Almeno 11 persone sono morte, secondo i numeri forniti dalle milizie filo-russe nel Donbass, mentre altre 40 sono ancora sotto le macerie dopo un bombardamento ucraino nella regione di Lugansk che ha colpito una panetteria di Lisichansk. Il comando militare russo denuncia l’attacco dell’esercito ucraino sui civili nei territori controllati dall’esercito di Mosca e spiega che si sta cercando di recuperare più superstiti possibili tra i calcinacci dell’edificio ormai distrutto. Sempre secondo i russi, il raid è stato effettuato utilizzando missili Himars forniti dagli Stati Uniti.

Già in mattinata un altro attacco ucraino, questa volta all’interno dei confini della Federazione, era andato a segno. In quel caso non si è trattato di un obiettivo civile, ma strategico: a essere colpita da due droni di Kiev è stata una raffineria di petrolio Lukoil di Volgograd, la seconda più importante compagnia russa di petrolio e gas. Il ministero della Difesa russo, scrive Ukrainska Pravda, ha reso noto che un drone ucraino è stato abbattuto nella regione di Belgorod, altri due nella regione di Volgograd e uno nella regione di Rostov.

Secondo il media ucraino Rbc, l’operazione contro la raffineria è stata portata a termine dai servizi di intelligence interni ucraini (Sbu): “L’incendio di oggi in una delle più grandi raffinerie di petrolio della Russia, che si trova a Volgograd, è stato il risultato di un attacco riuscito da parte della Sbu – affermano le fonti – La Sbu continua a distruggere sistematicamente le infrastrutture che la Russia utilizza per condurre la guerra in Ucraina. Colpendo le raffinerie di petrolio che lavorano per il complesso militare-industriale russo non solo tagliamo la logistica delle forniture di carburante per le attrezzature nemiche, ma riduciamo anche la capacità della Russia di rimpinguare il suo bilancio”.

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