C’è una tecnica antica, nata almeno un secolo fa, che il potere usa quando viene messo alle strette. È una tecnica astuta ed efficace. Gli americani la chiamano firehose of falsehood: l’idrante della disinformazione. Nessuno nasconde niente. Nessuno censura. La verità viene invece sparata addosso ai cittadini assieme a migliaia di altre informazioni, di particolari più o meno rilevanti, di notizie a volte vere, a volte false. Così diventa indistinguibile dal resto e annaspa, anzi annega, nel rumore.
Un diluvio di documenti, il vero e il falso. Ma noi vi mostriamo la radiografia del potere
Durante la Guerra fredda i servizi segreti sovietici la usavano con metodo: versioni contraddittorie, accumulo, confusione. Non dovevi convincere. Dovevi disorientare. Nel 2016 uno studio della Rand Corporation, uno dei think tank legati al governo Usa più influenti al mondo, ne ha persino formalizzato il modello: volume alto, velocità, ripetizione, scarsa coerenza. Così oggi la tecnica è standardizzata e globale. E il caso Epstein ne è uno dei migliori esempi. Milioni di documenti. Pubblicati a tranche. Pieni di omissis. Difficili da consultare. Un archivio online che dovrebbe chiarire e invece stordisce. È per questo che il numero di MillenniuM che state leggendo è un dizionario. Dalla A alla Z. Per fare il contrario: togliere il rumore, rimettere i fatti in fila, restituire un centro.
Cercate allora di dimenticare per un attimo il sesso, l’orrore della pedofilia e le decine e decine di ragazze trattate come merce di cui avete tanto letto, visto e sentito. Concentratevi invece sul ricatto. Implicito o esplicito non importa. Su quel “tu sai che io so che tu sai” in grado da solo di condizionare le scelte politiche, economiche e finanziarie dei potenti del pianeta. Perché è qui che questa storia cambia scala e diventa La Storia.
Il ricatto sessuale è vecchio come il mondo. Lo descrive già la Bibbia nel libro di Daniele, prolifera nelle corti imperiali e monarchiche per poi approdare ai servizi segreti. I francesi parlano di compromission, gli inglesi di honey trap, i russi di kompromat. Ma la sostanza è sempre quella: trovare la debolezza, conservarla, usarla. Epstein non inventa il metodo. Semmai lo aggiorna. Lo rende sistematico e soprattutto lo documenta.
Attorno a lui si muovono le élite. Bill Clinton vola sul suo jet. Donald Trump lo frequenta per anni prima di rompere nel 2004 e viene citato per abusi sessuali in alcune testimonianze, senza un seguito giudiziario. Il principe Andrea cade invece dopo le accuse. Ci sono miliardari, finanzieri, registi, intellettuali, spie, politici, come l’ex premier israeliano Ehud Barak. Non sono tutti uguali. Non tutti hanno fatto qualcosa di male: il loro esatto ruolo lo capirete anzi solo leggendo le prossime pagine. Ma sono tutti nello stesso perimetro. Ed è questo il punto. Epstein non è fuori dal sistema. È dentro.
Nel 2007 resta invischiato in una prima indagine per reati sessuali. Un accordo gli garantisce una condanna mite e dopo appena 13 mesi torna in sella. Nessuno però gli volta le spalle. Tutto è perdonato, dimenticato, ignorato. Alexander Acosta, il procuratore che ha di fatto insabbiato l’inchiesta accettando quel patteggiamento della pena, fa carriera politica. Nel 2016 viene scelto dal neopresidente Trump come segretario al Lavoro. La stampa Usa, senza essere smentita, scrive che Acosta, parlando del caso Epstein, ha privatamente spiegato di aver accettato di accordarsi perché gli era stato detto: “Jeffrey appartiene all’intelligence”.
Vero? Falso? In questo MillenniuM troverete i molti legami del finanziere pedofilo con più di un servizio segreto, a partire dal Mossad. Epstein è di religione ebraica; fa donazioni a enti israeliani; è molto amico e in affari con Barak; ha una compagna e complice che si chiama Ghislaine Maxwell, figlia di Robert Maxwell, potentissimo editore morto in circostanze misteriose, descritto come uno 007 di Tel Aviv da alcune serissime inchieste giornalistiche. Poi ci sono le testimonianze, i documenti dell’Fbi e le ipotesi investigative rimaste ancora aperte.
Ci sono insomma domande. Non risposte. Tutto il resto invece è chiarissimo. Epstein costruisce una rete che unisce finanza, politica, affari. Offre consulenze, accesso, relazioni. Spiega come eludere il fisco e spostare denaro. E intanto costruisce dipendenze. Le élite non lo espellono. Lo usano. Mentre lui usa loro. Perché le élite funzionano così. Non sono una comunità morale. Sono un sistema chiuso. Un ghetto dorato. Dove il denaro apre le porte, il sesso crea debolezza, il favore crea debito. E il debito si paga.
Quando poi i file vendono desecretati, il sistema reagisce come sappiamo. Non nasconde. Innaffia e sommerge l’opinione pubblica con un flusso indistinto e continuo di notizie o pseudo tali. I file sembrano comparire e scomparire. La confusione è totale. Ma se, anche grazie a MillenniuM, vi riuscirete a orientare, il caso Epstein diventa una radiografia del potere. Mostra come funziona davvero: relazioni, interessi, silenzi. E mostra soprattutto una cosa. Che il potere non ha bisogno di essere onnipotente. Gli basta essere opaco. Per questo gli Epstein Files fanno paura. Non perché dicano tutto. Ma perché, anche confusi, anche mutilati, fanno vedere abbastanza. Abbastanza per capire che il problema non è Epstein. Il problema sono sono loro, i Padroni del Mondo.