“Siamo consapevoli delle enormi difficoltà di copertura delle sedi, soprattutto in alcune zone e territori, in particolare in quelli del nord Italia, dove noi assistiamo a scoperture del personale amministrativo notevoli in grado ovviamente di incidere sulla efficacia della risposta giudiziale sull’effettività poi alla fin fine della tutela dei diritti del fine ultimo della giurisdizione quindi dell’attività che si svolge all’interno degli uffici giudiziari”. Così Gaetano Campo, capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia, nel corso di una conferenza stampa – organizzata da Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera dei deputati – sulla carenza del personale amministrativo negli uffici giudiziari. Perché si possono proporre tutte le riforme che si vuole per accelerare la macchina della giustizia, ma se manca il personale per attuarle, è facile comprendere come il rischio è che le riforme restino sulla carta.

“Il capo dipartimento dell’organizzazione del Ministero della Giustizia ha dato atto che il personale amministrativo è in situazione di carenza organico drammatiche in alcune zone del Paese”. E’ il commento che rilascia ai microfoni de ilfattoquotidiano.it, al termine della conferenza stampa a a Montecitorio, Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati.
“Complessivamente c’è una forte carenza del personale amministrativo, bisogna che il ministero continui una politica di assunzioni, rafforzando alcune misure per rendere appetibile il lavoro presso il Ministero della Giustizia che – con alcune zone del Paese dove il costo della vita è particolarmente elevato – dato che il nostro comparto offre disponibilità economiche inferiori a quelle di altri comparti, diventa assai poco appetibile e quindi non si riescono a colmare gli organici”.

La conferenza stampa è l’occasione per parlare con il presidente dell’Anm anche dei prossimi passi del ministro della Giustizia del governo guidato da Giorgia Meloni. Tra questi l’emendamento al ‘ddl Nordio’ per eliminare i nomi delle persone non indagate dai verbali delle intercettazioni. “Per il resoconto fatto dai giornalisti ritengo la misura irragionevole. Che cosa significa non mettere nei brogliacci, cioè nei verbali di ascolto, un nome? Il pubblico ministero deve essere edotto dalla polizia giudiziaria delegata all’ascolto di chi sono i conversanti anche per valutare le posizioni. Chi è terzo oggi rispetto alle indagine – spiega Santalucia – potrebbe essere coinvolto ad una migliore lettura del dato delle intercettazioni. Così come rappresentato, l’emendamento mi sembra avere le gambe corte – cioè – non potrà fare molta strada perché significa creare un inceppamento della macchina investigativa”. “Se poi – aggiunge – si vuol dire che non deve essere pubblicata sui giornali la conversazione irrilevante riguardante terzi questo c’è già. Ricordo al ministro che già da tempo, dal 2017, si è detto che le conversazioni irrilevanti non devono essere nel fascicolo e quindi non essendo nel fascicolo non sono a disposizione nemmeno dei giornalisti”.

Quanto alla limitazione dell’uso dei trojan, altro annuncio del ministro Nordio fatto nell’aula del Senato la scorsa settimana, per Santalucia i “diritti dei privati cittadini devono contemperarsi con l’obbligatorià dell’azione penale e con l’esigenza della repressione dei reati. Come magistratura oggi noi stiamo scontando problemi rilevanti perché le tecnologie di cui dispone la criminalità sono molto molto avanzate. E’ all’ordine del giorno delle Sezioni unite la questione dei cripto-telefoni e pensare di creare ulteriori ulteriori ostacoli alle indagini non credo sia una misura da guardare con favore. Non so cosa abbia in mente il ministro – continua il numero uno dell’Ann – ci rendiamo tutti conto dell’importanza del diritto alla riservatezza delle comunicazioni, ma se c’è da fare un’indagine, quell’indagine non deve essere ostacolata da misure che non siano pienamente giustificate dalle esigenze di tutela del cittadino. Vedremo qual è il punto d’equilibrio che la riforma del Ministero sui telefonini vuole realizzare, io oggi constato che la criminalità ci fa scontare un gap enorme perché utilizza tecnologie di comunicazione molto avanzate che spesso rendono difficile un lavoro investigativo. Bisogna agevolare il lavoro investigativo e non creare ulteriori ulteriori ostacoli”.

Il menù delle prossime settimane in Parlamento è fitto. Dall’abolizione del reato di abuso di ufficio fino ad un nuovo intervento sulla prescrizione e sulle intercettazioni e riduzione del traffico d’influenze. Mentre si dovrebbe vigilare sugli appalti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed evitare che le organizzazioni mafiose possano metterci le mani. Su questo Santalucia è netto. “Sono tutte misure su cui noi abbiamo ampiamente discusso e siamo intervenuti criticamente: dall’abuso d’ufficio alla riduzione dell’area del traffico di influenze. Sulla prescrizione ben 26 presidenti di Corte d’Appello hanno scritto al Ministro invocando una disciplina transitoria, perché la prescrizione è legata ai programmi di organizzazione degli uffici. Pensare di intervenire ogni anno sul termine di prescrizione significa non avere per nulla a cuore il tema dell’organizzazione che è fondamentale, perché la programmazione del lavoro si fa sui tempi di prescrizione ed oggi di improcedibilità. La politica sembra disinteressarsi al tema dell’organizzazione che è centrale per una buona efficienza del servizio giudiziario, in tempi di attuazione del Pnrr. I presidenti delle Corti di Appello sono rimasti inascoltati e sull’abuso d’ufficio abbiamo speso tante buone ragioni per dire che non è una misura da salutare con favore”.

Santalucia conclude l’intervista puntando su quelle che l’Ann ritiene le vere priorità in seno all’amministrazione della Giustizia: “Noi abbiamo fortissime carenze sul piano del processo telematico. Il processo penale telematico è stato costretto ad essere rinviato di un anno, il processo telematico dei giudici minorili fa acqua da tutte le parti, dei giudici di pace non ne parliamo. Sono questi i temi che abbiamo segnalato più volte al ministro Nordio, sono queste le emergenze, quelle che noi vediamo e che ci fanno dire che se non c’è un forte impegnodel Ministero sul piano della efficienza dei servizi – che sono poi responsabilità costituzionale del ministro – gli obiettivi del Pnrr non saranno realizzati ma anche dopo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il sistema giustizia farà fatica a stare al passo coi tempi”.

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