I gradini più celebri del mondo, come un loggiato o una statua fiorentini. Qualcuno ovviamente ha sentito, ha visto, non si è spaventato e ha chiamato la polizia. La polizia ha bloccato
giornalista e operatore e li ha condotti al commissariato Trevi. La denuncia è stata per procurato allarme, turbativa dell’ordine pubblico con aggravante della simulazione di reato.

Ieri pomeriggio è accaduto anche questo.
Il giornalista e l’operatore, uno di trenta l’altro di quarantaquattro anni, freelance di Streamnews, volevano provare, osservare e raccontare l’effetto che fa, analisti del terrore e scoopisti senza rispetto, millantatori dell’attentato senza neppure la giustificazione della bigiata (quando a scuola scattava l’allarme bomba per una giornata di vacanza), neppure una settimana dopo la tragedia di Mosca, proprio mentre il nostro capo del governo con straordinario senso di responsabilità scopre eserciti armati in calata su Firenze, mentre qualcun altro, a poche ore di volo, oltre il mare, progetta di farsi saltare in aria davvero e magari si sta concedendo l’ultima foto ricordo in posa da martire.

Non si sa neppure con chi prendersela: con la scarsa cultura dei tempi, con una professione abbrutita, con la violenza (metaforica) dell’audience, con l’insensibilità diffusa (molto politica, in fondo) nei confronti di qualcosa che significa soprattutto dolore, ovunque si provi a stare, con la stupidità e basta. La direzione di Stream dice subito d’essere estranea e non c’è ragione per dubitarne. Ma non ha molta utilità andare in cerca di colpe e di condanne.
Mette angoscia lo spirito dei tempi che il gesto (la bravata?) adombra, la mancanza di senso nella sciagurata circostanza in cui viviamo, per i morti, buoni o cattivi che siano, kamikaze o vittime, per la brutalità e la gratuità dei gesti e delle parole, quando i gesti e le parole andrebbero misurate, calcolate, risparmiate. Come non insegna il nostro capo del governo. Gli esempi pesano.

Non si può dire terrorista, non si può dire kamikaze, fino a prova provata. È tramontata l’epoca dei film di guerra con i piloti giapponesi che incombono malvagi sulle portaerei yankees.
Le parole sono pietre, anche se talvolta si presentano dal lato comico: provate ad aprire il Giornale di Belpietro e troverete ad esempio un’intervista all’impavido Socci, editorialista del quotidiano di Berlusconi in forza alla Rai di Berlusconi, presentare una propria trasmissione, il proprio talk show, come una «sfida pericolosa» e se stesso come il «kamikaze dell’informazione tv». Senza pagare il conto delle parole, anche lui. Con annessa cintura esplosiva (metaforica, anch’essa), con la presunzione, anche lui, di suscitare il panico, dove? nella sinistra da Santoro in su o in giù? Ma ci faccia il piacere.