Le condizioni igieniche nei campi profughi di Rafah sono pessime. Qui si sono ammassate centinaia di migliaia di sfollati, in fuga da Gaza City e da Khan Younis, da giorni nella morsa dell’esercito israeliano. E la mancanza di aree attrezzate e di acqua per pulire rende quasi impossibile l’accesso ai bagni. Per questo il 24enne Qusai si è attrezzato con il poco che aveva a disposizione, terra e qualche lamiera, e ha costruito un bagno di fortuna. “Hanno montato un bagno comune lontano da qui, ma era davvero sporco. La vita qui è miserabile. Non c’è acqua, non c’è igiene” racconta agli operatori di Oxfam. Il giovane ha prima abbandonato Gaza City per spostarsi nel sud a Khan Younis e poi, di fronte ai nuovi ordini di evacuazione, ha raggiunto Rafah. Sempre camminando. “La zona dove vivevamo ora è una stazione militare dell’esercito israeliano. Le case, gli edifici e le torri sono stati bombardati, non è rimasto niente in piedi. Ci sono solo i carri armati. È stata una vendetta”.

Da Oxfam arriva intanto un nuovo appello al cessate il fuoco, in particolare dopo la prima pronuncia da parte della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che ha deciso di non archiviare le accuse di genocidio nei confronti di Israele. L’ordinanza e le misure provvisorie emanate dalla Corte internazionale di giustizia rappresentano un passo cruciale nel riconoscimento delle atrocità commesse a Gaza dallo Stato di Israele, per fermare lo spargimento di sangue e gli orrori inimmaginabili di cui stanno facendo le spese 2,3 milioni di palestinesi” è il commento di Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. “L’azione militare israeliana ha causato lo sfollamento di massa di un intero popolo, usando la fame come arma di guerra e negandogli gli aiuti di cui ha un disperato bisogno. Allo stesso tempo tutti gli Stati – in particolare quelli che sostengono Israele attraverso la fornitura di armi, nonostante il chiaro rischio che vengano usate per commettere crimini di guerra – devono rispettare la sentenza della Corte e non essere complici di azioni che la disattendono. Esortiamo tutti i Paesi, compresa l’Italia, a fare tutto ciò che è in loro potere per garantire un immediato cessate il fuoco, assicurando che i responsabili delle violazioni da entrambe le parti siano chiamati a rispondere delle loro azioni, e lavorando per porre fine all’occupazione decennale di Israele nei territori palestinesi”.

Il racconto fa parte di una serie di testimonianze raccolte dagli operatori e dai manager di Oxfam a Gaza che ilfattoquotidiano.it ha deciso di pubblicare. L’obiettivo è avere un racconto in prima persona da parte dei civili a Gaza, coloro che in questo momento stanno pagando il prezzo più alto del conflitto.

LA PETIZIONE – Nessuna risposta umanitaria significativa potrà esserci senza un immediato cessate il fuoco. Per questo Oxfam ha lanciato un appello urgente al governo italiano e ai leader europei a cui si può aderire su: https://www.oxfamitalia.org/petizione-gaza/

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