Perché giocare tanto per fare, quando un videogioco può significare opporsi a un intero sistema economico, produttivo e politico? Benvenuto nel mondo dei radical games. Gratuiti e giocabili online, ma soprattutto vere e proprie modalità di ribellione contro il distorto stile di vita occidentale. Un esempio? Per soddisfare la tua sete di profitto a tutti i costi, ecco Oiligarchy, sorta di Sim City in cui impersoni il capitalista cattivo e dunque sei tenuto ad agire senza alcuna remora morale: sfruttare le risorse naturali, distruggere la natura e corrompere i politici sovvenzionando le loro corse elettorali sono il tuo pane quotidiano. Quando anche il presidente sarà “oliato” dal tuo denaro, accederai alla sezione operazioni segrete. A quel punto sarà un tripudio di capitalismo nero: potrai bloccare la ricerca delle energie alternative, giocare sporco per aumentare la dipendenza petrolifera. E, ovviamente, scatenare guerre a tuo piacimento e vantaggio.

Insomma, fai del male al mondo per accrescere il tuo punteggio. Alfiere di questo mediattivismo, che unisce intrattenimento e contestazione, è il sito molleindustria.org. Presentato come un collettivo di game designers, in realtà è un one-man-show di creatività e satira sociale e politica. Tutta da giocare. Se l’è inventato Paolo Pedercini, italiano emigrato negli Usa. Il sottotitolo di Molleindustria, radical games against the dictatorship of entertainment, è tutto un programma. Prendete il McDonald’s Game. Come tutti i giochi di Molleindustria, per giocarlo basta scaricare gratuitamente l’applicazione in flash. Una volta lanciata, il vostro compito è accrescere i profitti della multinazionale più odiata del mondo. Nelle varie schermate di gioco – pascolo, macellazione, negozio e ufficio marketing – potete abbattere villaggi e convertirli a pascoli, iniettare ormoni della crescita nelle vacche, cibarle con farine animali, corrompere dietologi, climatologi, ispettori sanitari e politici, fare mobbing ai vostri dipendenti, avviare campagne diffamatorie contro i detrattori del marchio. Non fatevi scrupoli o il minaccioso pagliaccio di McDonald’s vi licenzierà con vergogna.

Farmville alla rovescia, insomma. Se quest’ultimo, popolarissimo su facebook, spaccia l’illusione un po’ consolatoria di costruire la propria fattoria davanti al pc, i radical games ribaltano la prospettiva e raccontano le distorsioni del nostro modo di vivere: da Operazione Pretofilia, action game in cui si combatte contro la task force vaticana per insabbiare gli abusi dei membri del clero, a Embrioni in fuga, il videogioco preferito dagli oppositori della legge 40 che affossa la ricerca, platform in cui guidi gli embrioni verso la libertà (scientifica). Giochi politici, dunque? “Se hai una concezione estesa della sfera politica, se non la limiti a quello che accade nelle stanze del potere e durante le elezioni, allora sì, si tratta di giochi politici. In particolare sono interessato alla politica che sfugge al controllo democratico, come appunto le manovre delle grandi multinazionali e delle lobby economiche e religiose”, spiega Pedercini. Un presupposto che accomuna le varie cellule internazionali di questa controcultura: “decostruire la retorica dei videogiochi mainstream e al tempo stesso disseminare messaggi di dissenso nella Rete. Esplorare le enormi potenzialità persuasive del mezzo e, possibilmente, divertirsi”. L’establishment è avvisato: il videogame sarà sempre di più una forma di contestazione feroce. E senza frontiere.