L’ammasso di bugie e incongruenze è venuto giù di colpo, nella notte tra mercoledì e giovedì, confermando quello che gli investigatori dei carabinieri avevano sospettato già nei momenti successivi al momento in cui Alessandro Impagnatiello aveva denunciato la scomparsa di Giulia Tramontano. Il reo-confesso dell’omicidio della 29enne, incinta al settimo mese, è stato inchiodato da un’indagine che in 72 ore è riuscita a raccogliere sufficienti elementi per indagare l’uomo e quindi, a valle degli accertamenti dentro casa, a spingerlo a confessare tradito, oltre che dalle ricerche in Rete e dai buchi nel suo racconto, anche dalle tracce di sangue trovate nell’appartamento e quelle biologiche nel bagagliaio della sua auto. In attesa dell’interrogatorio di garanzia da parte del giudice per le indagini preliminari, ecco cosa è accaduto, secondo gli elementi emersi nel corso dell’inchiesta, a partire da sabato quando Tramontano incontra l’amante di Impagnatiello.

L’incontro tra le due donne – Che il 30enne barman avesse una doppia vita le due donne ne hanno certezza a partire “da aprile”, poi sabato pomeriggio, alle 17, l’incontro all’Armani Bamboo Bar, in centro a Milano. È l’amante a volerlo, che non crede più alla versione di Impagnatiello che continua a screditare la compagna e anche la sua gravidanza. Entrambe le donne, prima ignare l’una dell’altra, a quanto si è appreso, dallo scorso aprile avevano iniziato ad avere sospetti sul fatto che l’uomo avesse un’altra relazione. La ragazza, anche lei rimasta incinta, aveva abortito mesi fa. Durante il faccia a faccia Tramontano, probabilmente, prende contezza del castello di bugie dell’uomo che le dorme accanto. Tra le due “c’era stata solidarietà” al punto che la collega e amante di Impagniatiello “si è mostrata preoccupata”.

Il ritorno a casa e l’omicidio – Attorno alle 19 il rientro nella casa di Senago. Il momento è immortalato da una telecamera di sicurezza, l’ultima testimonianza di Tramontano in vita. Sono le 19.05 di sabato. Impagnatiello la aspetta nella loro casa. Secondo gli inquirenti, cinque minuti prima dell’arrivo della donna, il barman cerca online “come disfarsi di un cadavere in una vasca da bagno” e “come ripulire macchie di bruciato”. La ricostruzione dei minuti successivi è nel verbale del reo-confesso: “Sono stato io. L’ho accoltellata due, tre volte”. L’uomo ha sferrato i colpi mortali prima delle 20.30, stando a quanto accertato dai carabinieri. Ma nel suo racconto, spiegano fonti investigative, qualcosa non torna. Tra l’altro, l’uomo avrebbe detto che l’arma con cui ha ucciso, un coltello da cucina che era in casa, l’avrebbe inizialmente avuta in mano la donna per gesti autolesionisti. Dopo l’omicidio, secondo la pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, ha tentato di bruciare il corpo nella vasca da bagno, senza riuscirci. Negli stessi minuti, avrebbe tentato di sviare le indagini inviando, attorno alle 21, alcuni sms a parenti e conoscenti della donna: “Sono stanca vado a riposare”.

L’incontro (respinto) con l’amante – Quindi, con il cadavere ancora nell’appartamento di Senago, Impagnatiello si è presentato sotto casa dell’amante, a Milano, verso le 2 di domenica scorsa, insistendo per poter entrare, ma lei non l’avrebbe fatto salire. “Se n’è andata, adesso sono libero”, il senso della sua conversazione durante la quale è arrivato a sostenere che il figlio che Tramontano portava in grembo non fosse suo. L’ex collega e amante, spaventata, ha però preferito non incontrarlo in un faccia a faccia preferendo un confronto a distanza “da due finestre”.

L’occultamento del corpo – Nelle ore successive, l’uomo ha fatto rientro a Senago. A questo punto – sempre secondo quanto emerso finora – ha tentato nuovamente di disfarsi del corpo. Il cadavere della donna è stato portato in garage, dove Impagnatiello ha tentato nuovamente di bruciarlo, questa volta cospargendolo di benzina. Poi lo ha caricato in auto e lo ha abbandonato in mezzo alla sterpaglia alle spalle di una serie di box auto in via Monte Rosa, a qualche centinaio di metri dall’abitazione che la coppia aveva condiviso. Il cadavere della 29enne è stato ritrovato coperto da alcuni teli di plastica.

La denuncia e le bugie – Domenica pomeriggio l’uomo va a denunciare la scomparsa della donna. Il suo racconto è lacunoso, pieno di contraddizioni. Tra le altre cose, Impagnatiello sostiene di essere andato a comprare della marijuana nella notte tra sabato e domenica ma fornisce un indirizzo del tutto inesistente. Sostiene che la donna si sia allontanata volontariamente con il cellulare e una somma in contanti. Gli investigatori dei carabinieri ‘snasano’ le incongruenze. E parte l’indagine. Vengono ascoltate molteplici persone, con il racconto-chiave dell’altra donna, e nel giro di 72 ore si arriva a decostruire il castello di bugie architettato in maniera grossolana da Impagnatiello. Che però non cede. Neanche quando mercoledì sera vengono rinvenute tracce biologiche nel bagaglio della sua Volkswagen T-Roc.

Il “crollo” – È solo di fronte alla scoperta grazie al luminol, utilizzato dai carabinieri della sezione investigazioni scientifiche, di ”ampie tracce di sangue” nell’appartamento di Senago che l’uomo mercoledì sera è “crollato” e “ha deciso di ammettere l’omicidio”, ha spiegato il comandante provinciale dell’Arma Iacopo Mannucci Benincasa. Inchiodato, ormai in trappolato, ha ammesso: “Sono stato io, le ho dato due, tre coltellate”. Un delitto ammesso dal barman 30enne senza però – osserva il comandante – ”raccontare la verità” perché “non credo che il racconto sia del tutto genuino, ci sono cose che non tornano”. L’uomo ha avuto dei complici, almeno per disfarsi del cadavere? “Indagini in corso”, rispondono le due magistrate.

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