“O la fiducia sulla manovra o tutti a casa”. L’ennesimo diktat di Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini e i suoi ha provocato molta irritazione nel gruppo dei fedelissimi del presidente della Camera.
Per il premier chiedere la fiducia al Senato è stato “un atto di coraggio” e con questo metodo si sarebbe appellato al senso di responsabilità di tutto il Pdl per superare lo scoglio estivo senza scissioni. Ma nella minoranza resta più di un dubbio: “Non saranno le minacce di Berlusconi a imporci il comportamento che dovremmo usare – dichiara la deputata ex An, Angela Napoli – sono da poco venuta a conoscenza dello strappo tra il governo e le Regioni, e chi fa il parlamentare non può sottrarsi alle esigenze del proprio territorio”. Secondo la Napoli approvare questa Finanziaria sarebbe un “tradimento” nei confronti degli elettori: “Siamo stati eletti non per garantire e tutelare chi ci governa, ma per garantire e tutelare i cittadini. Per questo motivo, consapevoli che bisogna restare all’interno di certi ranghi economici, molti di noi sono imbarazzati”. E ci tiene a ribadire che se la manovra arrivasse al voto finale della Camera senza sostanziali modifiche lei sarebbe “molto, molto imbarazzata” a votarla.
Berlusconi ha “forzato un po’ la mano” secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ma lui è sicuro che “intanto la manovrà passerà”. Di certo c’è bisogno di una exit strategy laddove i finiani giocassero qualche scherzo inaspettato, e a creare le condizioni per gettare le fondamenta di una nuova maggioranza ci ha pensato Bruno Vespa con la sua classica cena pre-estiva con vista su Trinità dei Monti.
Da sempre considerato il presidente della “terza Camera della Stato”, giovedì sera il giornalista ha fatto sedere intorno a un tavolo, tra gli altri, Silvio Berlusconi (che si è presentato con la figlia Marina), Gianni Letta e Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc è l’uomo ideale per risolvere i problemi del Pdl, con i suoi 39 deputati.
Eppure Casini, nell’occasione, avrebbe ribadito la sua volontà di non diventare un tappabuchi vendendosi per un piatto di lenticchie (per esempio la poltrona che fu di Scajola). Ma di non disdegnare l’ipotesi di una maggioranza istituzionale, con altre condizioni. Tradotto: una crisi di governo e un riequilibrio delle forze. Il leader Udc è uscito dalla cena felice del corteggiamento, “è andata bene, benissimo” e disposto a dare una mano al premier sulla manovra “per il bene del paese”. Gasparri, non a caso, ieri, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Libero, che anche Berlusconi ormai si è convinto dell’utilità dell’alleanza col partito di Pier Ferdinando Casini. Lui lo era già.

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