Mi rendo conto che si finisce per risultare simpatici come una vuvuzela ad essere critici sul mondo del calcio, soprattutto in questa nazione nella quale i calciatori a detta dei giornalisti sportivi sono “modelli per i giovani”. Infatti, attraverso faticosi e costosi spot televisivi, i calciatori insegnano ai giovani a stipulare contratti telefonici, a curarsi i capelli, a bere birra, a giocare a poker. Ma io ho un sogno: vorrei che il calcio diventasse uno sport.

Se il calcio fosse uno sport gli arbitri sarebbero estratti a sorteggio e anche i calciatori, perché se il calcio fosse uno sporti calciatori più bravi non giocherebbero necessariamente con le squadre più ricche.

Se il calcio fosse uno sport nelle scuole calcio s’insegnerebbe ai ragazzini ad amare la lealtà, il rispetto per le regole e per gli avversari e gli s’insegnerebbe ad odiare  quello squallido repertorio di menzogne, furberie, disonestà che i giornalisti sportivi descrivono come “mestiere“.

Se il calcio fosse uno sport non ci sarebbero né tifosi ultras, ma solo gioiasi sostenitori.

Se il calcio fosse uno sport nessuno tirerebbe un avversario per la maglia, nessuno farebbe finta di essersi fatto molto male, nessuno restituirebbe all’avversario la palla cinquanta metri più lontano di dove l’avversario l’aveva concessa.

Se il calcio fosse uno sport segnare un gol con la mano e non farsene accorgere non sarebbe considerata una cosa geniale, ma una cosa di cui vergognarsi.

Se il calcio fosse uno sport gli ex calciatori sarebbero più sani.

Se il calcio fosse uno sport i giornalisti sportivi sarebbero molti di meno.