Dopo la vicenda dell’emendamento Ceccanti al Lodo Alfano che voleva dotare il presidente della Repubblica di uno scudo totale, Bindi, Zanda, Casson e Serracchiani dicono la loro su quale deve essere il ruolo dell’opposizione.

BINDI: “LAVORO PER IL BENE POSSIBILE”
“Dobbiamo sempre tenere il doppio registro, tra limitazione del danno e opposizione intransigente al male assoluto. Il nostro compito principale è costruire un’alternativa. Ci sono situazioni in cui si può obiettivamente lavorare a ridurre il danno, anche se la via maestra è quella di impedirlo”. Così Rosy Bindi, presidente del Pd e vicepresidente della Camera esprime la necessità di perseguire il “bene possibile”.
Onorevole, come si può portare avanti questo tipo di opposizione?
Con un grande coordinamento tra le opposizioni, la capacità di parlare al paese e di approfittare delle divisioni della maggioranza che cominciano ad essere molto forti. Non portano a casa nessun provvedimento, se non con la fiducia.
Non sembra che le opposizioni riescano in questi intenti…
Direi esattamente il contrario. Oggi (ieri, ndr) abbiamo rimandato il provvedimento in Commissione, sulla manovra abbiamo fatto fronte con le Regioni, sulle intercettazioni si parla di modifiche, Brancher si è dimesso.
Però, non mi pare si possa parlare di “coordinamento tra le opposizioni” e di “capacità di parlare al paese”.
È l’impresa più impegnativa, ma non disperiamo. Soprattutto il Pd la deve sentire come uno dei suoi impegni principali.
Se questo governo rappresenta il “male assoluto” non bisognerebbe evitare ogni tipo di mediazione, anche per non rischiare di legittimarne le iniziative?
La mia è una posizione di assoluta resistenza e non di resa. Ma mi muovo nel tempo e nello spazio. Non c’è nessuna disponibilità a compromessi, ma il tentativo di poter portare a casa qualche risultato. Per esempio, quando Franceschini dichiara l’intenzione di votare gli emendamenti finiani al ddl intercettazioni fa una mossa politica per spaccare la maggioranza e poi ridurre il danno del testo. Dopodiché si vota contro, si va in piazza, non si collabora. Ma quando una legge se la votano comunque, ben venga riuscire a migliorarla.

ZANDA: “MAGGIORANZA INAFFIDABILE, EVITIAMO STRUMENTALIZZAZIONI”
“Nelle democrazie mature i parlamentari seri non dovrebbero mai giocare allo sfascio, né avere politiche e comportamenti di opposizione rozza alle proposte del governo”. Parola di Luigi Zanda, vicecapogruppo vicario del Pd in Senato.
Senatore, come si deve muovere l’opposizione?
Non condivido le tecniche di lotta parlamentare violenta e penso che quando è possibile e positivo, l’ opposizione deve cercare soluzioni migliorative delle proposte in Parlamento. Ma bisogna essere molto attenti alle circostanze politiche in cui si opera e non tradire il ruolo politico dell’opposizione.
Che vuol dire?
I parlamentari dell’opposizione non sono i consulenti del governo e non hanno il dovere di aiutare politicamente la maggioranza. Il Pd oggi pratica un’opposizione che deve fare i conti con una maggioranza impreparata e molto superficiale, guidata da un capo del governo spregiudicato, che non crede né alla divisione dei poteri né allo stato di diritto.
Dunque, in questo caso ha senso perseguire il male minore?
Davanti a un’inaffidabilità così consistente del governo non credo possa essere applicata.
E allora?
Bisogna fare opposizione e sapere che ogni nostra manifestazione di buona volontà sarà strumentalizzata com’è sempre stato in questi due anni, e dal 2001 al 2006. Esprimendo con fermezza i nostri principi e le nostre idee.
Deve riconoscere che l’emendamento Ceccanti si prestava esattamente a questo tipo di strumentalizzazioni.
Non è la mia materia. Non riconosco nulla. Si trattava di un errore politico.

CASSON: “IL RISCHIO È L’AVENTINO”
“Tra la scelta di riduzione del danno e l’opposizione al male assoluto non so dare una risposta univoca per tutte le situazioni e tutte le legislature. Una maggioranza parlamentare così schiacciante non c’è mai stata. E quando il presidente del Consiglio ordina di approvare una legge i suoi obbediscono”. Felice Casson, senatore democratico, ex magistrato, tra i firmatari dell’emendamento Ceccanti al Lodo Alfano, poi ritirato, ricorda come in questi 2 anni ha sempre ragionato considerando alcuni provvedimenti non emendabili e per altri provando a proporre soluzioni alternative.
Qualche esempio?
Ho portato avanti una ferma opposizione all’emendamento a favore dei servizi segreti contenuto nel testo sull’intercettazioni, proponendo 3 emendamenti soppressivi e uno correttivo e intervenendo più volte sulla questione. Alla fine, è stato ritirato.
Dunque, è per la mediazione?
Per l’attività parlamentare. Il male assoluto non l’abbiamo ancora raggiunto, nel senso che con questa maggioranza ne siamo pieni. Dunque, o andiamo sull’Aventino e diamo carta bianca al governo o cerchiamo di intervenire con l’attività parlamentare.
Come?
I modi sono quelli previsti dal regolamento del Senato e dalla Costituzione: se il fine è quello di ottenere risultati, questi non si ottengono con atti eclatanti, ma con l’attività reale.
Ma a volte questo può essere un boomerang, come nel caso dell’emendamento Ceccanti.
Il problema più importante in questo momento è la valutazione politica. E mantenerlo sarebbe stato un errore politico enorme.

SERRACCHIANI: “ANCHE COLLABORARE SE SERVE AL PAESE”
“Sono contraria alla riduzione del danno salvo in alcuni casi in cui l’interesse è del paese. Ma non se si parla del Lodo Alfano o delle intercettazioni in cui questo non c’entra niente”. Debora Serracchiani, europarlamentare e segretario del Pd di Udine, traccia una linea, in cui è possibile lavorare al “male minore”.
Onorevole, partendo dalla sua premessa quello dell’emendamento Ceccanti è stato uno scivolone imperdonabile?
È stato un errore politico. Penso che lui fosse convinto di migliorare un testo. Ma l’aspetto politico rende quell’emendamento inopportuno. Ci deve essere una politica forte. La scelta di dichiarare il Lodo Alfano irricevibile lo è.
Il testo di Ceccanti smentiva esattamente questo.
Si trattava della posizione di un singolo, che poi ha ritirato l’emendamento.
Dopo l’articolo del Fatto…
Penso che le cose sarebbero andate comunque così…
Dunque, che deve fare l’opposizione?
Intanto, uscire dall’afasia. Per esempio, abbiamo presentato emendamenti alla manovra per migliorarla. Certo, se il governo mette la fiducia, è un lavoro inutile. Ma non possiamo non farlo. E sui valori costituzionali, l’informazione e il sistema istituzionale dobbiamo essere forti e chiari.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 luglio 2010