La Camera blocca il salario minimo con i voti della maggioranza. E delega il governo a legiferare sul tema. Affossato ogni tentativo delle opposizioni di inserire la paga oraria a 9 euro. I voti a favore sono stati 153, 118 i contrari, 3 gli astenuti. Ora il testo va al Senato. Al momento della discussione in Aula e poi del voto è scoppiata la bagarre nell’emiciclo con le opposizioni che urlavano in coro “vergogna, vergogna”. Sono stati anche esposti numerosi cartelli.

Mentre in Aula andavano in scena gli ultimi interventi, dopo lo scontro della giornata precedente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attaccato le opposizioni in un’intervista a Rtl 102.5 e ha rinfacciato loro di non aver mai approvato quello che ora propongono. Durante gli ultimi interventi hanno preso la parola tra gli altri Nicola Fratoianni che dopo aver concluso ha voltato le spalle all’emiciclo in segno di protesta nei confronti dei partiti di centrodestra che hanno “voltato le spalle al paese reale”. Per il Pd è intervenuta in Aula la segretaria Elly Schlein: “Oggi è un giorno triste, oggi che accartocciate con una mano la proposta di salario minimo delle opposizioni e con l’altro date un manrovescio a milioni di lavoratori poveri. Vorremmo sapere perché Meloni ce l’ha così tanto con i poveri. Voi all’ascensore sociale state tagliando i fili perché chi è povero resti povero“. Subito dopo il voto, Schlein ha annunciato che il Pd “andrà avanti insieme alle altre opposizioni”: “Anche oggi abbiamo agito in maniera compatta e continueremo a farlo”, ha detto. “Il provvedimento è stato affossato e il modo ancor ci offende perché avrebbero potuto avere almeno il coraggio di votare contro e invece hanno svuotato di significato proposta a cui avevamo lavorato. Siccome sanno che è una proposta popolare anche tra loro elettori hanno mandato la palla in tribuna e rinviato di altri 6 mesi che i lavoratori poveri però non possono aspettare”.

La questione è di merito e di metodo. Sul merito il centrodestra continua a dirsi contrario al salario minimo fissato per legge a fronte delle opposizioni che – unite con l’eccezione di Italia Viva – hanno presentato una proposta condivisa. Ma nel metodo la maggioranza ha in pratica “scippato” l’iter: anziché bocciare la proposta delle minoranze o presentare un emendamento soppressivo, ha sostituito sempre via emendamento il testo delle opposizioni con una proposta di delega al governo per “occuparsi del tema”. L’obiettivo è chiaro: disinnescare una possibile (e potenzialmente efficace) arma elettorale in vista delle Europee e buttare la palla avanti ancora oltre quella data (tanto è vero che i sei mesi di tempi previsti dalla delega del Parlamento al governo scadono proprio a ridosso dei giorni in cui si apriranno le urne).

A rispondere alle critiche anche energiche di ieri delle opposizioni è stata stamani la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che sul salario minimo ha ribadito quello che dice ormai da mesi e cioè che il rischio è che si abbassino anche i salari che invece sono adeguati per effetto dei contratti collettivi. Sul piano politico la premier, però, attacca sia i partiti del centrosinistra sia i sindacati. “Capisco l’opposizione, la bagarre – dice a Rtl 102.5 – ma un po’ sorrido perché obiettivamente oggi M5s e Pd dicono che il salario minimo è l’unica vera cosa che va fatta in Italia, e in 10 anni che sono stati al governo non gli è mai venuto in mente di farla”. Idem le organizzazioni dei lavoratori con riferimento a quelle che del salario minimo parlano cioè Cgil e Uil. “Devo anche dire che mi incuriosisce la posizione di alcuni sindacati che vanno in piazza per rivendicare la bontà del salario minimo, ma quando vanno a firmare contratti collettivi accettano contratti da poco più di 5 euro l’ora come è accaduto di recente con il contratto della sicurezza privata, quindi bisognerebbe essere anche un po’ più coerenti penso”.

“La presidente Meloni che oggi dichiara che la fa sorridere la questione del salario minimo? Si deve solo vergognare” ha ribattuto in Aula Valentina Barzotto, capogruppo M5s in commissione Lavoro di Montecitorio. “La legge che voi oggi affossate è una legge che punta dritto al cuore del problema: in questo Paese i salari sono generalmente troppo bassi. E allora con questa proposta di legge le opposizioni avevano un obiettivo semplice: intervenire sull’emergenza del lavoro povero e con quello strumento spingere la contrattazione collettiva” ad alzare i salari”, ha attaccato in aula Fratoianni (Avs). “Voi state dicendo agli italiani che chi lavora con salari troppo bassi deve continuare a farlo e che della condizione materiale dei cittadini ai voi non frega niente”. Poco prima il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova aveva sottolineato che “è un atto di prepotenza politica da parte della maggioranza che non ha avuto il coraggio nemmeno di votare contro”.

A fare da stampella al centrodestra – e non è certo una sorpresa – è Italia Viva che rileva la differenza tra la sua proposta e quella delle altre opposizioni, cioè la soglia fissata a 9 euro. “A un certo punto – ha detto durante il suo intervento Luigi Marattin – si è stabilito che sotto quella cifra è sfruttamento. Ma non si è capito bene sulla base di cosa. Il salario minimo non è un sussidio ma un prezzo. E quel prezzo deve essere fissato in accordo con le condizioni di mercato, in relazione al salario mediano. 9 euro l’ora sarebbero il secondo salario minimo del mondo dopo la Colombia“. Per il deputato renziano “se si fissa un salario minimo così alto rispetto al salario mediano, si creano lavoro nero e disoccupazione. Per questo abbiamo proposto di far decidere la cifra di una commissione sulla base delle condizioni di mercato. Ma il dibattito è diventato nient’altro che l’ennesima puntata dello scontro tra le curve ultrà, riducendosi a un sei a favore sei di sinistra, se sei contrario sei di destra”.

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