La battuta circola negli ambienti scientifici e la riporta Le Monde in un recente articolo: “Qual è l’oggetto più utile a un astrofilo per osservare il cielo stellato? L’automobile!”. Sì, perché oggi bisogna percorrere molti chilometri per sfuggire agli aloni di luce artificiale dei centri urbani, visibili a volte anche a 100 chilometri di distanza. Come indicato nell’articolo firmato da Catherine Rollot, “La Via Lattea non può più essere ammirata a occhio nudo dal 60% degli europei e dall’80% dei nordamericani”. L’espansione urbana e le attività umane hanno continuamente ridotto le zone buie: “L’83% della popolazione mondiale vive sotto cieli illuminati”, continua Le Monde. “In Francia, ogni sera, si accendono 3,5 milioni di insegne e 11 milioni di lampioni”. A preoccuparsi però non sono solo gli astronomi, che hanno coniato un neologismo su questo fenomeno, “noctalgia”, “dolore del cielo”. Oggi sono in molti a studiare l’impatto della luce diretta e del cosiddetto skyglow, la luminescenza innaturale creata dalla luce riflessa.

Le conseguenze della troppa luce

Già qualche anno fa se ne era occupata la rivista scientifica Nature in cui spiegava quanto sia ormai noto che la luce regola il comportamento degli organismi, influenzando diversi processi biologici come sviluppo, riproduzione, migrazioni. Da quanto emerge dagli studi disponibili, le conseguenze su un ambiente già molto compromesso da interventi umani sono pesanti: la scomparsa del buio altera le migrazioni di uccelli e tartarughe, e modifica il comportamento di molte specie di insetti, che sono importanti impollinatori oltre che una fonte di cibo per altre specie animali. Uno studio tedesco mostra che la luce può eliminare più di 60 miliardi di insetti in una sola notte. E sugli esseri umani cosa accade? “La complessità del metabolismo umano ha dovuto fronteggiare, nei millenni, stimoli ambientali naturali e artificiali, tra i quali emerge la sempre minore presenza del buio profondo nei centri abitati, proprio a causa dell’inquinamento’ del cielo da parte della luce artificiale diffusa, e la comparsa di fonti luminose selettive, tipicamente i Led”, spiega al FattoQuotidiano.it il dottor Roberto Perilli, Responsabile UOS Oculistica Territoriale ASL di Pescara. “Le risposte fisiologiche non distinguono, però, tra naturale e artificiale”, continua l’esperto, “e proprio da questa confusione nasce buona parte dei problemi legati al rapporto tra luce e organismo”.

Sonno alterato

Secondo le attuali conoscenze, quali criticità sono emerse legate alla luce artificiale?
“Nell’essere umano non ancora, ma nei primati, simili geneticamente all’uomo, è stata identificata una parte molto contenuta di elementi recettivi della retina che, contrariamente a tutta la parte restante, non è connessa alla zona del cervello che riceve ed elabora l’immagine, bensì all’ipotalamo e alla ghiandola pineale (epifisi), centri cerebrali dedicati alla regolazione del metabolismo corporeo anche in senso cronologico, modulando il cosiddetto ‘ritmo circadiano’, legato al ciclo veglia-sonno nell’arco delle 24 ore”.

E questo che cosa rivela?
“L’epifisi produce la melatonina, che ormai conosciamo come elemento fondamentale del ritmo circadiano e che facilita l’addormentamento. L’aspetto sorprendente è che questa piccola popolazione di recettori retinici, con funzione metabolica e non ‘fotografica’, è sensibile solo alla luce blu e, se stimolata, induce la ghiandola pineale a sospendere la produzione di melatonina. Sappiamo che un cielo blu suggerisce di attivarsi e restare svegli (melatonina giù), un cielo buio di rilassarsi e dormire (melatonina su). Tutto ha funzionato bene per millenni, ma attualmente il problema è che i recettori retinici sensibili al blu non sanno ovviamente distinguere da dove il blu provenga!”.

La luce blu di smartphone e pc

A questo punto che dire della luce blu che si irradia da smartphone, pc, tablet?
“Il blu proveniente da fonti artificiali produce un effetto analogo a quello proveniente dal cielo: la soppressione della produzione di melatonina, che può influenzare l’addormentamento e, potenzialmente, altre funzioni della melatonina su psiche, metabolismo, infiammazione, stato ossidativo. Pertanto, la riduzione dell’emissione blu dei LED ‘freddi’ può favorire un buon sonno. Esistono infatti alcune regolazioni dello schermo disponibili in alcuni diffusi sistemi operativi per pc o smartphone in cui si può attivare la modalità ‘luce notturna’, che permette proprio di ingiallire l’immagine sottraendo il blu. Questo fenomeno e i conseguenti potenziali danni vengono però spesso contestati. Una delle obiezioni infatti è l’entità piuttosto contenuta dell’esposizione alla luce blu artificiale. Un’osservazione sicuramente giusta, ma la somma dei tempi di esposizione, che certamente per i bambini di oggi sarà consistente, deve indurre quantomeno a sviluppare una migliore comprensione dei meccanismi e a un migliore rapporto luce (blu)-metabolismo corporeo”.

Difendersi dall’inquinamento luminoso

Quali consigli dare per ridurre gli effetti negativi della luce artificiale?
“La semplice raccomandazione dei genitori che esortano i figli a ‘Non stare troppo al computer perché fa male!” ha di sicuro un fondamento scientifico. Inoltre, quando guardiamo il blu del cielo, ricordiamoci di proteggerci: a parte l’arcinoto aumento di radiazioni UV, nocive per la pelle e per la superficie dell’occhio (bloccate, nelle lenti, da un filtro incolore, pertanto non si può da profani facilmente verificare se effettivamente sia presente o no), anche qui il blu – oltre a quanto detto prima – viene sempre più implicato nello sviluppo della maculopatia senile, importante causa di riduzione delle capacità visive nella terza età (risultato di danni cumulativi nell’arco della vita). E allora ben vengano gli occhiali da sole, dove i colori ‘caldi’ (tendenti al marrone-giallo) possono avere una capacità di schermo adatta alla radiazione blu”.

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