Nove mesi dopo l’insediamento del governo Meloni, si è costituita la commissione parlamentare di inchiesta sul femmincidio e su ogni forma di violenza. Per la prima volta l’organismo è bicamerale. La presidente eletta è la deputata di Noi Moderati Martina Semenzato. Le vicepresidenti sono la senatrice Cecilia D’Elia (Pd) e la deputata Laura Ravetto (Lega). Le segretarie sono la deputata di Avs Luana Zanella e la senatrice di Fdi Elena Leonardi. Il M5s non ha partecipato al voto, non avendo ritirato la scheda.

L’avvio dei lavori arriverà a quasi un anno dall’inizio della nuova legislatura. La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha fatto arrivare il suo messaggio di sostegno: “Il lavoro del Parlamento sarà essenziale in termini di analisi dei fenomeni ed elaborazione di proposte”, ha detto. La neo eletta presidente Semenzato ha parlato di “un punto di partenza”: “Riguarda non solo le donne, ma soprattutto gli uomini“, ha dichiarato. “Le donne devono capire che hanno istituzioni cui fare riferimento per uscire da quei meccanismi tossici che spesso, sempre di più, sfociano in atti di violenza inauditi. Le donne devono avere autonomia e indipendenza, lavorative ed economiche, ma soprattutto mentale. Per questo famiglia e, soprattutto, scuola hanno un ruolo fondamentale. Ma va cambiato anche il valore sociale di questa figura patriarcale assunto dalla società”.

Auguri di buon lavoro sono arrivati dalla presidente uscente dem Valeria Valente: “La Commissione nella passata legislatura ha avviato un percorso, indagando su tante delle cause e delle dinamiche del femminicidio e della violenza di genere, abbiamo scelto di farlo sempre all’unanimità, lasciando molte indicazioni che mi auguro possano essere raccolte”, ha dichiarato. “Il mio augurio è che non si riparta sempre da zero, ma si prosegua nel solco del lavoro avviato nel rispetto ovviamente delle scelte e dell’autonomia della nuova commissione. Personalmente, anche alla luce dell’esperienza maturata, resto convinta che la Bicamerale possa e debba essere un presidio prezioso perché per lo Stato e le istituzioni tutte il contrasto alla violenza contro le donne sia una priorità assoluta. La sfida che abbiamo davanti è quella di promuovere, prima di tutto il resto, una rivoluzione culturale, un salto di qualità: iniziare finalmente a credere alle donne che denunciano e smettere di giustificare o sottovalutare il comportamento degli uomini”.

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