Aldo Brancher non fa in tempo ad annunciare le proprie dimissioni da ministro che si scatena la ridda di commenti, dichiarazioni, appropriazioni di meriti o colpe. Il Pd esulta per “la vittoria dell’opposizione”. Mentre l’Idv prima afferma che è una vittoria del partito di Di Pietro, poi corregge il tiro inserendo nel podio “Idv e Pd”. Per l’Udc, con il segretario Lorenzo Cesa, si chiude “una vicenda kafkiana, nata male e proseguita peggio” a dimostrazione “della confusione presente nel governo e nella maggioranza” . Dal Pdl, invece, le dimissioni alle quali Brancher è stato costretto dopo aver inutilmente tentato di sfuggire al processo Antonveneta, che lo vede imputato, appellandosi al legittimo impedimento (e fermato dal Quirinale), sono state accolte come un gesto di “onore e merito” di Brancher. Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, sostiene che il collega governativo abbia “dimostrato un grande senso di responsabilità”. Mentre il ministro della Difesa, Ingnazio La Russa, riconosce “onore e merito a Brancher per aver fatto la scelta giusta e aver sciolto questo nodo. Onore e merito al presidente Berlusconi per avere agevolato questa scelta”.

La Russa tenta di prendersi qualche merito. Ricorda che il premier “su nostro auspicio e su sollecitazione”, aveva detto che si sarebbe impegnato in prima persona per “sbrogliare la matassa” e sciogliere i nodi sul tavolo, a cominciare dal caso Brancher. “Abbiamo tenuto le bocche cucite e io, ribadisco, dico onore e merito a Brancher, per aver fatto la scelta giusta”. La celebrazione definitiva dell’imputato e ormai prossimo ex ministro, arriva dal premier, Silvio Berlusconi. “Ho condiviso con Aldo Brancher la decisione di dimettersi da Ministro”, si legge in una nota inviata da palazzo Grazioli. ”Conosco e apprezzo ormai da molti anni l’onorevole Brancher e so con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali – puntualizza Berlusconi – dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali. Sono certo che superato questo momento l’onorevole Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all’operato del Governo e alla coalizione”.

Le dimissioni di Brancher permettono alla maggioranza di evitare la mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv in calendario per giovedì prossimo. Per questo, in un incontro avvenuto ieri sera, Berlusconi aveva chiesto un passo indietro a quello che Zanda del Pd, definisce “ministro del nulla”. Rimane però aperto il fronte ddl intercettazioni. Il Pd ha garantito il proprio sostegno ai finiani. Anche l’Udc è molto critico sulla legge Bavaglio così come sbarcherà in aula a fine mese. E Berlusconi sa bene che per convincere Gianfranco Fini a un passo indietro non basta un invito a palazzo Grazioli come con Brancher. A ricordare lo spettro della sfiducia parlamentare ci pensa il vicepresidente della Camera e presidente del Pd, Rosy Bindi. “Per governo e maggioranza si tratta di una vera e propria resa alle ragioni della correttezza istituzionale per evitare lo scorno di una più grave sfiducia parlamentare che sarebbe certamente arrivata con l’iniziativa delle opposizioni”. Berlusconi, aggiunge Bindi, “cerca così di chiudere almeno uno dei tanti fronti critici per il governo. Ma la maggioranza è allo sbando e la fine della carriera politica di Brancher lo conferma”. L’esperienza ministeriale di Brancher, secondo Bindi, “nasce e muore nelle aule giudiziarie. Le sue dimissioni sono un atto dovuto, ma annunciarle in un tribunale anziché in Parlamento conferma tutta la strumentalità della sua nomina: Brancher era, infatti, solo il ministro del legittimo impedimento”.  Le dimissioni devono essere una “lezione per l’opposizione”, dice Enrico Letta. “E’ ancora una volta dimostrato che la determinazione e l’unità di intenti delle opposizioni consentono di ottenere i risultati e di mettere alle corde il governo. E’ una lezione di cui far tesoro”.