Da quando il Cavaliere ha lanciato, sia pure ancora solo nella sua fertile fantasia, il “Partito dell’Amore” la parola d’ordine di tutti i berluscones è: odio. Autoproclamarsi “Partito dell’Amore” è già una dichiarazione di odio. Se io infatti sono dalla parte dell’Amore tutti quelli che mi sono contrari cosa possono essere se non dei seguaci del partito dell’odio? Ma lasciamo perdere, non voglio trascinare i berluscones in una seduta di psicanalisi.

Vittorio Feltri, cui è stata indirizzata nei giorni scorsi, e peraltro recapitata a un indirizzo sbagliato, una busta contenente una misteriosa polverina bianca, addebita questo gesto intimidatorio, assieme all’attentato di Tartaglia e al fermo di un tipo che si aggirava nei pressi di una delle abitazioni di Berlusconi, al “clima d’odio” che si è creato in questo paese ad opera di coloro che si oppongono al Cavaliere.

Scrive Feltri: “Questo comunque è il bel clima che si è creato in Italia negli ultimi anni grazie al contributo di tanti odiatori professionali. Ciascuno porta il suo sassolino ‘odioso’ e presto avremo davanti agli occhi una montagna di odio e a quel punto ci accorgeremo che è troppo tardi per evitare un funerale”. Insomma un “delitto Matteotti” alla rovescia. Vittorio Feltri, che è sempre stato un giornalista di battaglia e che ha sempre usato, e usa, toni forti e molto spesso violenti, dovrebbe avere la cortesia di spiegarci oltre quale limite la critica diventa odio.

Il Codice penale come limite alla libertà di espressione non contempla l’odio, ma l’ingiuria, la diffamazione e la calunnia. E allora, essendo l’odio un sentimento, e come tale non misurabile, come facciamo a regolarci? Tutto ciò che è ostile a Berlusconi può essere odio. Anche il Palavobis, i “girotondi”, il grande raduno di piazza San Giovanni di qualche anno fa che raccolse un milione di persone, non certo tutte di sinistra, contro le leggi “ad personam” e che si svolsero sempre nel modo più pacifico e controllato, senza il bisogno di ambigui “servizi d’ordine”, sono stati bollati come “manifestazioni di odio” non solo da Pierluigi Battista ma dal ben più autorevole Marco Barbone, uno degli assassini di Walter Tobagi, che scriveva: “I girotondi costituiscono, che gli piaccia o no, il milieu culturale al cui interno una scelta sciagurata come la lotta armata trova appoggio, silenzio, conformismo omertoso di stampo mafioso” (Quotidiano Nazionale, 29/3/2002).

E così siamo sistemati. È fin troppo evidente che la categoria dell’odio serve per zittire ogni critica al manovratore, col ricatto di essere i mandanti morali di qualsiasi cosa accada allo stesso manovratore o ai suoi fedeli. Se si accetta questa intimidazione anche quel poco di libertà di stampa che è rimasta in Italia ha chiuso. Io non accetto la categoria dell’odio.

Ma visto che i berluscones ci trascinano per i capelli mi metterò sul loro stesso piano. Il più grande seminatore d’odio in questi anni è stato proprio Silvio Berlusconi. Non più di qualche giorno fa ha chiamato ‘plotone d’esecuzione’ i magistrati di Milano, dichiarazione che ne segue infinite dello stesso tenore. Sono manifestazioni d’amore? Qualche mese fa, da Praga, ha bollato come “farabutti” tutti coloro che nei giornali, nelle tv, in Parlamento gli sono ostili. Sono dichiarazioni d’amore? Tempo addietro definì “criminali” Luttazzi, Travaglio e Freccero.

Sono manifestazioni d’amore? Di Di Pietro disse “è un uomo che mi fa orrore”. È una dichiarazione d’amore? In terra di Spagna, a proposito di Mani Pulite, parlò di “guerra civile”, così evocandola. Ma soprattutto ha spaccato l’Italia in due: fra i suoi e gli altri, tutti comunisti e, naturalmente, “odiatori”.

Comunque sia è la prima volta nella Storia che il Capo di un paese pretende di essere amato. Hitler e Stalin volevano essere temuti, non pretendevano di essere anche amati. Sembrava troppo persino a loro. Noi invece dobbiamo voler bene a Berlusconi, ci è vietato detestarlo, questo vecchio, caro, simpatico, amorevole, innocente ragazzo, pena la discesa nel girone infernale degli “odiatori professionali”. Feltri, vai “a dar via i ciapp”, pirla. Ti odio.

da il Fatto Quotidiano del 30 gennaio