Basta poco a mettere tutti d’accordo: accontentare i politici. La polemica tra l’Enac – Ente nazionale per l’aviazione civile – e Ryanair sui documenti validi per imbarcarsi in aereo si è dissolta ieri: oltre al passaporto e alla carta d’identità, la compagnia low cost accetterà d’ora in poi anche le carte AT/BT, cioè i tesserini rilasciati dal governo a ministri e parlamentari.

Nonostante questo – dichiara il direttore comunicazione della compagnia Stephen McNamara – non ci sarà "nessun passo indietro sui documenti non sicuri, tra cui licenze di pesca, patenti di guida e carte di identità professionali". Tutti esprimono grande soddisfazione, a partire dai ministeri dell’Interno e dei Trasporti. Eppure l’Enac ne aveva fatto una questione di principio: "La legge è legge, l’Italia non è la repubblica delle banane – aveva dichiarato al Fatto il presidente dell’ente Vito Riggio – e se qualcuno vuole partire con il porto d’armi, e glielo negano, vada alla polizia perché stanno ledendo un suo diritto".

Riggio sembrava determinato a far rispettare una norma, scritta prima degli attacchi alle Torri gemelle, che prevede che le compagnie aeree italiane (anche quelle che, come Ryanair, hanno i check-in online) debbano accettare, per le tratte nazionali, tutti i tipi di documenti di riconoscimento.
Ma quando Ryanair ha minacciato di abbandonare l’Italia a partire dal 23 gennaio (bloccando centinaia di voli) perché "sulla sicurezza – come dichiarava poche settimane fa – non si può transigere, ecco che arriva l’accordo ad personas.

Alla fine si è quindi trovata una soluzione politica a una questione che, secondo alcune versioni, sarebbe partita proprio da una parlamentare: Ryanair avrebbe infatti rifiutato il tesserino dell’onorevole Gabriella Giammarco come documento valido per volare, lasciandola a terra. La Giammarco però ha smentito, sostenendo di viaggiare sempre col passaporto.

Intanto la necessità di maggiore sicurezza – dopo il fallito attentato sul volo per Detroit – sta portando anche l’Italia a sperimentare i full body scanner negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia. Il prezzo di ogni macchinario, dopo le minacce terroristiche, è salito a 200 mila euro. L’Enac ha già dichiarato che investirà due milioni di euro per installarli.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 gennaio