Il governo ha provato a infilare il tema sotto il tappeto: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già più volte ribadito il suo no e la ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato la linea, bocciando la legge sul salario minimo. La proposta comune presentata dalle opposizioni ha avuto però se non altro l’effetto di riaprire il dibattito sul salario minimo. Ne parlano i sindacati (Cisl e Ugl contrari, Cgil e Uil a favore), ne parla Confindustria (senza bocciare l’idea), ne parlano i giornali. Un semplice “no” potrebbe non bastare più al governo per liquidare l’argomento. Anche perché a sinistra il salario minimo potrebbe diventare la battaglia dell’estate: la segretaria del Pd Elly Schlein ne vuole fare uno dei punti forti del suo tour. E la pressione sulla maggioranza arriverà anche in Parlamento, con la richiesta di calendarizzare la proposta di legge: “Di fronte alla richiesta di tutte le opposizioni, il governo non può fare melina facendo finta di nulla”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Sabato il governo ha incassato l’appoggio del segretario della Cisl, Luigi Sbarra, oggi quello di Paolo Capone, segretario Generale dell’Ugl: “Condividiamo le parole del ministro del Lavoro, si tratta di una misura spot”. Ma sempre oggi sono arrivate le critiche di Stefano Tassinari, vicepresidente Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), che giudica il decreto Lavoro dell’esecutivo Meloni insufficiente e sottolinea: “Siamo fanalino di coda in Europa dove paesi come Francia e Germania, negli ultimi 30 anni, hanno visto aumentare i salari di oltre il 30%”. Secondo Tassinari, “si evita di affrontare non solo il lavoro povero, ma l’impoverimento sempre più ampio dei redditi da lavoro, con salari o compensi sempre più vicini alla povertà e che con la loro esiguità poco o nulla contribuiscono alla spesa pubblica, a finanziare le pensioni presenti e a garantire quelle future”. Tra le sue proposte, il vicepresidente Acli inserisce anche il salario minimo, “con riferimento ai minimi dei contratti collettivi delle organizzazioni maggiormente rappresentative”. Poi Tassinari aggiunge: “Accanto al salario minimo andrebbero individuate anche soglie di guadagno massimo consentito per limitare gli esagerati compensi, oltre a rendite e super profitti, di manager e speculatori, che sottraggono, anche per i forti e crescenti privilegi di cui godono grazie a un fisco sempre meno equo, risorse al lavoro e a una corretta distribuzione della ricchezza“.

Accanto alle Acli c’è anche la Cgil ad aprire alla proposta delle opposizione: il sindacato “ormai da tempo ha maturato una posizione di favore al salario minimo per legge che non sia una alternativa al contratto collettivo, ma che sia a sostegno di quest’ultimo”. sottolinea all’Adnkronos il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. “Ci pare che la proposta che oggi vede la convergenza delle forze di opposizione abbia recepito questo schema: l’importante è che non sia un salario minimo che rappresenti una ‘alternativa’ alla contrattazione collettiva”. Sulla stessa linea anche la Uil, come spiega la segretaria confederale Tiziana Bocchi: “I 9 euro lordi si inseriscono come soglia minima oraria all’interno dei minimi contrattuali e più in generale all’interno del trattamento economico complessivo definito nei Ccnl“.

La proposta di un salario minimo per legge peraltro non è avversate neanche dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che in diverse occasioni ha chiarito di non essere contrario. Secondo Repubblica, la segretaria Pd Schlein ha sentito proprio Bonomi nelle ultime ore per discutere dell’argomento, così come ha sentito i leader dei tre principali sindacati: Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Oggi sulle pagine del quotidiano romano è dedicato spazio anche a un’intervista a Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, che riporta la freddezza degli imprenditori del Nord sull’argomento, ma allo stesso tempo sottolinea: “Dove ci sono persone più fragili e lavoratori più fragili e nei settori dove non esistono dei contratti aziendali o nazionali è opportuno intervenire, anche per cercare di ridurre il fenomeno delle diseguaglianze”. “Concordo sul fatto che in Italia vi sono categorie di lavoratori poco rappresentati – aggiunge – e per queste fasce l’introduzione di un salario minimo è sicuramente opportuna“. Rischio che gli imprenditori si adeguino al salario più basso? “Non ne sentono il bisogno. In ogni caso nella pratica dovrebbe valere il salario più alto non quello più basso”, replica Carraro.

Insomma, bene o male, dopo l’accordo (quasi miracoloso) tra le opposizioni tutti parlano di salario minimo. “Per la prima volta le opposizioni trovano un’intesa su un fatto concreto, che riguarda la condizione materiale di vita delle persone. Ora la destra spieghi ai lavoratori perché è contraria al salario minimo”, dice il deputato Pd Arturo Scotto in un’intervista all’Unità. “Meloni e il suo governo non possono girarsi dall’altra parte”, ha ribadito Schlein. “Che i ministri del governo ci informino della loro posizione ci interessa francamente poco. Quello che vogliamo sapere dai capigruppo di centrodestra è se consentiranno la discussione in aula rispettando il parlamento e la democrazia. Se avrà i voti passerà, altrimenti verrà bocciato”, sottolinea Magi di PiùEuropa. Intervistato da La Stampa, il leader del M5S Giuseppe Conte sabato ha dichiarato: “Speriamo prevalga il buon senso, non continuino a prendersela con i più fragili, com’è stato con il reddito di cittadinanza“.

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