Nei primi tre mesi di vita il Fatto Quotidiano ha venduto, in media, oltre 70 mila copie a cui vanno aggiunti 43 mila abbonamenti. Un dato, quello dell’edicola, che risente, in positivo, dei primi giorni di uscita quando abbiamo toccato punte anche di 130 mila copie. Ma è pur vero che nella settimana caldissima dell’aggressione a Berlusconi e della lista nera di Cicchitto, il Fatto ha raggiunto di nuovo quota 70 mila (più le 20 mila copie del dvd su Paolo Borsellino).

Meno positive le vendite domenicali che tendono a stabilizzarsi intorno alle 50 mila copie. Possiamo dire che il peso del Fatto si è ormai stabilizzato e che sul futuro del nostro giornale possiamo dormire sonni tranquilli? Sì e no. Sì, perché stiamo parlando di numeri che sono dieci volte superiori al punto di equilibrio fissato nel progetto iniziale. Sì perché sentiamo crescere intorno attenzione e calore. No, perché agiamo in un mercato editoriale spesso soggetto a sbalzi d’umore e che vive una fase di crisi strutturale. Ce lo siamo già detti: il successo del nostro giornale è innegabile ma occorre restare con i piedi ben piantati.

Per la sua natura di testata assolutamente autonoma e indipendente Il Fatto ha rinunciato a qualsiasi finanziamento pubblico. Ne siamo così orgogliosi che lo scriveremo presto in alto in prima pagina. Però, malgrado le vendite che collocano il Fatto nella parte alta della classifica, davanti a quotidiani che hanno redazioni e costi dieci volte superiori, gli introiti pubblicitari restano assai limitati. Il ripetuto e minaccioso segnale lanciato dal premier alle imprese affinché venga tolta la pubblicità ai giornali non allineati con il governo è stato prontamente accolto. Non ce ne lamentiamo affatto. Non abbiamo bisogno dei soldi degli altri. Anzi, siamo stracontenti che i nostri lettori rappresentino l’unica vera forza su cui poter contare.

Noi cerchiamo ogni giorno di fare del nostro meglio. Capita di sbagliare, di non essere all’altezza delle attese. Ce ne scusiamo. Siamo un piccolo gruppo di giornalisti e la fatica è tanta. Funziona così. Voi scommettete su di noi. Attraverso le migliaia di abbonamenti già sottoscrittti (fenomeno senza precedenti e non solo in Italia) e pagando ogni mattina un euro e venti all’edicola. Noi cerchiamo di raccontarvi l’Italia migliore. E quella delle caste, delle mafie e che prende a calci i propri scienziati. Lo facciamo a testa alta senza farci intimidire dai giannizzeri del capo e dai loro tentativi di linciaggio. Voi continuate a restarci accanto. Buon Natale.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre