Pd e Pdl cominciano a somigliarsi. Hanno più di una cosa in comune. Cedimenti interni. Potenziali scissioni. E viva allergia dei leader ad affrontare alcuni temi d’attualità. Sentenza di condanna di Marcello Dell’Utri, ddl intercettazioni, Lodo Alfano, scontro con il Quirinale. Tanto per citare le notizie degli ultimi giorni.

A esser più che clementi si può immaginare che il silenzio sia dovuto a ignoranza. Non hanno potuto leggere i giornali. Sia Berlusconi sia Bersani sono infatti appena tornati dall’estero. Uno era in sud America, l’altro in Cina. Notizie non pervenute dunque. Forse. Sarà per questo che Berlusconi ieri sera ai tg e Bersani stamani a Milano non ne hanno fatto cenno. Va detto: il segretario del Pd, oggi a Milano per la segreteria regionale del partito, ha commentato le notizie del giorno. Con una certa sorprendente nuova vivacità. Tremonti definisce “cialtroni” i governatori delle regioni del sud? Per Bersani è lui con il governo “che ha regalato soldi ai cialtronissimi di Palermo e Catania”. L’attuazione del federalismo? “Siamo passati da quello delle chiacchiere a quello della truffa”. Non vorrei che i leghisti “tradiscano il federalismo per reggere il miliardario”.

I titoli dei quotidiani di oggi ci sono tutti. Commenta anche quel “Ghe pensi mì” che il cavaliere, da geniale venditore pubblicitario, ha fatto rimbalzare dai tg alle agenzie di stampa a tutti i quotidiani. “Non è la soluzione ma la malattia”, dice Bersani. “Sono sette anni che ci pensa lui. Credo che Berlusconi stia impazzendo”. Propone il dialogo per affrontare la manovra finanziaria, “che va cambiata radicalmente in parlamento”. Persino la scelta del candidato sindaco di Milano, in vista delle comunali del 2011, merita l’attenzione di Bersani. Anche se comincia a svicolare. “Non lo può dire il segretario del pd. Abbiamo ancora un mese per decidere il candidato alla poltrona di palazzo Marino, lo statuto prevede le primarie”. Sull’ormai non più presunta spaccatura interna degli ex popolari Bersani sfugge. “Il Pd è il Pd. Non è un partito socialista”, rassicura. “E’ un partito che fa parte di un amplissimo schieramento di progressisti in Europa e ha contatti con i progressisti in tutto il mondo”. Non è dato sapere se le voci che si rincorrono su una eventuale fuoriscita dal Pd degli ex margheritini in caso cada la maggioranza, trovano fondamento o destano preoccupazione. Bersani però manda un messaggio chiaro: “Se la maggioranza non ce la fa bisogna pensare a qualche altra ipotesi”. Apertura a un possibile governo tecnico dunque. In attesa degli eventi . Ma sia Berlusconi sia Bersani si apprestano a ripartire. Uno diretto ad Antigua, l’altro in America.