La prima lettura “nell’arco temporale di due-tre mesi“. Il governo ora accelera sulle riforme: le parole della ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati confermano la volontà della premier Giorgia Meloni di incassare il primo via libera al testo sul premierato prima delle elezioni europee. Il suo partito, Fratelli d’Italia, è compatto intorno all’obiettivo: l’avvio dell’iter sulla riforma costituzionale al Senato e non alla Camera si spiega anche così. A Palazzo Madama la presidenza di Ignazio La Russa e la commissione guidata dal fido Alberto Balboni garantiscono un percorso senza inciampi. L’opposizione, in particolare il Pd, protesta per la scelta di non iniziare da Montecitorio. Ma a frenare la corsa della premier Meloni potrebbero essere soprattutto le divergenze interne alla maggioranza. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri non è blindato: “Certo che no”, ha sottolineato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli. Che ha aggiunto: “Forza Italia vuole che ci sia un attento e preciso dibattito“. Una richiesta che mal si sposa con la volontà della presidente del Consiglio di poter spendere il sì in prima lettura al testo già durante la campagna elettorale per le europee.

“I tempi li detta il parlamento come sempre, ma spero che nell’arco temporale di due-tre mesi una prima lettura possa arrivare perché non è la sfida del centrodestra, ma degli italiani, perché si cerca di modificare da destra e da sinistra il governo”, ha detto la ministra Casellati, ospite di Start a Sky Tg24. Per fare prima, il governo ha scelto di partire dal Senato, dove il percorso è più rapido e blindato. La prassi avrebbe voluto che si cominciasse da Montecitorio, visto che a Palazzo Madama è già in discussione l’altra riforma, quella dell’autonomia differenziata. A inizio settimana però da Palazzo Chigi è arrivato il pressing per scegliere comunque il Senato: così, FdI e Lega potranno marcarsi a vicenda su quelli che considerano rispettivamente i loro cavallo di battaglia. “Si conferma quello che denunciamo da tempo: il baratto, nella maggioranza, tra premierato e autonomia”, attacca Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd.

C’è uno “svilimento del ruolo della Camera. Discutere della riforma costituzionale non è una gentile concessione del governo. Prendiamo atto che alla maggioranza alla Camera sta bene che di riforme e manovra si discuta al Senato, ma non sta bene al Pd e ci faremo valere in tutte le sedi”, assicura la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga. “Abbiamo scritto al presidente della Camera chiedendo conto di come si stanno garantendo i diritti delle opposizioni, senza avere ancora risposta soprattutto da parte del governo. Se questo non avverrà cambierà anche il nostro atteggiamento nelle commissioni e in Aula”, dice Braga.

Le opposizioni avevano chiesto la convocazione della conferenza dei capigruppo “per dire che la Camera era stata esautorata o comunque limitata dei suoi poteri e poi qualcuno ha scoperto che invece la Camera comunque avrebbe un ruolo decidente” sul ddl che riguarda il premierato, “perché se sono quattro passaggi quelli tradizionali per le riforme costituzionali, vuol dire che il secondo è della Camera. Gli altri due devono infatti esseri confermativi, su testo identico. Pare che qualcuno non avesse letto, e mi limito a letto perché poi sarebbe pericoloso dire che non avesse capito…”, replica duramente il presidente dei deputati di FdI, Tommaso Foti.

“Sono scelte che vengono fatte dal ministro dei Rapporti con il Parlamento che avrà valutato quale scelta migliore partire dal Senato. Non sono decisioni che prendono i gruppi parlamentari”, commenta anche il capogruppo di Forza Italia alla Camera Paolo Barelli, intervistato da Affaritaliani.it. Di fronte alla protesta delle opposizioni, aggiunge: “A ognuno farebbe piacere averlo in prima lettura, ma quando arriverà in seconda alla Camera sarà comunque modificabile, se necessario e utile”. E proprio sulle modifiche al testo calca la mano Barelli: “Uno dei punti chiave è la sistemazione della legge elettorale compresa la soglia di entrata al 55% del premio di maggioranza per chi vince le elezioni. Quindi serve una valutazione sul coordinamento tra il premierato e la legge elettorale”. Per il deputato di FI, “uno dei punti chiave della riforma è la stabilità“, ma “poi ci sono anche alcuni pesi e contrappesi da valutare bene con un ampio dibattito, compito del Parlamento”. Insomma, all’interno della maggioranza non tutti sembrano voler correre.

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