L’11 dicembre del 2022 aprì il fuoco contro un gruppo di persone riunite per un’assemblea di condominio a Fidene (Roma) provocando quattro morti. Oggi il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha ammesso trentasei parti civili nel procedimento che ha come imputato Claudio Campiti, responsabile secondo l’accusa della morte di Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, Sabina Sperandio e Fabiana De Angelis. Oltre ai parenti e agli amici delle vittime, ai feriti e alle persone presenti alla riunione, il consorzio è stato ammesso come parte civile nel procedimento.

I reati contestati – L’accusa, rappresentata dal pm Giovanni Musarò, contesta a Campiti l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, il tentato omicidio di altre cinque persone sedute al tavolo del consiglio di amministrazione del consorzio e lesioni personali causate dal trauma psicologico subito dai sopravvissuti. La procura accusa Campiti anche di appropriazione e porto abusivo di armi. Impugnando una pistola Glock, portata via da un poligono di tiro, si l’uomo si era diretto verso il tavolo del consiglio di amministrazione e dei revisori contabili. Dopo aver minacciato di uccidere tutti, sparò uccidendo tre delle donne presenti. Elisabetta Silenzi era morta alcuni giorni dopo. Quattro morti ma, per gli inquirenti, le vittime avrebbero potute essere di più. A Campiti viene contestato anche il reato di lesioni personali ai sopravvissuti, causate da disturbo post traumatico da stress, che ha comportato disturbi del sonno, depressione, senso di colpa e flashback.

Le parti civili chiamano in causa due ministeri – Le parti civili ammesse hanno chiesto di chiamare come responsabili civili il ministero dell’Interno, quello della Difesa e il Tiro a Segno Nazionale – sezione di Roma che avevano funzioni di controllo sul poligono. Le parti civili sottolineano che il furto di armi dal poligono di Tor di Quinto non era un evento isolato e che le autorità competenti avrebbero dovuto intervenire per garantire la sicurezza. In particolare, il dicastero della Difesa viene chiamato in causa dalle parti civili perché l’Unione italiana Tiro a segno è sottoposta alla vigilanza del ministero e non avrebbe ottemperato all’obbligo di garantire la sicurezza omettendo di esercitare il suo potere, causando, secondo le parti civili, una ”situazione di pericolo durata per anni”.

La segnalazione al poligono ignorata – Per quanto riguarda il ministero dell’Interno, viene individuata la sua competenza per quanto attiene ai compiti di pubblica sicurezza nell’utilizzo delle armi. Nell’istanza si fa riferimento in particolare a un fatto avvenuto nel febbraio 2022 quando un uomo aveva inserito nell’app della polizia una segnalazione relativa alla volontà di recarsi in Vaticano utilizzando un’arma che avrebbe prelevato al tiro a segno, dove era stato intercettato da una pattuglia del commissariato Ponte Milvio e tre giorni dopo un ispettore aveva redatto una relazione di servizio diretta al dirigente del commissariato.

Una segnalazione a cui veniva allegato il regolamento del tiro a segno nazionale e il 21 febbraio il primo dirigente segnalava alla questura che “l’ingresso e l’uscita non sono vigilati e l’armeria dove si ricevono le armi si trova in prossimità dell’uscita e ciò renderebbe molto facile a malintenzionati portare via dal poligono le armi e le munizioni appena ricevute”. E per questo il dirigente segnalava che “per evitare questo rischio la direzione potrebbe consegnare e ritirare armi e munizioni direttamente sulla linea di tiro”. Una segnalazione inviata via Pec il 21 febbraio e che il dirigente aveva trasmesso anche il 26 agosto sollecitando una risposta non avendo ricevuto alcun riscontro. A giudizio delle parti civili, la segnalazione del febbraio 2022 e il sollecito di agosto avrebbero potuto impedire la strage avvenuta poi il successivo 11 dicembre. Sulla richiesta il gup di Roma si è riservato. La prossima udienza è fissata per il 16 ottobre.

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