A Gaza non si muore solo per gli attacchi degli israeliani ma anche per di fame. È una carestia quella che sta colpendo soprattutto gli abitanti più fragili della Striscia. A lanciare l’allarme sono le Nazioni Unite, nel giorno in cui le autorità danno notizia del decimo bambino morto per malnutrizione e disidratazione. “I documenti ufficiali di ieri o di questa mattina riportano della presenza di un decimo bambino morto per fame ufficialmente registrato in un ospedale”, ha detto il portavoce dell’Oms Christian Lindmeier, aggiungendo che “si tratta di una soglia, molto triste, ma purtroppo ci si può aspettare che le cifre non ufficiali siano più alte”.


“Carestia indotta” – Nelle ultime ore i media hanno riferito che durante la notte quattro bambini erano morti all’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, oltre che di altri sei giovani morti mercoledì nello stesso centro e all’ospedale Al Shifa, della città di Gaza. “Nella Striscia di Gaza si muore di fame e il responsabile è Netanyahu”, ha detto Philippe Lazzarini, il Commissario generale dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi. “La carestia è indotta ed è facile tornare indietro: basta aprire i valichi”, ha spiegato il Commissiario in un’intervista a La Stampa. “È scioccante però che centinaia di persone affamate siano state uccise mentre stavano disperatamente aspettando il cibo. Nel Nord di Gaza incombe la carestia e come Unrwa non abbiamo più potuto portare aiuti dal 24 gennaio. Quando abbiamo riprovato a inizio febbraio il nostro convoglio è stato bloccato dall’esercito israeliano”, ha detto Lazzarini.

“Colpi di armi da fuoco nell’80% dei feriti nella strage della fame” – Il riferimento del Commissario è alla strage compiuta sui civili accalcati intorno a un camion nella speranza di ricevere aiuti alimentari. Il direttore ad interim dell’ospedale al-Awda di Jabalia, Mohammed Salha, ha detto che circa l’80% dei feriti portati nella sua struttura sanitaria presentavano lesioni d’arma da fuoco. Dei 176 feriti portati all’ospedale al-Awda 142 avevano lesioni d’arma da fuoco mentre gli altri 34 mostravano ferite dovute a una fuga precipitosa, ha detto Salha specificando di non poter fornire informazioni sulla causa della morte delle vittime dell’accaduto perché i loro corpi sono stati trasportati in altre strutture. Secondo Hamas almeno 112 palestinesi sono morti e altri 760 rimasti feriti quando l’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro una folla di persone accalcata intorno a un convoglio di aiuti umanitari. Israele sostiene che decine di persone “sono state uccise e ferite” nella calca o “travolte dai camion“: ricostruzione che dunque è smentita dalle ferite da arma da fuoco sui corpi delle vittime. “So che il trasporto di due giorni fa non era organizzato né dall’Onu né dall’Unrwa né da alcuna associazione umanitaria conosciuta. Sembra ci sia dietro un’iniziativa di altra natura, ma i fatti possono essere accertati solo con un’indagine seria, un adeguato accesso al luogo e un appropriato interrogatorio”, ha detto Lazzarini.

“Domani riprendono i negoziati” – La strage sui civili che cercavano di ottenere aiuti alimentari ha avuto ovviamente ripercussioni a livello internazionale. Gli Stati Uniti stanno esaminando le varie versioni “contraddittorie” sulla sparatoria, ha spiegato il presidente Usa, Joe Biden. Che però non ha celato il suo pessimismo: “È probabile che non ci sarà” un cessate il fuoco temporaneo a Gaza entro lunedì, ha ammesso. Poi, a chi gli chiedeva se gli spari a Gaza complicheranno le trattative sugli ostaggi e la tregua nella Striscia, ha risposto con un secco: “Lo so”. Fonti della sicurezza egiziana, però, hanno annunciayo ad Al Arabiya, che domani, domenica 3 marzo, riprenderanno al Cairo i negoziati per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi.”Si ragiona su una lunga tregua a Gaza e sullo scambio – dice la fonte – ma per raggiungere l’accordo occorre stabilire il ritiro di Israele dal nord di Gaza e il rientro degli sfollati”.

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