“Ogni volta che rileggo questo disegno di legge mi cadono le braccia. Poi faccio un esercizio: provo a scrivere una richiesta di intercettazione sulla base delle nuove norme. Ma non ci riesco: i paletti posti dal legislatore sono tanti e tali che penso che alla fine sarà meglio mettere una pietra sopra sulle intercettazioni e rinunciarci, a cominciare da quelle ambientali, fondamentali per perseguire i reati di criminalità organizzata, racket, usura e spaccio”. Il procuratore aggiunto di Torre Annunziata Raffaele Marino è sconfortato. E non per la lettera infarcita di 7 proiettili e di minacce che la camorra gli ha spedito qualche mese fa, alla quale ha reagito senza fare una piega e proseguendo nell’impegno di sempre. Ma per gli effetti negativi dell’ipotizzata riforma sulle intercettazioni, che a suo dire renderanno il lavoro del pm “una corsa a ostacoli disseminata di trappole che ci impediranno di perseguire i criminali”. Dopo aver trascorso molti anni alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Marino vive sotto scorta e oggi è l’aggiunto di una Procura, guidata da Diego Marmo, che gestisce migliaia di fascicoli per reati di usura e di cessione e traffico di stupefacenti in una delle principali piazze d’Italia della vendita di droga a cielo aperto. Secondo Marino “sono molte le storture di questa legge che il grande pubblico ancora non conosce bene”.

Quali?

“L’istituzione del giudice collegiale per disporre le intercettazioni, ad esempio. Sarà fonte di enormi disagi per le sedi piccole come la nostra Procura. Oggi il pm di Torre Annunziata chiede il permesso di intercettare al Gip di Torre Annunziata. Domani dovrà chiederlo al giudice collegiale di Napoli, tribunale distrettuale competente. E inviare a Napoli tutti, ma proprio tutti, gli atti: è una follia, nemmeno al Riesame è necessario, il pm lì sceglie solo le prove utili, con l’evidente disparità di trattamento che l’intercettazione, una misura che incide di meno sulle libertà personali, necessiterà di garanzie maggiori di una misura cautelare come l’arresto. Inoltre, qualcuno si è chiesto se c’è, e dove si trova, il personale per fotocopiare questa imponente mole di carte, per trasportare i faldoni? Pensi inoltre a quante incompatibilità si creeranno e che ritardi si accumuleranno a causa di una legge che impone il ricorso al giudice collegiale persino per l’acquisizione dei tabulati. Poi vogliamo parlare dei tempi?”.

Parliamone…

“Li hanno ridotti drasticamente e questo è chiaro. Ma non sono nemmeno i 75 giorni di cui leggo sui giornali, in pratica sono molti di meno. Dopo i primi 30 giorni, per continuare a intercettare per altri 15 giorni devo dimostrare che siano emersi nuovi elementi. Se è emersa solo la prova del fatto per il quale indaghiamo, non possiamo chiedere proroghe. Arrivati al 60° giorno, possiamo proseguire per altri 15 giorni solo se esiste il presupposto dell’esigenza di impedire nuovi reati”.

Ma in quel caso non sarebbe meglio chiedere una misura cautelare?

“Certamente. Eppoi dal 75° giorno si prosegue di tre giorni in giorni, ma solo in presenza di ulteriori presupposti, e lascio immaginare l’andirivieni frenetico di cancellieri e impiegati per trasmettere ogni volta le carte al tribunale distrettuale competente. Insomma, questa legge rende il nostro lavoro una corsa a ostacoli all’interno di un imbuto che si restringe ogni giorno di più e che ci consente di indagare sul serio solo il primo mese”.

Cosa altro la preoccupa?

“Le nuove norme sulle intercettazioni ambientali. Siccome ormai tutti hanno imparato a parlare poco al telefono, senza le ambientali sarebbe impossibile portare avanti le più importanti indagini di camorra e di spaccio. Ora vorrebbero autorizzarle solo se nei luoghi dove viene disposta si commette il reato, e solo se quei luoghi appartengono o sono effettivamente in uso agli indagati. Ma se lo spaccio spesso avviene in luoghi pubblici, come ne raccogliamo le prove? Questa legge è un tale groviglio di trappole che forse i pm metteranno una pietra sopra alle intercettazioni e rinunceranno a chiederle, anche perché un giudice potrà sempre trovare un requisito mancante per negarle”.

Così almeno le Procure risparmieranno sulle spese.

“Un’altra bufala. Le intercettazioni costano in media 5 euro al giorno per retribuire le società che le effettuano e per il nolo delle attrezzature, più il costo delle telefonate, che potrebbe essere zero se lo Stato lo stabilisse al momento del rilascio della concessione alle compagnie telefoniche. Senza le intercettazioni, in teoria dovremmo muovere quattro o cinque ufficiali di polizia giudiziaria in più ogni giorno per pedinamenti, appostamenti. Credo che costino qualcosa in più di cinque euro e in assenza di risorse sufficienti, che già ora non sono sufficienti per le attività ordinarie, le indagini non si faranno proprio più”.