“Ho scelto il paese ideale per aprire un’attività mia: in Gran Bretagna, l’appoggio dato alle piccole e medie imprese è di notevole importanza”. Anna D’Alessandro inizia il suo racconto quasi partendo dalla fine, ma chiarisce subito perché lei, nata a Sulmona, ormai consideri Londra la sua città elettiva. “Qui esistono infrastrutture statali come le Agenzie di sviluppo regionale, le Camere di commercio, le Agenzie di investimenti e tante organizzazioni sia private sia senza fine di lucro, tutte incentrate su un unico obiettivo: sviluppare la mentalità imprenditoriale”. Un supporto costante e reale che, spiega Anna, molti suoi amici non hanno trovato in Italia. “Persino l’Agenzia delle entrate organizza corsi gratuiti su come compilare la dichiarazione dei redditi online, imparare la contabilità aziendale, essere a conoscenza delle normative sull’ import-export” Una formazione a tutto tondo che alleggerisce di molto il peso emotivo ed economico di chi decide di mettersi in affari.

“Io ho fatto corsi gratuiti su tasse e rimborso spese, su come presentare prodotti, scrivere business plan e marketing per piccole imprese. Questi enti organizzano anche “Trade missions”, cioè viaggi a scopo commerciale in vari paesi”. Dall’esperienza di Anna sembra proprio che nulla sia lasciato al caso e che “l’iniziativa personale” trovi il migliore dei sostegni governativi. “Il modello anglosassone non è certo  perfetto, ma è senz’altro più sensibile di quello italiano alle problematiche che si presentano ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese. Qui è evidente lo sforzo di tradurre il business in realtà”. Anna è titolare della “Greenpuma”, una piccola società che si occupa di interventi ambientali per migliorare l’economia rurale, nel quadro di progetti comunitari. A Londra non solo ha iniziato la sua attività, ma ha costruito, passo dopo passo, tutto il suo percorso formativo e professionale. Anna ha raggiunto il suo obiettivo certamente grazie alla sua testardaggine, ma anche al supporto di una comunità efficiente, ben strutturata e attenta al merito. “Quando sono arrivata qui – ricorda Anna – non avevo soldi né prospettive. Avevo scartato gli Stati Uniti, dopo una breve permanenza a Boston, per il problema del visto, ma almeno lì avrei avuto una parte di famiglia a cui appoggiarmi”.

Londra, insomma, non è stata una scelta di comodo ma di istinto. “I primi lavori non erano nulla di esaltante ovviamente – dice Anna – eppure mi hanno permesso di mantenermi e iscrivermi all’Università”. Con grande sacrificio, Anna ha potuto conseguire la laurea a cui teneva molto e che le ha aperto molte altre porte. “La Gran Bretagna ha un programma accademico vasto e flessibile, con corsi nel fine settimana e serali. Si tratta solo di scegliere l’indirizzo da seguire e quando vuoi studiare. Ci sono molti programmi che ti permettono di fare scambi culturali, esperienze di lavoro in Gran Bretagna e all’estero: l’Erasmus è solo una delle possibilità. In tutti i Paesi dovrebbero esistere luoghi come il British Council o uffici di consulenza e aiuto per strutturare una carriera. Anche le borse di studio sono più accessibili. Non intendo dire che siano più facili da ottenere, ma che le modalità di accesso sono più chiare. Io stessa sono stata beneficiaria di un programma comunale che mi ha pagato dal secondo al quarto anno di università, nonostante lavorassi a tempo pieno e con uno stipendio”. Insomma, come precisa Anna, nulla semplice ma tutto possibile. “Sono molto orgogliosa di essere abruzzese e italiana poi, ma non sento, nè mai ho sentito, il bisogno di tornare in Italia”.