“Che certi appalti delle Ferrovie dello Stato finiscano a fornitori amici è una prassi”. Così il giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti commenta i risultati dell’inchiesta della procura di Napoli che ha portato all’arresto di Raffaele Arena e Fiorenzo Carassai, ex dirigenti della controllata di Fs Trenitalia, e degli imprenditori Carmine D’Elia (ai domiciliari) e Giovanni e Antonio De Luca. Tutti accusati di aver costituito un’organizzazione finalizzata a pilotare l’assegnazione di gare d’appalto ad aziende amiche in cambio di tangenti. “Di persone che nel gruppo Ferrovie dello Stato ancora oggi si comportano come l’ingegner Arena ce ne sono diverse”, dice Gatti, autore del libro-inchiesta sulle Fs Fuori Orario. A lui e alla casa editrice Chiarelettere il libro è costato una citazione in giudizio con richiesta di 26 milioni di euro di risarcimento da parte di Fs. Eppure, grazie a testimonianze e documenti riservati, Gatti era arrivato a cogliere alcune irregolarità nella gestione degli appalti che le indagini dei magistrati napoletani hanno confermato. Irregolarità da cui ora Trenitalia si sente danneggiata, tanto da costituirsi parte civile.

Gatti, nel libro lei aveva scritto di Arena e D’Elia.

“Alcune delle vicende a loro contestate erano note perché rivelate da un audit interno dell’azienda”.

Proprio a seguito dei controlli disposti dalla stessa Trenitalia, Arena era stato licenziato già nel 2007. Questo sistema di audit è quindi efficace?

“Di Arena non ce n’è uno solo, lui è la punta di un iceberg. Altre volte l’azienda non ha avuto la stessa determinazione nell’allontanare chi è stato colto con le mani nella marmellata. Che gli appalti vengano dati a fornitori amici è una prassi”.

La Procura di Napoli ritiene infatti che il caso sotto inchiesta non sia isolato: altri gruppi opererebbero “in modo illecito nel settore delle commesse ferroviarie”. Che sistemi si usano per pilotare gli appalti?

“Per i grandi appalti a volte vengono scelte trattative private anziché gare. Per quelli piccoli, nel caso si voglia favorire un’azienda amica, l’ufficio tecnico può rigettare le proposte dei concorrenti o non rendere disponibili a tutti i disegni di progetto. Poi a un imprenditore può accadere quello che è successo a Giampiero Galigani, di cui parlo nel libro: ha vinto una gara, ma lo hanno chiamato dall’ufficio Acquisti di Bologna per consigliargli di non andare avanti e lui ha capito che non era il caso di dar noia a chi avevano deciso dovesse fare i lavori”.

Se questo imprenditore non avesse assecondato l’invito?

“Non puoi essere il fornitore di un’azienda contro la volontà dell’azienda stessa. La collaborazione della controparte è necessaria per rispettare i tempi di consegna e non rischiare di pagare le penali. Un ufficio tecnico può metterti i bastoni tra le ruote e farti accumulare ritardi se non ti dà i campioni o le specifiche tecniche di cui hai bisogno”.

La Procura di Napoli parla pure di “cartelli illegali” tra i fornitori di Trenitalia.

“Le imprese spesso si accordano a tavolino per spartirsi le commesse. Nelle gare delle Ferrovie dello Stato c’è anche l’intermediazione di agenti che rappresentano più ditte e quindi hanno un forte controllo sulle offerte. Questi agenti sono una dozzina, ma quelli influenti pure meno”.

Entra in gioco anche la politica?

“Nell’aggiudicazione di piccoli appalti, più che la politica contano i rapporti personali con gli Arena di turno. Però da parte di esponenti politici può esserci l’intervento con segnalazioni come quella chiesta al cardinale Crescenzio Sepe da uno degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta di Napoli”.

Le responsabilità della gestione scorretta degli appalti sono anche dei vertici aziendali? Mauro Moretti incluso?

“Un amministratore delegato ha la responsabilità di indicare quali sono gli obiettivi prioritari da perseguire. E sinora non c’è stato uno sforzo particolare nell’affrontare il problema dei favoritismi e delle inefficienze nella concessione degli appalti. Un segnale lo si dà mettendo a capo delle strutture di Audit la persona giusta. Invece Moretti, quando è arrivato alla testa del gruppo, si è liberato dell’allora responsabile dei controlli interni Fabrizio Richard, pignolo e inflessibile”.