Sono almeno 55 le vittime degli incendi che hanno colpito l’isola di Maui, alle Hawaii, e il numero è destinato ad aumentare “in modo molto significativo”. Ad annunciarlo è Josh Green, governatore delle isole. “Nel 1960, 61 persone sono morte quando una grande onda ha attraversato Big Island. Questa volta, è molto probabile che il totale delle vittime supererà di molto questo numero”, ha dichiarato il funzionario. La maggior parte delle persone morte si trovava a Lahaina, storica città sulla costa ovest dell’isola che, secondo le autorità locali, è stata “distrutta” dalle fiamme. “È come se fosse stata colpita da una bomba”, ha detto Green, commentando le cifre in continuo aggiornamento: sono oltre 1.770 gli edifici distrutti. In tutta l’isola è stato dichiarato lo stato d’emergenza. Le persone che al momento risultano irraggiungibili sono mille.

Quasi 15mila turisti hanno già lasciato Maui. Ieri – 10 agosto – 25 bus navetta hanno trasportato oltre 1.200 visitatori dagli hotel della zona all’aeroporto di Kahului. I funzionari specificano che i visitatori che desiderano lasciare l’isola devono prenotare un volo con una compagnia aerea per Honolulu e poi proseguire per la terraferma negli Stati Uniti. Anche la Farnesina è all’opera per rimpatriare i cittadini italiani. Su Twitter il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, AntonioTajani, scrive che “gli italiani sull’arcipelago sono circa 60 e li stiamo rintracciando”, rassicurando che “le autorità statunitensi ci hanno confermato che tra le vittime non ci sono connazionali“.

Nel frattempo, monta la polemica per i ritardi dell’ordine di evacuazione. In alcune testimonianze, raccolte dai media internazionali, i residenti di Lahaina raccontano di aver iniziato a scappare quando quando le colonne di fumo erano già visibili, spiegando di non aver sentito alcuna sirena e di essersi invece resi conto di essere in pericolo solo quando hanno visto le fiamme o sentito esplosioni nelle vicinanze. Thomas Leonard, un postino in pensione di 70 anni di Lahaina, non si era reso conto dell’incendio finché non ha sentito odore di fumo, ha riferito ad Associated Press. L’elettricità e il servizio di telefonia cellulare erano stati entrambi interrotti quel giorno, lasciando la città senza informazioni in tempo reale sul pericolo.

Anche Cole Millington è un residente di Lahaina: alla Cnn ha raccontato che intorno alle 16 dell’8 agosto ha notato “l’enorme pennacchio di fumo nero” che appariva come sufficientemente minaccioso per decidere di fare le valigie e andarsene sebbene non avesse ancora ricevuto alcun segnale di allerta sui suoi dispositivi. “Ci siamo resi conto che la città e la nostra strada sembravano sul punto di bruciare”, ha detto, “15 minuti dopo stavamo correndo verso le nostre macchine dopo aver preso con noi tutto ciò che potevamo prendere. Ho preso il mio passaporto, il mio cane e il mio camion, e stavamo uscendo dal vialetto” quando è arrivato l’allarme con l’ordine di evacuazione.

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