Ora è ufficiale: con il via libera della Corte Suprema dell’Alabama il condannato a morte Kenneth Smith potrà essere giustiziato mediante ipossia da azoto, un metodo brutale consentito in alcuni Stati degli Usa ma mai utilizzato fino a oggi. Con una decisione adottata a maggioranza (sei favorevoli e due contrari) i giudici hanno accolto la richiesta di esecuzione avanzata dal procuratore generale Steve Marshall e rigettato il ricorso degli avvocati di Smith, che avevano chiesto la sospensione della condanna. L’ultima parola spetterà però alla governatrice dell’Alabama, la repubblicana Kay Ivey, che, oltre a dover stabilire la data dell’esecuzione, possiede anche la facoltà di concedere la grazia al condannato. Il procuratore Marshall ha parlato di una sentenza che “apre la strada” alla prima esecuzione con azoto della storia degli Stati Uniti. La famiglia di Elizabeth Dorlene Sennett, la donna uccisa nel 1988 da Smith e un suo complice in cambio di mille dollari offerti dal marito della donna, ha “aspettato 35 inconcepibili anni per vedere fatta giustizia”, ha detto.

Kenneth Smith ha 58 anni ed è detenuto da 34, con una condanna all’ergastolo poi trasformata in pena capitale. Il metodo di esecuzione prevede che sia costretto a respirare soltanto azoto fino al punto in cui mancanza di ossigeno arriva a compromettere del tutto le funzioni vitali. I sostenitori di questa procedura ritengono che si tratti di una pratica indolore, in quanto l’azoto, che nell’aria è presente per il 78%, se associato all’ossigeno rimane un composto innocuo per l’essere umano. La pensano all’opposto invece le associazioni contro la pena di morte, fra cui anche la comunità di Sant’Egidio che ha diffuso un appello (qui per firmare): secondo loro, l’esecuzione con azoto è una sperimentazione sull’essere umano, esclusa anche in ambito veterinario per le enormi sofferenze che genera. La morte sopraggiungerebbe infatti per soffocamento, causando per un periodo imprecisato di tempo sintomi atroci come iperventilazione e fame d’aria, a meno che la governatrice Ivey decida di non dare seguito a quanto ordinato dai giudici.

Anche gli stessi passaggi giudiziari della vicenda, però, potrebbero non essere ancora finiti. Secondo Robin Maher, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center e membro del team di avvocati che difendono i condannati a morte, ci sono ancora “troppe domande prive di risposta perché i funzionari dell’Alabama possano procedere con il protocollo indicato”. Il legale di Smith, Robert Grass, spera ancora di bloccare l’esecuzione per vie legali: “Giustiziare per la seconda volta il signor Smith con un metodo sperimentale mai utilizzato prima e con un protocollo che non è mai stato completamente rivelato a lui, o al suo avvocato, è ingiustificato e ingiusto. Rimaniamo fiduciosi che coloro che esaminano questo caso se ne rendano conto”, ha detto. La decisione di procedere mediante ipossia da azoto, infatti, è una conseguenza del fallimento dell’esecuzione con iniezione letale, risalente al 17 novembre del 2022. Quel giorno, dopo quattro tentativi falliti a causa delle difficoltà di inserimento dell’ago nella vena del condannato (un imprevisto non così raro) la procedura venne interrotta.

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