Due milioni nel mondo, di cui 12 mila bambini, mentre in Italia sono 1.360. Gli infortuni mortali nel nostro Paese, anche se hanno avuto una lieve diminuzione, sono pur sempre un numero consistente rispetto a 4,7 milioni di infortuni che annualmente accadono nell’Europa ma noi continuiamo a registrare 3,6 infortuni mortali ogni giorno lavorativo nel nostro Paese, e quelli mortali che avvengono nel nostro Paese sono il 20,52 per cento nel totale Europeo.

Nel mondo L’OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) ha diffuso i dati sulle “morti bianche”, rilevando che sui duecentocinquanta milioni di infortuni a lavoratori di ogni età che avvengono ogni anno, 335 mila sono mortali: 170 mila nel settore agricolo, 55 mila nel settore minerario e 55 mila nelle costruzioni. Inoltre, in tutto il mondo muoiono sul lavoro mille bambini al mese (dodicimila ogni anno).

In Italia gli infortuni mortali in Italia sono ogni anno 1.394 (quelli di lavoratori regolarizzati e denunciati all’INAIL); abbiamo, inoltre, oltre 24.000 malattie professionali all’anno. Il settore edile registra il più alto numero di infortuni mortali, oltre 350 all’anno ma anche nell’industria pesante come l’Ilva di Taranto, il più grande polo siderurgico d’Europa, si registrano circa 4mila nel 2004, vale a dire una media di 10-11 infortuni al giorno. Sono giovanni immigrati, di cui non viene controllato lo stato clinico o fisico o la loro adattabilità alle impalcature. Ricordate i grattacieli di Manhattan? Pochi sanno che i lavori di carpenteria , quelli più importanti per saldare le strutture in acciaio o ferro, vengono affidati solo ad Indiani Cherokee che non soffrono di vertigine per una particolare struttura genetica della loro coclea. Pensate che in Italia si facciano studi di questa portata per verificare, al contrario, la possibilità che invece alcuni operai sono più frequentemente colpiti dalle vertigini quando salgono nelle impalcature?

Accanto alle morti bianche da traumi nell’edilizia, industria ed agricoltura, le malattie professionali costituiscono le morti bianche lente e colpiscono soprattutto il sistema cardio-respiratorio. Nel mondo, 160 milioni ogni anno. Un problema sociale, ovviamente, ma anche un “peso” per l’economia: il costo annuo nel nostro paese è di 28 miliardi di euro, mentre a livello mondiale si arriva a 1.251 miliardi di dollari, il 4 per cento del pil, una cifra 20 volte superiore all’ammontare mondiale ufficiale dei fondi stanziati per lo sviluppo.

La stessa fonte indica che i 335 mila morti salgono a due milioni le persone se si considerano anche le vittime di malattie professionali, le c.d. “morti bianche ad orologeria”.In pratica ogni giorno muoiono 3300 lavoratori, al ritmo di un morto ogni 6 minuti.

Le morti per mesotelioma pleurico, una malattia con un periodo di latenza che va da 20 ai 30 anni. Gli istituti scientifici prevedono per il 2020 dai 3 ai 4mila casi di mesotelioma all’anno da amianto, Non basta più il divieto di utilizzo di materiali nocivi, amianto e sostanze chimiche. Sono emersi due elementi nuovi il radon che inquina le costruzioni dei paesi europei e la necessità di istituire un fondo di risarcimento per le vittime, perché serve prevenire, ma anche risarcire.

Quando si parla di innovazione tecnologica applicata al traffico, l’immaginario va ai nuovi catalizzatori che rendono le vetture Euro5 o Euro6. Che si sappia che i nuovi catalizzatori ( devices post-combustione) funzionano con i metalli pesanti che emettono nell’aria. Questi, respirati, non creano problemi solo bronchiali ma ledono tessuti nobili come il midollo osseo, e quindi l’apparato immunitario, e l’apparato emuntorio (renale ed urogenitale). E’ tutto da studiare l’effetto a lungo termine in questi lavoratori ad altissimo rischio.

Per quanto attiene alcune categorie fortemente usurate come vigili urbani e autoferrotranviari, dati i numeri epidemiologici ad essi va applicato il concetto di “morte bianca ad orologeria”. Dal 1995 al 2005 sono morti in Italia circa 600 vigili urbani per cancro polmonare pari a circa 1,1 vigile alla settimana, ma se si considerano i dati relativi alla insufficienza respiratoria la mortalità ascende a 2/ alla settimana , apri a circa 1050-1100 in dieci anni. Considerato che la popolazione dei Vigili è pari a circa 50.000 unità vi è una falcidie pari all’1%° per Cancro polmonare.

Nella categoria degli autoferrotranvieri l’aspettativa di vita è di circa – 7,3 anni rispetto ad altre categorie; il rischio cardiovascolare è del + 18%, quello per ipertensione arteriosa del + 35%. Altro che sciopero selvaggio o incatenarsi, dovrebbero incatenare i loro committenti!