La campagna a favore dell’ex governatore abruzzese si fonda su elementi marginali

Il processo a carico dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, arrestato il 14 luglio del 2008 con l’accusa di aver intascato tangenti della sanità per un ammontare di circa 5 milioni di euro, inizierà in primavera. Nel corso dell’udienza preliminare il gip deciderà se accettare o meno la richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Pescara. Nel frattempo è già partita la celebrazione a favore dell’ex governatore della sua assoluzione attraverso una vera e propria campagna di stampa.

Il rapporto. A dare il la un’indagine parziale e tecnica dei carabinieri, delegata a suo tempo dalla procura per verificare quale fosse il rapporto tra ricoveri nelle cliniche private e rimborsi elargiti dalla regione.
Un’informativa, chiamiamola così, agli atti fin dall’inizio dell’inchiesta ma depositata solo recentemente in concomitanza con l’avviso della conclusione delle indagini. Informativa da cui emerge che la regione aveva ridotto il budget della sanità.

Prova ritenuta da Del Turco a suo favore. Si tratta di un fatto vero quanto quello che la regione era stata costretta a ridurlo dal governo in base a una direttiva che mirava ad arginare il disastroso buco della sanità abruzzese.

Tant’è che poco dopo la giunta regionale fu commissariata. Ma assolutamente irrilevante al fine dell’impianto accusatorio in quanto la riduzione del budget non costituisce un elemento dell’accusa che si fonda, invece, sul fatto che sono state pagate e, dunque, intascate, tangenti. Informativa, ancora, in cui i carabinieri si spingono a definire Angelini, il patron delle cliniche private, un imbroglione.

"Nulla di nuovo sotto il cielo" esclama sereno il procuratore capo Nicola Trifuoggi. "Angelini non a caso nel processo è imputato di truffa e di altri reati", dice. Ma Angelini è anche un collaboratore della procura.

Un’altra prova che Del Turco definisce a suo favore mentre denuncia lo "sconvolgente silenzio del Pd. Partito che abbiamo fondato in 45 ma un’ora dopo il mio arresto sono spariti in 44” e l’ingiusta detenzione, è che nonostante "oltre cento rogatorie alla ricerca di conti esteri non un centesimo è stato mai trovato".

Dimenticando di dire che la procura ha accertato circa 600 mila euro, versati in contanti da Del Turco sul conto della sua compagna,utilizzati da quest’ultima,il giorno seguente,per l’acquisto di case a Roma e in Sardegna. Soldi di cui Del Turco e la sua compagna non hanno mai voluto rivelare la provenienza, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

"Non abbiamo mai pensato che avremmo trovato conti esteri intestati alui, nessuno lo avrebbe mai fatto. Di certo non ha saputo fornire alcuna spiegazione sulla provenienza di quei milioni di euro versati sul conto della compagna. In ogni caso il processo deve ancora iniziare. E i processi non si celebrano sui giornali per giunta fornendo come prova assolutoria un rapporto parziale che nulla ha a che vedere con la tesi accusatoria" taglia corto il procuratore di Pescara.

Notizie, dunque, parziali piegate per sostenere l’innocenza di Del Turco che potrebbe anche uscire assolto dal processo, ma resta il fatto che il processo deve ancora iniziare.

Gli arresti. Come quel riferimento alla richiesta ignorata dei carabinieri di arrestare il patron Angelini. "L’arresto di qualcuno non lo decide né i carabinieri né la Guardia di finanza. Lo chiede il pubblico ministero e la convalida spetta al gip deciderla esattamente come è accaduto nel caso di Angelini.

La dottoressa Marilena Di Fine ha ritenuto che la custodia cautelare nei confronti di Angelini non fosse necessaria in quanto non c’era il pericolo di inquinamento delle prove, che invece, ancora esisteva per Del Turco che era presidente in carica, e che fosse evitabile grazie alle importanti dichiarazioni che Angelini stava rendendo" spiega ancora Trifuoggi che conclude con una domanda: "Se l’informativa dei carabinieri avesse contenuto prove a discolpa di Del Turco, per quale ragione avremmo chiesto il suo rinvio a giudizio e non l’archiviazione?".

Domanda che di questi tempi di caccia ai magistrati politicizzati rischia una risposta scontata, seppure nel caso specifico, considerato che nel calderone ci sono finiti tutti, da sinistra a destra, si tratterebbe di magistratura sempre politicizzata ma extraparlamentare.

Da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio